Lo scultore Davide Dormino racconta Julian Assange e la forza della verità

Lo scultore Davide Dormino racconta Julian Assange e la forza della verità

Quattro sedie. Tre per chi ha avuto coraggio e una per chi potrebbe averlo. Nasce così il monumento itinerante Anything to say (qualcosa da dire) dello scultore italiano Davide Dormino. Con un progetto fatto di bronzo e di coraggio l’artista ci racconta cosa significa andare oltre la pigrizia di stare seduti e perché è giusto dedicare una statua a Julian Assange, Chelsea Manning e Edward Snowden.

Dove nasce il bisogno di creare un monumento che è un invito al coraggio come Anything to say?

Partiamo da una premessa. Io credo che il ruolo dell’artista nel mondo sia quello di raccontare il proprio tempo e per quanto possibile cercare di migliorarlo. Avere una visione significa immaginare qualcosa di diverso, di vedere oltre. Vedo l’artista come una cellula staminale che rigenera i tessuti sociali e culturali. Ascoltando il mondo io sono stato colpito dalla storia di WikiLeaks, che in Italia è passata un po’ in secondo piano o che comunque è stata raccontata a fatti già avvenuti. Mi sono fatto aiutare dal mio amico Charles Glass, un giornalista americano, per entrare nella storia fino in fondo. Da lì sono partito pensando alle forme e lasciando le idee in tasca, per farle circolare, l’idea della sedia è arrivata dopo.

Quindi la sedia è nata come una metafora ben precisa?

Davide Dormino con Julian Assange

Io non sono un pigro e odio chi lo è, sta comodo, non si pone domande. Il pigro me lo immagino seduto. Per rappresentare i coraggiosi allora ho deciso di prendere queste sedie e di ribaltare il loro utilizzo quotidiano. Per me Assange, Snowden e Manning sono il coraggio ancora prima della storia che raccontano. I piccoli rimandi al concetto di “salire in piedi su una sedia” sono arrivati dopo, non ci avevo neanche pensato all’inizio, però per esempio se si fa un brindisi e si deve attirare l’attenzione all’ora ci si alza in piedi così.

Ho aggiunto una quarta sedia per chiunque dovesse sentire il bisogno di alzarsi in piedi e di dire qualcosa. L’opera deve essere per il pubblico, va consumata, va vissuta. Il coraggio non si insegna e basta, bisogna invitare le persone ad agire, questo era il vero scopo dell’opera, un invito al coraggio attraverso l’arte e soprattutto un modo per cambiare il proprio punto di vista.

Come mai la scelta di una statua itinerante?

È nata già nomade, virale. Ha avuto i primi successi attraverso il web e non ha mai smesso di spostarsi. Credo che sia la sua natura zingara a renderla della gente.
Siamo partiti da Berlino il 1° maggio 2015, una data significativa, in un luogo importantissimo come Alexanderplatz. Credo che sia stato come lanciare un sasso a una finestra per rompere un vetro. Il vetro è stato rotto, c’era tutta la stampa internazionale e da lì Anything to say ha fatto tutto da sola. Hanno iniziato a contattarci per portarla nelle città, pagando per averla e firmando tutti i permessi. Che in effetti è un po’ ironico come siano le istituzioni a volere questo monumento così contro le società.

Davide Dormino

Ha incontrato uno o più di uno dei suoi protagonisti coraggiosi?

Ho avuto la possibilità di incontrare Julian Assange all’ambasciata ecuadoriana di Londra, prima dell’inizio del progetto itinerante. L’ho visto come un uomo incredibilmente motivato, una di quelle persone che ti dà l’impressione di sapere tutto, di avere sempre speranza. Aveva però, e credo abbia ancora, paura di essere ucciso una volta uscito da quell’ambasciata.

Recenti fatti di cronaca hanno messo in luce questi personaggi che sono da tempo nell’ombra della loro situazione, una sedia sembra essersi liberata, quella di Manning, e un’altra è sempre in una posizione di mezzo, quella di Assange, cosa pensa che succederà nei prossimi mesi?

Credo sia stato una specie di colpo di coda di Obama. Certo un segno importante che ha ridato dato vitalità a Manning, ad Assange e a moltissimi altri attivisti, ma la situazione politica rimane molto critica. Con la nuova presidenza siamo tutti piuttosto preoccupati che Donald Trump sia un ulteriore giro di mandata della porta della libertà di stampa. Questa scultura incoraggia perché io sono una persona positiva, ma sinceramente non ho proprio idea di cosa succederà nel prossimo futuro.

L’opera ha avuto incredibile successo a livello internazionale, il suo percorso per le piazze continuerà?

È la gente che la chiama e finché la vorrà, lei continuerà a girare.
Ultimamente è stata a Roma, davanti all’università Sapienza. È stata una tappa difficile a causa di problemi burocratici ma anche un luogo che ho fortemente voluto perché simbolo della conoscenza. La cosa che preferisco è che ogni volta viene presentata a eventi diversi: festival artistici, conferenze di giornalismo, raduni politici. Questo rende il pubblico meno omogeneo e permette di arrivare a tutti. Presto credo la si potrà vedere a Tallin e probabilmente anche a Barcellona.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

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By on febbraio 15th, 2017 in Articoli Recenti, Interviews, Visual & Performing ARTs

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