La statua di Diana a Terracina: quando il caso incontra la storia

0 684

La statua di Diana a Terracina: quando il caso incontra la Storia

Sono passati 2000 anni da quando la statua di Diana cacciatrice, recentemente rinvenuta, venne collocata nel complesso termale di Terracina e ne sono passati diciassette dal ritrovamento della statua di Giove Anxur nella stessa zona. Il rinvenimento di queste due importantissime testimonianze ha acceso i riflettori della stampa e delle istituzioni sull’area archeologica di Terracina, già importantissimo centro termale in epoca romana e luogo di richiamo turistico dei giorni nostri. Non stupisce allora che in occasione dei sondaggi preliminari prescritti dalla Sopraintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio, guidata da Saverio Uboldi, per adeguamenti tecnici della stazione Agip di via Roma, siano emerse vaste strutture termali e statue d’indubbia bellezza e raffinatezza.

Il 19 gennaio 2017 è stata ritrovata la testa di Diana che è andata a completare il torso acefalo e parzialmente mutilato degli arti che era stato precedentemente riportato alla luce dopo due millenni all’interno di una vasca profonda circa tre metri adibita alla raccolta delle acque calde (calidarium) termali. La vasca è costruita con pietra calcarea e con buona probabilità era circondata da nicchie che ospitavano statue di divinità tra cui quella di Diana cacciatrice. La dea si palesa nella sua iconografia classica con gli attributi del corpo giovane e scattante avvolto in un corto chitone e segnato in vita dal  mantello arrotolato, il tutto completato dalla faretra e dalle frecce. La statua è stata datata tra il I e il II secolo d.C e quindi rinvia ai modelli iconografici di età imperiale. Diana veniva considerata dai romani come protettrice di varie attività e di vari luoghi: della caccia, delle selve, delle fonti e dei torrenti. Quest’ultima caratteristica è stata la probabile causa dell’inserimento di Diana nei complessi termali oltre a rimandare al potere benefico delle acque.

L’area ha restituito anche numerosissimi pavimenti e iscrizioni, sempre di età imperiale, che aggiunti ai ritrovamenti scultorei più recenti hanno portato l’amministrazione comunale, rappresentata da Nicola Procaccini, a valorizzare al massimo il potenziale archeologico presente. Ulteriore punto a favore di questi progetti è l’ottimo stato di conservazione dei reperti e delle strutture emerse.

Terracina (in provincia di Latina) è da sempre considerata una terra affascinante e misteriosa: nonostante fosse sede della mitica maga Circe e paese dei Lestrigoni cantati nell’Odissea, buona parte delle zona è però rimasta a lungo esclusa dai lavori di scavo e catalogazione, come nel caso del sito denominato Terracina “bassa”, la stessa delle terme. Grazie ai recentissimi ritrovamenti si potrebbero aprire interessanti prospettive per l’avanzamento nelle indagini in questa zona. Infatti, il sito laziale andrebbe indagato nella sua interezza considerando le innumerevoli tracce di presenza umana, specialmente databili al periodo romano. Ad esempio, Polibio cita la città già in occasione nel primo trattato tra Roma e Cartagine. Ancora, nel 312 a.C Terracina venne attraversata dalla più importante via di comunicazione tra Roma e Capua: la via Appia, e questo evento diede impulso alla costruzione di domus (I secolo a.C), portici, teatri e ville. Successivamente, all’epoca di Silla, l’area venne riqualificata a livello urbanistico e venne edificato il tempio di Giove Anxur. Questa particolare denominazione rimanda probabilmente alle incerte vicende legate ai Volsci che occuparono la zona fino al 329 a.C e che successivamente venne riconquistata dai romani, che, infatti, chiamarono la zona colonia anxurna. Però il vero e proprio sviluppo dell’area si ebbe tra il I e il II secolo d.C, ovvero l’epoca della costruzione delle terme e con buona probabilità della creazione della ormai celeberrima Diana cacciatrice.

Il ritrovamento della statua di Diana potrebbe dunque aprire a nuove campagne di scavo, a nuovi spunti di studio e alla priorità, qualora non fosse già chiara, nelle pianificazioni economiche italiane, per la tutela e per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico e archeologico, oltre che alla continua ricerca di reperti in un territorio che si dimostra una volta di più fonte inesauribile di testimonianze delle vestigia del passato.

Valentina Paolino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.