Le aperture nei Boy Scout americani al mondo LGBT: ora nessun problema anche per i transgender

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Le aperture nei Boy Scout americani al mondo LGBT: ora nessun problema anche per i transgender

Quando si pensa alla tutela dei diritti delle minoranze, siano esse su base etnica, sessuale, di genere e così via,  si riconoscono spesso come vittorie, e quindi come la fine di un percorso verso l’uguaglianza, le leggi statali che sanciscono diritti paritari approvate dai governi dopo anni di lotte e proteste. Certamente non possiamo non riconoscere queste tappe come fondamentali, ma dovremmo anche prestare attenzione a piccoli gesti di accoglienza nei contesti in cui meno ce lo aspetteremmo. Un esempio è l’apertura che l’associazione Scout degli Stati Uniti ha dimostrato nei confronti dei bambini transgender. Già nel 2013 i Boy Scout of America hanno abolito il divieto per i ragazzi apertamente gay a partecipare alle loro attività, mentre nel 2015 hanno decretato la fine del divieto per i leader adulti apertamente gay.

In realtà, inizialmente, l’episodio era partito con una dimostrazione di forte intolleranza: un ragazzino di otto anni, Joe Maldonado, era stato espulso dall’associazione proprio perché  l’iscrizione dei giovani ai vari programmi educativi si basava sul genere indicato nel certificato di nascita. L’anno scorso, infatti, alcuni adulti, genitori e stessi membri di alto rango degli scout, si erano espressi in favore dell’allontanamento  del ragazzino: a questa scelta erano seguite molte proteste.

L’aspetto della vicenda che merita di essere sottolineato è il fatto che il dibattito, anche aspro, in seguito alla radiazione di Joe, è avvenuto proprio all’interno del movimento cattolico, e le critiche non sono arrivate solo dall’esterno. Bisogna inoltre sottolineare come sia sempre fuori luogo immaginarsi la realtà dell’associazionismo cattolico, che conta milioni di adesioni in tutto il mondo, come granitica e monocorde: già la Chiesa Cattolica stessa presenta molteplici visioni, figuriamoci un’organizzazione giovanile dove il ricambio generazionale è continuo.

Il verdetto ha messo in chiaro come non sia più sufficiente il certificato di nascita per identificare il sesso degli iscritti, anche perché la legislazione di molti Stati non si basa più su questo principio per indicare l’identità dei cittadini. Questa dichiarazione appare quindi testimoniare una necessità di natura pratica, un adeguamento necessario alle leggi internazionali: che sia la freddezza necessaria a non sbilanciare troppo lo scoutismo su questo fronte, in ossequio alle frange più conservatrici, poco importa.

Quello che conta, per i molti iscritti al movimento e non che hanno seguito questa vicenda, è che il piccolo Joe e altri come lui possano dedicarsi all’attività che più apprezzano senza impedimenti. Tutto questo in un’America in cui il presidente Trump sostiene che le norme approvate dall’amministrazione Obama sulla tutela dei diritti LGBT non saranno toccate, anche se l’elettorato che lo ha portato alla vittoria storicamente su questo tema è sempre stato molto intransigente.

Si vedrà se il presidente rispetterà questa promessa, ma se lo farà, sarà il segnale che un grosso passo avanti verso il rispetto delle diversità è stato compiuto. Infatti, gli effetti positivi di un estensione dei diritti e soprattutto dell’inclusione delle minoranze sono maggiormente significativi se innescano un’inversione di tendenza anche nelle correnti di pensiero che più si sono dimostrate chiuse, come, nel nostro caso, il conservatorismo americano e negli ambienti cattolici.

 Quindi si può parlare di un definitivo successo? La questione è sempre più complessa e i pregiudizi non scompaiono firmando una legge. Sempre parlando in generale di tutela delle minoranze, il vero risultato è quello che si può testare praticamente nella vita quotidiana: più semplicemente, come si comporteranno i compagni di Joe nei suoi confronti?
Per quanto riguarda la lotta ai pregiudizi, tutti sanno che essa è da sempre lunga  e necessita di costanza, ma forse queste aperture inaspettate ci possono portare sulla buona strada.

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

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