Da Max Factor a Tim Steiner: l’amore folle per l’Arte

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Da Max Factor a Tim Steiner: l’amore folle per l’Arte

Max Factor, 1933

«Dicevano che sarei potuto diventare qualunque cosa nella vita, così ho deciso di diventare un’opera d’arte». È questo che potrebbe rispondere Tim Steiner a chiunque osasse chiedergli il motivo della sua scelta.

Curiosi di scoprire la storia che si cela dietro questo nome? Allora ci conviene fare qualche passo indietro. Perché sì, c’è chi è così innamorato dell’Arte da non accontentarsi di portarla costantemente dentro di sé, tanto da sceglie perciò di portarla addosso, di indossarla come un abito da sera pronto a incantare gli occhi impressionati e attoniti degli spettatori.

Ma cosa è il body painting? È davvero così nuova come moda? E soprattutto è da considerarsi una tendenza o è il frutto di un amore estremo, di una necessità interiore? E come si è evoluto nel corso del tempo?

Già nell’antichità gli uomini dipingevano il proprio corpo adempiendo ad usanze e riti propiziatori, per soddisfare l’esigenza di appartenenza ad una tribù, per tener lontani gli insetti e proteggersi dalle intemperie. Allora forse come usanza è più antica di quanto siamo solitamente portati a credere e a noi è toccato solo riscoprire questa forma d’arte. E la riscoperta costò anche degli arresti: nel 1933 Max Factor, dopo aver truccato interamente la sua modella con un nuovo cosmetico, la espose alla Fiera Mondiale di Chicago ed entrambi furono accusati di disturbo alle quiete pubblica. Scalpore: probabilmente è questo il termine che allora meglio descriveva lo stato d’animo generato da Max Factor, l’inusuale, l’impensabile messo in vetrina, in bella vista. Ma l’allora giudizio negativo oggi si è trasformato probabilmente in riconoscenza. Oggi diremmo che in quell’istante del 1933 Max Factor e la sua modella ci hanno concesso una possibilità in più per far nostra l’arte, ci hanno spalancato la mente, condotto in un nuovo mondo fatto di trucchi, virtuosismo e passione.

La modella in quell’istante è divenuta una tela, capace di emozionare, impressionare e vivere una giornata da opera d’arte. Le sue movenze, la sua gestualità, i suoi caratteri, sono stati indubbiamente un ricco contorno. E probabilmente gli antichi sarebbero stati in grado di immaginare una donna interamente coperta di trucchi pronta per posare, ma sicuramente avrebbero avuto più difficoltà nel concepire un uomo pronto a vendere una parte del suo corpo per permettere la realizzazione di un’opera d’arte.

Tim Steiner
Tim Steiner

È il caso di Tim Steiner, un uomo di Zurigo che ha venduto la sua schiena al mondo dell’arte. L’opera, dal titolo Tim è frutto dell’ingegno di Wim Delvoye, artista belga.

Quando Steiner morirà la sua pelle sarà incorniciata, ma fino a quel momento passerà la sua vita esposto in gallerie. «L’opera d’arte è sulla mia schiena, io sono solo il ragazzo che porta in giro». Una Madonna coronata da un teschio in stile messicano circondata da raggi, uccelli, pesci e fiori colorati: questo è il risultato di quaranta ore di sedute dal tatuatore. Per quanto si trovi sulla sua schiena, però, il tatuaggio non è suo: nel 2008 Steiner l’ha venduto per 150000 euro a Rik Reinking, un collezionista d’arte tedesco che se ne riapproprierà alla morte di Tim.

E allora grazie Max Factor, grazie Tim Steiner! Ci insegnate che la bellezza dell’Arte risiede nel suo essere sinonimo di libertà, nel suo saper racchiudere realtà, stili e poetiche differenti, nella grandezza delle sue particolarità.

E voi, invece? Vivreste mai come opere d’arte?

Élia Franchini per MIfacciodiCultura

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