“La Bellezza Salvata”: in mostra le meraviglie fiorentine scampate all’alluvione del ’66

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La Bellezza Salvata: in mostra le meraviglie fiorentine scampate all’alluvione del ’66

All’interno delle mura di quella che fu la residenza Medici, sarà visibile fino al 26 marzo la mostra La Bellezza Salvata. L’evento è incluso nel programma di eventi legati al 50° anniversario dell’alluvione che colpì Firenze ed i suoi tesori artistici, mobilitando equipe di scienziati dediti alla ricerca di restauro, provenienti da tutto il mondo. Infatti in quell’occasione si cercò di mandare meno pezzi danneggiati al di fuori dell’Italia, ma anzi vennero chiamate le brillanti menti estere nella città danneggiata per riuscire a salvare le opere da uno tragico destino. Vennero allestiti accampamenti dove le opere, mendicanti, venivano accolte, ferite sul campo di battaglia. Firenze diventò un convegno scientifico: c’era da salvare la Storia e anche alla svelta. In breve tempo, la tragedia divenne una forza coesiva.

«Calamitas virtutis occasio est» scrisse Seneca: la sciagura è occasione di virtù.

Il luogo che ospita la mostra è dove un tempo aveva sede il Museo Mediceo che fu annientato dal cataclisma: adesso riunisce alcune opere salvate e restaurate di ogni genere, esposte per ammirare i progressi raggiunti e, tramite foto dal passato, fare paragoni tra il post quem e il salvataggio (in molti casi conclusasi in tempi recenti), nonché foto d’archivio che oscillano dal tragico all’ilarità, come le armature provenienti dall’Armeria – devastata dall’alluvione – del Bargello, lavate con l’idrante. In realtà, per la maggior parte il nucleo fu spedito a Vienna per il loro restauro, essendoci uno degli istituti più avanzati nel mondo del settore.

Santa Croce fu uno dei luoghi più danneggiati, tanto che lo splendido crocifisso ligneo di Cimabue divenne la vittima celebre e simbolo dell’evento: ma anche il resto delle meraviglie al suo interno fu sommerso dall’acqua melmosa. Anche le porte del Battistero di San Giovanni non furono risparmiate: la furia liquida le divelse all’interno dell’edificio, causando danni alle formelle, di cui una rischiò di andare persa, ma rimase impigliata e non finì nelle fognature.
La Maddalena ligna
di Donatello, al suo essere cenciosa e stremata dall’esilio impostosi nel deserto, aggiunse un manto di fanghiglia. Per quest’occasione sono state esposte due pale fortemente alterate allora dall’acqua dell’Arno, giunte dalla Basilica francescana, di Carlo Portelli e Giovan Battista Naldini, recuperate interamente da poco e le cui condizioni sono testimoniate da fotografie che rivelano il degrado che subirono: ma adesso stanno lì, irridenti il fiume, portate a giovinezza nuova, grazie alle cure scientifiche che le hanno salvate da un brutto invecchiamento.

Non sono state esposte solo opere pittoriche o scultoree, ma anche oreficeria, tra cui due medaglioni rinvenuti nella tomba di Gian Gastone, ultimo Granduca mediceo, sotto il Museo delle Cappelle medicee, presso la Basilica di San Lorenzo. Le vittime passate più in sordina però sono i tesori della Biblioteca Nazionale, che stando “in bocca” all’Arno subì ingenti danni e perdite di manoscritti e lasciti secolari.

La mostra è dunque un memorandum che acquista ancora più valore con gli avvenimenti che hanno colpito l’Italia centrale quest’estate. L’arte non è eterna nella sua forma fisica e se non preservata, perirà.

Firenze 1966 – 2016. La bellezza salvata
Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Dal 1° dicembre 2016 al 26 marzo 2017

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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