Il protocollo di Kyoto: dodici anni dopo la sua entrata in vigore

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Il protocollo di Kyoto: dodici anni dopo la sua entrata in vigore

Il 16 febbraio del 2005 segnò un evento particolarmente importante per il destino ambientale del nostro mondo: entrò in vigore il protocollo di Kyoto.

Il progresso industriale ed economico che ha coinvolto alcuni paesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ha portato dei miglioramenti innegabili sotto alcuni punti di vista. L’aumento dell’aspettativa di vita, una maggiore alfabetizzazione di una fetta sempre più larga della popolazione e un benessere sempre più diffuso. L’industrializzazione però non ha portato solo conseguenze positive: la comunità scientifica internazionale tramite ricerche, studi ed approfondimenti si è convinta del fatto che le attività umane dalla metà del XX secolo hanno portato ad un sempre maggiore riscaldamento globale tramite l’elevatissimo tasso di emissione dei cosiddetti gas serra. Questi sono particolari tipi di gas della nostra atmosfera che sono trasparenti alla radiazione solare ma che trattengono la radiazione infrarossa emessa dal nostro pianeta: il risultato è l’effetto serra, l’artefice e il colpevole delle tante condizioni climatiche alterate, come l’aumento della temperatura terrestre (dovuta al fatto che le radiazioni di questi gas non escono mai dalla nostra atmosfera) e quindi ai tanti sconvolgimenti climatici che continuano a verificarsi.

L’insorgere di questa problematica ha provocato una riflessione nei governanti dei paesi del Primo Mondo, che si sono interrogati su come porre un freno al surriscaldamento del globo che, se non controllato, porterà delle conseguenze nefaste. Basti pensare ad effetti come lo scioglimento dei ghiacci o il riscaldamento degli oceani.

I primi passi verso una politica comune di controllo e di maggiore attenzione nei riguardi di queste problematiche risalgono al 1992. Si svolse a Rio de Janeiro, durante una  conferenza ONU sull’ambiente e lo sviluppo, il Summit della Terra che portò alla redazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Punto fondamentale su cui si accordarono i firmatari della convenzione fu la necessaria riduzione dell’emissione dei gas serra. Non fu però posto nessun limite obbligatorio per le emissioni alle singole nazioni. Sotto questo profilo quindi non fu sancito nessun legame vincolante a livello legale: si trattava di un’assunzione di impegno e responsabilità importanti, da parte dei firmatari,  ma per il momento solo teorica. Si prevedeva però la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in futuro, atti ulteriori che avrebbero posti dei limiti obbligatori e precisi per le emissioni.

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Adesione al protocollo di Kyoto (ANSA CENTIMETRI)

Il più famoso di questi atti è sicuramente l’accordo conosciuto da tutti con il nome di protocollo di Kyoto, firmato nella città giapponese l’11 dicembre del 1997 da più di 180 paesi. Questo prevedeva che i Paesi industrializzati riducessero del 5% le proprie emissioni di questi gas. Dopo soltanto otto anni il trattato divenne finalmente applicabile perché si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti. Quest’ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.

Il trattato ovviamente non rappresentò la panacea di tutti i mali.

Non aderirono superpotenze mondiali come gli Stati Uniti, la Cina o l’India. Le due potenze asiatiche, pur aderendo formalmente, sono state escluse dai vincoli di riduzione perché economie in via di sviluppo e  perché esse non furono tra le principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede abbia provocato il cambiamento climatico. Gli Stati Uniti invece sotto l’amministrazione Clinton avevano promesso e firmato la loro adesione. Adesione che fu però ritirata dal nuovo presidente repubblicano G. W. Bush.

Con l’accordo di Doha l’estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni serra.

Tutte queste misure per quanto ancora sufficienti ci inducono a sperare in un futuro migliore.
Un futuro dove la nostra Terra sia al centro di politiche tese alla sua conservazione e non certo alla sua distruzione.
Un futuro che non veda il profitto come unico motore delle nostre vite.

Paolo D’Offizi per MIfacciodiCultura

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