#TravelConnection – Edimburgo: camminare dentro un romanzo

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Camminare sui ciottoli scivolosi e umidi con il rumore dei propri passi che riecheggia, il freddo che ti si arrampica come edera dai piedi alle ginocchia. Sembra di passeggiare dentro a un romanzo mentre si percorrono le vie di Edimburgo.

Che ci si perda tra le vie della New Town, la parte bassa e settecentesca della città, o tra i vicoli e le scalinate strette e vertiginose della Old Town, abbarbicata sulla collina vulcanica, poco cambia.

Non vi sentirete mai nella realtà mentre vi farete accarezzare dalla sua atmosfera.

Edimburgo è magia allo stato puro.

La prima sua complice è la luce. Non sa restare immutata, è in continuo cambiamento e crea stupore ad ogni ora del giorno.

Non esistono parole, anche se vorrei esser capace di inventarne per l’occasione, che sappiano descriverla a dovere.

Goderne vedendola dal vivo è l’unico modo per capirla.

Difficilmente gradisco alzarmi presto la mattina, soprattutto se la temperatura esterna prevista è almeno di -5 gradi, eppure Edimburgo sa farmelo fare.

Il che, più che di magia, sa di vera e propria stregoneria.

Passeggiando lungo la Princes Street si incontrano coraggiosi joggers e scozzesi impettiti che camminano a passo svelto con il loro caffè in tazza di cartone fumante tra le mani.

I caffè sono già tutti aperti e hanno il tepore di case accoglienti.

Aprendo la porta si sente quello scampanellio old style che personalmente amo e ci si lascia investire dal profumo del bacon abbrustolito e di arance appena spremute.

Il silenzio che permea qualsiasi ambiente, ti fa venire voglia di comunicare a bisbigli o di non parlare affatto, se non quando strettamente necessario.

Non sono appassionata né esperta di architettura, ma la New Town costringe lo sguardo in alto per poter seguire i profile delle guglie gotiche, per non perdersi nemmeno un centimetro delle facciate affumicate dal colore dell’arenaria, per deliziarsi di quella spettatrice medioevale, che domina dall’alto della collina, che è la Old Town con il suo immenso Castello che la fa da padrone.

Non fa desistere la pendenza vertiginosa della Royal Mile, la strada principale che vi accompagna tra le vie medioevali, potrà fermarvi.

Salendo il paesaggio cambia, le vie si stringono e non stupirebbe veder spuntare carrozze e cavalli sul proprio cammino.

Ci si trova circondati da vicoli capillari e a quel punto sarete davvero persi nella volontà fervente di poterli percorrere tutti, senza dimenticarne nessuno.

Spesso si imboccano inavvertitamente le closes, vie anguste che finiscono in anfratti nascosti e irreali che non saprete ritrovare.

Tanto da farvi credere di non essere mai esistiti.

Se siete fortunati potrete imbattervi in un matrimonio e per la prima volta non degnerete di uno sguardo la sposa. Tutta l’attenzione ricadrà sullo sposo in Kilt, che per quanto sia a tutti gli effetti una gonna a pieghe in tartan ha il suo fascino.

Ve lo assicuro.

Il buio cala presto e la città cambia volto.

Il rigore composto sembra tramontare con la luce del sole e la gente si riversa dentro i pub e fuori dalle discoteche con abiti che io metterei soltanto sotto un sole caraibico.

Le donne sono le più ardite. Mentre tu hai il viso nascosto in chilometri di sciarpa e il naso rosso come la più famosa delle renne di Babbo Natale, loro sfoggiano abiti cortissimi senza calze e sandali aperti come se nulla fosse.

Questa è di certo un’altra magia di Edimburgo.

Cercando di allontanare il pensiero della disparità di immagine delle donne scozzesi e me, entro in un pub dalla luce soffusa, nelle narici l’odore forte di whisky.

Ovviamente non l’ho mai bevuto e non ne so nulla, ma fingerò che non sia così mentre il barista mi racconterà l’esperienza unica di ogni differente qualità, il sapore e l’impossibilità che uno scozzese non ne beva almeno un bicchiere al giorno.

Non esiste partenza da Edimburgo, potrete andarvene fisicamente, ma il mistero e la sua aura non vi lasceranno mai.

Dopo averla incontrata capisco perchè sia stata musa e culla di Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes, Ian Rankin e l’ispettore Rebus e J.K. Rowling, che dalla stanza 552 del Balmoral Hotel ha scritto l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter.

Duplice e affascinante, cangiante e controversa.

Edimburgo è sorella del Dottor Jekyll e con lui di Mr Hyde.

E non saprete dimenticarla.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

Foto di Gloria Sacchi

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