“La La Land”: quando un musical smuove l’animo nel profondo

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La La Land: quando un musical smuove l’animo nel profondo

Quando il cinema è pura arte riesce a scatenare le emozioni più autentiche. La La Land diverte, commuove, smuove l’animo dal profondo.

È un ritorno, quello del regista Damien Chazelle, sulle note del jazz, visto il suo film del 2014 Whiplash (vincitore di tre Oscar tra cui quello come Miglior attore non protagonista a J. K. Simmons): La La Land è stato catalogato come musical, ma questa definizione gli sta un po’ stretta. Certo gli omaggi a Moulin Rouge, a West Side Story fino a Singin’ in the Rain e a Funny Face sono un evidente  richiamo al genere, ma il linguaggio e la bellezza musicale non sono il fine ultimo del film, piuttosto un mezzo per raccontare una storia semplice e autentica.

La La Land ha una piccola, enorme pretesa, quella di farci chiudere gli occhi e lasciarci liberi di sognare. Ci mostra cosa accade quando i desideri si scontrano con la realtà, quando il talento viene piegato dalla fuggevolezza dell’ispirazione. Apre una finestra di colori e musica  sul giardino dell’amore. Poi il dubbio martellante, una scelta di fronte la quale molti non saprebbero che strada prendere: l’amore o la carriera? Una domanda che si insinua lentamente sotto la pelle dei personaggi, li trasforma e li conduce per mano al sublime epilogo.

Un tema caro a Chazelle è la bellezza. Una bellezza che non veste i panni della perfezione ma della diversità, quel segreto inafferrabile che si cela nelle anime diverse, eccezionali. Un segreto che gli occhi enormi di Emma Stonne e il sorriso enigmatico di Ryan Gosling sembrano celare e, a tratti, rivelare al meglio.

La performance di Gosling lascia senza fiato. Il belloccio di Drive, il sergente di Gangstar Squad e l’addetto stampa delle Idi di marzo torna a vestire i panni dell’amante romantico, un ruolo su cui ha costruito le sue migliori interpretazioni (ndr Le pagine della nostra vita e Blue Valentine). Un po’ per il suo innegabile talento, cosa già nota al pubblico, e molto per la sua caparbietà e il suo impegno, Ryan ha decisamente meritato la vittoria del Golden Globe e la candidatura all’Oscar: la star di Hollywood ha trascorso quattro ore al giorno immerso nello studio del pianoforte per mesi.

La La Land, esattamente come Titanic vent’anni fa, raggiunge il record di candidature agli Academy Award: in lizza per 14 premi Oscar (tra cui Miglior attrice e Miglior attore protagonista, Miglior regista e Miglior film), divide il podio con Titanic e Eva contro Eva.

Emma Stone non ci ha regalato la sua performance migliore, l’ho preferita senza dubbio in Birdman: nell’interpretazione di Mia affida troppo l’espressività agli occhioni a calamita e rischia di perdere un pizzico del suo talento. Come se non bastasse la notte degli Oscar dovrà prepararsi ad una sfida difficile, infatti tra le altre candidate all’Oscar spuntano giganti come Meryl Streep e Natalie Portman (moglie di Kennedy in Jackie).

Dopo l’incetta di Golden Globe molti scommetterebbero anche sull’assegnazione a La La Land dell’Oscar per il miglior film: nonostante la semplicità della storia la pellicola diverte, commuove e far riflettere. Insomma le carte in regola per vincere ci sono.

Dal mio canto, nonostante non smetta di cantare City of Stars tutte le mattine e di sognare Ryan Gosling ogni notte, trovo che la leggerezza del film e la staticità della parte iniziale siano elementi da tenere seriamente in considerazione quando si parla dell’assegnazione di un’onorificenza così grande. Film come Hidden Figures o Manchester of the sea forse meritano la statuetta più di La La Land.

Che il toto-Oscar abbia inizio!

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

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