Uganda: un esempio di accoglienza e di empatia profonda

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Uganda: un esempio di accoglienza e di empatia profonda

ugandaL’Uganda, stato dell’Africa orientale, è un esempio di profonda accoglienza: è infatti il paese che più di tutti, rispetto all’Europa, offre riparo e ospitalità ai migranti che arrivano dal Mediterraneo. Solo nel 2016 sono stati circa 490mila i profughi che hanno trovato riparo in Uganda, dopo esser scappati dagli scontri nel Sud Sudan avvenuti intorno a luglio. Questi profughi si sono uniti a quelli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, e dal Burundi, che già erano stati ospitati dall’Uganda in cerca di un posto in cui sentirsi al sicuro. Nel 2016 sono state circa 362 mila queste persone, che, dopo aver attraversato il mar Mediterraneo, sono arrivate sulle coste europee.

È così purtroppo, tutti questi abitanti lasciano le proprie case, i luoghi in cui sono cresciuti, per trovare un posto che, ospitandoli, gli regali la possibilità di vivere. Nel cercare questo riparo, spesso perdono affetti e amore, spesso perdono il proprio stesso respiro e battito di cuore.
Noi forse non ci rendiamo conto delle difficoltà – o se lo facciamo, ce ne dimentichiamo un secondo dopo – che sono costretti a sopportare quotidianamente tutte quelle persone che poi si trovano obbligate a lasciare il loro paese per avere una possibilità di sopravvivenza.

L’Uganda è il paese che più di tutti offre loro questa possibilità: viene infatti considerato uno degli stati più accoglienti al mondo nei confronti dei migranti. Il segretario generale del Norwegian Refugee Concil – un’organizzazione non governativa che promuove i diritti dei migranti – ha detto che, contrariamente a quanto si crede, i profughi non si spostano verso l’Europa, e il 2016 ne è una conferma.

Il campo profughi Bidibidi – che si trova nel nord del paese e confina con il Sud Sudan – è diventato il simbolo dell’accoglienza dell’Uganda negli ultimi sei mesi, da quando è stato creato a causa della situazione sud-sudanese che nell’ultimo periodo si è aggravata. Qui infatti è dal 2013 che le truppe del presidente Salva Kiir si scontrano con i ribelli vicini all’ex vicepresidente Riek Machar.
UgandaIl campo profughi Bidibidi ospita circa 270 mila persone e in un articolo sul Guardian, il giornalista Julian Hattem lo paragona ad un insieme di piccole città, lontano quindi da un «labirinto angusto di tende». Qui ci si possono trovare dei mercati in cui i profughi si sono organizzati per vendere varie cose, dai cibi confezionati, ai vestiti. Non mancano strutture che, gestite da associazioni umanitarie, offrono servizi a molte persone con scuole e cliniche.
Il campo Bidibidi, da dicembre accoglie solo i parenti delle persone che già si trovano al suo interno, ma il governo sta comunque costruendo un nuovo campo – a un’ora da questo – per accogliere altri migranti che provengono sempre dal Sud Sudan.

In Uganda c’è un clima di accoglienza ed empatia che non si vive in altri paesi africani. Il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha infatti detto che il sistema ugandese sul versante accoglienza è molto raro e speciale: basti pensare ai campi keniani di Dadaab e Kakuma, dove i profughi non possono andare all’esterno e inoltre non possono lavorare.

Si pensa che questa “umanità” che presenta l’Uganda derivi dalla sua passata situazione storica, molto vicina a quella che oggi vivono i profughi che cercano un rifugio sicuro. Un passato di tragedie, violenza e guerra che li spinge quindi ad aprirsi a tutti questi migranti che arrivano scappando da un luogo di miseria.

La cosa più profonda che colpisce è che l’Uganda, se anche fosse per il suo passato che apre le porte ai profughi, non dimentica il suo passato, anzi, memore di ciò che ha vissuto, fa in modo che nessuno si trovi nella stessa situazione.
Un esempio per quanti che invece dimenticano e in virtù di questo oblio erigono muri, discriminano chi ha un colore diverso.

L’Uganda rappresenta un esempio di umanità ed empatia: le soluzioni ai mali di questo nostro mondo.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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