“Your Name”: Makoto Shinkai ed il filo rosso del destino

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“Your Name”:  Makoto Shinkai ed il filo rosso del destino

your nameFate attenzione a quello che desiderate perché a volte i sogni si realizzano. Il maestro giapponese Makoto Shinkai gioca con spazio/tempo intrecciando emozioni e sensazioni nel suo ultimo lavoro Your Name (Kimi no na wa), da lui scritto e diretto. Pluripremiato: miglior film d’animazione al Festival internazionale del cinema fantastico della Catalunya, al Bucheon International Animation Festival, al Newtype Anime Awards ed al Los Angeles Film Critics Association, solo per citarne alcuni. Incetta di premi anche per la miglior regia, per il miglior soggetto femminile e per la miglior colonna sonora. Character design di Masayoshi Tanaka e musiche Radwimps.

Narrazione incalzante, riempita da dialoghi e scene allegre che si distaccano molto dai suoi precedenti film, più introversi e tormentati. Non dimenticando il retaggio dal quale attinge, Shinkai propone la sua interpretazione della leggenda popolare cinese del filo rosso. Il cordino dei capelli di lei, unitamente a quello allacciato sul polso di lui, esplicita solo visivamente l’unione di anime e destini. Sensazioni interne e viscerali che prendono forma. Una storia che nasce da quella sensazione indefinibile che si prova appena svegli, quando si è ancora immersi nella fantasia, ma poi velocemente svanisce tutto. Sogno o son desto? Impossibile dirlo, la realtà è un assurdo non ipotizzabile. Sotto un cielo carico di forze indominabili, emerge la contrapposizione fra modernità colma di lusinghe, in cui si corre senza direzione, e quel Giappone antico, avvolto da fascino e suggestioni.

Mitsuha Miyamizu è una liceale di Itomori, un villaggio ancorato alla tradizione e al suo lago. Presa dalla monotonia della periferia, dove non c’è nemmeno un bar, la giovane urla al suo destino di voler essere un ragazzo della metropoli. Detto fatto, le avventure iniziano.

your nameSiamo nella Tokyo del 2010, la ragazza si incrocerà con il bel Taki Tachibana, studente che vive proprio nel centro città e svolge un lavoro part-time, nel ristorante italiano Il giardino delle parole (citazione ad un altro film dello stesso Shinkai). Il loro non sarà certo un incontro consueto: si svegliano uno nel corpo dell’altra senza mai essersi conosciuti. Due o tre volte a settimana, per una giornata intera vivono la vita dell’altro (idea già ampiamente proposta nel mondo del cinema, come per esempio in Boku wa Mari no naka di Shūzō Oshimi, Ranma ½ di Rumiko Takahashi, oltre al Torikaebaya Monogatari, romanzo della cultura giapponese, e ai seishun eiga, genere di film sui giovani). Stupore e disagio iniziali vengono presto superati imparando a conoscersi. Tra comunicazioni e messaggi, diventano complici: la parte maschile si completa ed interagisce con quella femminile. L’anima trasla ed agisce a prescindere dal corpo; si concretizza l’interscambiabilità dei generi, come necessità per comprendere l’altro. Ritmo incalzante e colpi di scena che vivacizzano la storia. Non manca l’attenzione per la riscoperta delle cose semplici, come un piatto di dolci della pasticceria cittadina, o lo stupore del ritrovare i riti popolari. Shinkai sottende la necessità di guardare alla Tradizione come unico trampolino verso il futuro, che, di fatto, non può esistere senza la consapevolezza del passato.

Omaggi anche al grande Miyazaki, con ampie vedute di respiro su paesaggi e natura, permeate dal profondo dolore per le recenti catastrofi. Luoghi bellissimi, alcuni reali come Tokyo, Hida e il lago Suwa, cambiato solo nel nome. Colori pastello, vivaci e accesi, dettagli iper realistici e sofisticati. I protagonisti combattono le loro battaglie senza genitori o addirittura contro di loro, evolvendo nella loro crescita personale, con tanto di taglio di capelli.

Ricorre l’interrogativo potente, quasi ossessionante, del “chi sei?” e “qual è il tuo nome”.

Un nome che però non va a scalfire la sostanza, come di celeberrima memoria shakespeariana:

Deny thy father and refuse thy name; Or, if thou wilt not, be but sworn my love, And I’ll no longer be a Capulet. Tis but thy name that is my enemy; What’s Montague! O, be some other name! What’s in a name? that which we call a rose. By any other name would smell as sweet; Romeo, doff thy name, And for that name which is no part of thee Take all myself. Call me but love, and I’ll be new baptized

Shakespeare, Romeo and Juliet

Non è certo un caso che anche Taki al posto del suo nome scriva “ti amo”.

your nameLa stella cadente è un cameo dal sapore poetico. Come ne Il Castello Errante di Howl, sovverte l’ordine naturale, diventando anche chiave di lettura delle linee spazio-temporali, distanziate geograficamente e di anni. Sophie arrivava dal futuro, mentre Mitsuha dal passato: entrambe protagoniste attive che cambieranno il corso della storia. Stelle e cielo spaventosamente infiniti e potenti, sono spesso il collante degli innamorati di Shinkai, così come nel suo 5cm per second (2008). Un giovane con ‘gli occhi sempre inchiodati su qualcosa di lontano’, una ragazza che non smette di pensarlo e quel sentimento profondo che supera tutto. Eppure, il destino non li vedrà mai abbracciati. La tristezza del passaggio a livello tra i fiori di ciliegio viene qui ripresa, stemperata ed esorcizzata con uno stesso casuale incontro delle due anime gemelle. Sliding doors ed il treno che sfreccia, hai afferrato la tua occasione o l’hai persa? La scalinata -si sale o si scende?- è solo il ritrovarsi dopo tanto tempo, il filo rosso si ricongiunge.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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