Giovanissimi e sballo: quando il “divertimento” è fatto solo per essere condiviso sui social

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Giovanissimi e sballo: quando il “divertimento” è fatto solo per essere condiviso sui social

divertimento
Un esempio delle foto dei giovanissimi

Del problema delle sostanze stupefacenti, e della loro diffusione tra i giovanissimi, con alcool e altre sostanze psicotrope, se ne parla dagli anni ’70. In queste settimane però, a questo quadro si è aggiunto un tassello ancora più preoccupante: lo sfoggio che alcuni giovanissimi fanno del loro abuso di divertimento sui social.
Foto di adolescenti che si mettono maschere antigas per essere raggiunti da una quantità sempre maggiore di fumo sono state intercettate e analizzate da polizia postale, sociologi e psicologi.

Tutti gli specialisti hanno parlato di tendenza alla spettacolarizzazione, ovvero l’inclinazione a promuovere se stessi attraverso l’immagine di professionisti dello sballo.

È assolutamente necessaria quindi una distinguo tra questa tendenza e l’esagerazione in alcool e droghe tout court. Mentre fino a poco tempo fa, lo stato di completa incoscienza e l’oltrepasso della norme era condiviso e incoraggiato dal gruppo, ora lo si vuole esporre all’attenzione generale.

Questa è una differenza molto importante: se la pubblicità dell’uso indiscriminato di droghe e alcool viene riversata, tramite immagini di coetanei, sulle bacheche delle piattaforme digitali, l’osservatore adolescente si convince ancora di più che è la società a volere questo. L’andare obbligatoriamente fuori, da incauta avventura incoraggiata dai conoscenti resa affascinante dalla prospettiva della trasgressione, diventa qualcosa di molto più condizionante: una sorta di norma morale. Il bisogno di esternazione di queste esperienze, infatti, sembra confermare davvero un’ideologia vera e propria che impone l’obbligo di godere, sempre e per forza.

L’allarmismo non ha mai aiutato nessuno, ma si deve ricordare che, di tutte le cose che possono influenzarci, non c’è nulla di più potente di un’idea dominante nel proprio contesto sociale.  Lo sballo come strumento di divertimento diventa così ancora più illusorio, in quanto ci si sente in un certo senso obbligati a sperimentarlo per ottenere l’approvazione, e quindi è tutt’altro che una distrazione rilassante volontaria. Non cito le implicazioni disastrose a livello del corpo umano perché penso che non  ce ne sia bisogno: basti solo dire che non sono pochi i ragazzi giovanissimi morti per una pastiglia di troppo.

Quindi se neanche lo spauracchio degli effetti profondamente gravi sulla nostra salute è riuscito a demotivare i ragazzi, quale potrebbe essere la soluzione a questo problema?

Personalmente mi sono sempre trovato in disaccordo con le idee proibizioniste più radicali (rendere fuori legge alcool, marijuana, tabacco, ecc.), semplicemente perché si sono rivelate inefficienti e molto spesso una sorta di soluzioni spacciate per facili a problemi ben più complessi. Quello che penso si dovrebbe fare è lavorare sul concetto di “divertimento”.

Come abbiamo detto, già solamente il sintomo dell’esibizionismo forzato che ha assunto questo fenomeno testimonia come di fatto si sia di fronte ad una scelta molto condizionata dal contesto in cui i ragazzi si sentono inseriti. Questa “pubblicità” può anche essere attuata sulle attività che divertono davvero i ragazzi: le loro passioni, sport, interessi, attraverso campagne organizzate sui social. Riempire nuovamente di significato le parole ha un’utilità fondamentale, e non significa fare un’operazione astratta, ma assai concreta.
Questo lavoro potrebbe spingere molti ragazzi a chiedersi “Cosa mi diverte veramente?”: reindirizzare le loro attenzioni verso momenti di autentica convivialità può cambiare davvero la prospettiva di molti di loro.

Ma, alla base di tutto questo, ci deve essere, come sempre, un lavoro di incoraggiamento in famiglia, cosa che forse si dimentica troppo spesso.

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

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