Grandi Giardini Italiani: un progetto che sa valorizzare la bellezza

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Grandi Giardini Italiani: un progetto che sa valorizzare la bellezza

giardiniVilla Necchi Campidoglio (in copertina) è un tesoro artistico situato nel cuore di Milano, in via Mozart, risalente agli anni Trenta, ma donata al Fondo Ambiente Italiano (FAI) nel 2001 e completamente restaurata nel 2008. Proprio in questa location, che trova il suo perché nel giardino caratterizzato da magnolie, platani, tigli e molto altro e nello specchio d’acqua della piscina, si è tenuta la conferenza stampa di Grandi Giardini Italiani, un progetto gestito da Judith Wade a favore del miglioramento, della tutela e della gestione dei giardini più belli visitabili nel nostro Paese. Questa sorta di fabbrica della creatività, come viene definito il network, festeggia vent’anni e da quel lontano 1997 il turismo culturale ha preso una piega nuova, incentivando, appunto, la conoscenza del verde del nostro stivale, così da rendere l’offerta dei giardini sempre meno elitaria.

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Villa Olmo, Como

Per mettere un po’ d’ordine Grandi Giardini Italiani ha ideato una nuova guida aggiornata così da facilitare possibili itinerari alla scoperta di un mondo fatto di arte e di bellezza, ma soprattutto di natura. Infatti, ogni giardino presenta il proprio stile, le proprie peculiarità, la propria storia ed è positivo che tutto ciò sia valorizzato secondo strategie di marketing ed iniziative sempre nuove. Non sono da trascurare, perciò, gli eventi, le feste, i concerti, gli spettacoli teatrali, i percorsi didattici per le scuole, mostre e convegni che rendono protagonisti i nostri giardini. Il Gran Tour spazia dalla Lombardia (Villa Olmo, Villa Carlotta, Villa d’Este, Villa Arconati, Orto Botanico di Brera), al Veneto (Giardino Giusti, Villa Nazionale Pisani), al Piemonte (Parco della Villa Pallavicino, Villa Badia), alla Liguria (Parco di Villa Grock, Parco di Villa Ormond), alla Toscana (Giardino di Boboli, Giardino Bardini), arrivando fino alla Sicilia (Orto Botanico di Palermo e Fondazione Casa Cuseni).

Per ampliare ancor più i piani, nascono i Grandi Giardini d’Europa: una mostra organizzata dagli stessi Grandi Giardini Italiani presso Venaria Reale (Torino), che sarà allestita nella primavera di quest’anno.

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Villa Venaria, Torino

Era il 1999, però, quando fu promossa la prima mostra dallo sguardo europeo a riguardo, ma quella volta al Palazzo Reale di Milano. L’intento è sempre lo stesso: centrare l’attenzione sull’immenso patrimonio artistico che l’Italia e gli altri Paesi europei hanno a disposizione. Basti pensare alle reggie e ai palazzi reali più famosi nell’immaginario collettivo: Versailles a Parigi, Schonbrunn a Vienna, i Giardini Vaticani a Roma… Senza il loro verde, senza la vegetazione fresca e rigogliosa, senza il colore delle foglie e il profumo dei fiori, senza i disegni delle aiuole tutti quei maestosi edifici storici non sarebbero lo stesso, non avrebbero lo stesso incredibile fascino.

Sempre in riferimento ai Giardini d’Europa, i temi proposti dai curatori sono otto, connessi ad otto simboli. Alcuni di questi sono immediati: le chiavi ad indicare un luogo circoscritto e protetto, la corona a indicare un luogo di rappresentanza e celebrazione (basti pensare all’uso che se ne faceva secoli fa), l’occhio come luogo dell’immaginario, la lanterna come luogo aperto ad un pubblico ampio.

Tornando alla fondazione dei Grandi Giardini, invece, certamente è questo il merito di Judith Wade e del suo lavoro negli ultimi vent’anni: l’aver promosso delle strategie di marketing, di comunicazione, degli impegni a livello culturale e scientifico (che riguardano principalmente l’ambiente e la botanica, appunto) che mettessero in contatto i proprietari di giardini e i loro curatori, per trovare le soluzioni di valorizzazione migliori da porre come vanto della nostra cultura nel mondo.

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Casa Cuseni, Taormina

Perciò, alla fine, è più che corretto ammettere che da un progetto del genere, così complesso e articolato grazie alle sue ramificazioni sparse tra le regioni del nostro Paese, si tragga non solo la bellezza per il paesaggio e la cura dello spazio che ci circonda, ma anche il sostegno delle relazioni con le persone che si impegnano perché ciò avvenga, che sia a livello economico, giuridico, amministrativo, artistico o scientifico. Il contributo è assai ampio ed è indice del fatto, come all’incontro tenuto dalla Wade con la partecipazione degli esperti e i diretti interessati del settore si è ribadito, che con grazie al passato si può comprare un po’ di futuro. E, precisiamo, comprare nell’accezione migliore del termine: custodire, salvaguardare, mostrare le potenzialità di ogni giardino d’Italia che merita di essere visitato.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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