Depenalizzare la violenza domestica: risvolti della proposta di legge russa

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Depenalizzare la violenza domestica: risvolti della proposta di legge russa

Mentre l’attenzione di tutti è concentrata su Trump e sulle sue recenti decisioni politiche, la situazione della Russia merita di diventare oggetto di interesse e riflessione. Nelle ultime settimane è stato presentato alla Duma (la camera bassa del Parlamento russo) un progetto di legge che avrebbe lo scopo di depenalizzare il reato di violenza domestica. Cerchiamo di fare chiarezza al di là di quelli che sono i risvolti sociali: cosa significa depenalizzare? Tecnicamente, un fatto che prima costituiva reato ed era dunque seguito da una sanzione penale, viene trasformato in un mero illecito amministrativo, sanzionato con una multa. Nello specifico, perciò, un marito che percuote la moglie o i figli non provocando lesioni gravi e purché non sia un comportamento abituale, non sarà soggetto alla privazione della libertà ma dovrà semplicemente pagare una multa (di circa 500€). La pena detentiva scatterebbe, al contrario, in ipotesi di recidiva nell’arco di un anno (ossia se il fatto si ripete più di una volta in questo determinato arco temporale) oppure se le lesioni procurate sono considerate non lievi (intendendo quelle lesioni che necessitano di cure mediche e che impediscono di svolgere il lavoro).

Il disegno di legge è stato presentato dalla parlamentare conservatrice Yelena Mizulin ed è conosciuto oggi come “legge sugli schiaffi” («nessuno dovrebbe essere considerato criminale e finire in galera per uno schiaffo», aveva, infatti, affermato la stessa Mizulin). La proposta, che va a modificare l’articolo 116 del codice penale russo e vale per il rapporto di entrambi i genitori nei confronti dei figli, e per il rapporto tra coniugi, era stata approvata in prima lettura l’11 gennaio con 368 voti favorevoli, il 25 gennaio c’era stata la seconda lettura, di nuovo favorevole, con 385 voti per il sì ed, infine, il 27 gennaio il testo è stato approvato in terza lettura: 380 deputati hanno votato a favore e solamente tre sono stati i voti contrari. L’iter legislativo prevede due ulteriori passaggi – che si presumono già assolutamente positivi -: il voto della Camera alta del Parlamento ed, ovviamente, la sottoscrizione del presidente Vladimir Putin.

violenza domestica
Yelena Mizulin

La proposta di legge si basa sull’ideologia estremamente conservatrice ed autoritaria dei rapporti famigliari: sia il legame tra moglie e marito, sia quello coi figli è contrassegnato dalla fortissima figura maschile, tanto che la maggioranza delle violenze non viene denunciata proprio perché non considerata violenza. Ciò è dimostrato anche dal fatto che i dati ufficiali sulla violenza domestica in Russia sono estremamente limitati ed inaffidabili. Le percentuali si basano su stime condotte a livello regionale, senza contare che non ci sono dati recenti sul numero di donne uccise o coinvolte in contesti di violenza domestica (posto che, comunque, sono pochissime le donne che denunciano la situazione). La proposta di legge nasce nell’ottica di rinforzare il nucleo famigliare e sarebbe la «condizione per creare famiglie forti», stando alle parole del presidente della Duma, Viaceslav Volodin, simbolo dell’autoritarismo politico e sociale.

I dati dell’opinione pubblica, d’altro canto, non sono rassicuranti: pare che la maggioranza della popolazione sia assolutamente favorevole alla depenalizzazione e che, al contrario, servirebbe proprio a far diminuire il fenomeno della violenza domestica. Forti sono state, però, anche le critiche provenienti dalle associazioni che promuovono i diritti delle donne, da attiviste, femministe, ed anche da Amnesty International che si era anche rivolta direttamente al Parlamento russo, senza ricevere alcun ascolto.

Non è dunque del tutto vero che nessuna violenza verrà più punita in alcun modo, ma indubbiamente si assiste ad una tendenza contraria rispetto a quella europea di apportare maggiore tutela alle donne e ai membri più deboli delle famiglie. violenza domesticaSe è vero che non si può privare un uomo della propria libertà per uno “scapaccione” dato al figlio (soprattutto non in un paese come la Russia), allo stesso tempo non si può in alcun modo minimizzare l’abuso, in ogni sua forma. Il reato di violenza domestica viene, secondo la proposta di legge, estremamente limitato (alle sole ipotesi di recidiva e lesione non lieve) rendendo ancora più difficile per una donna vittima di violenza convincersi a denunciare. La situazione appare ancora più grave se si considera che le Nazioni Unite avevano già in passato, e più volte, criticato la Russia per la scarsa tutela dei diritti delle donne e, nel 2015, avevano invitato il governo russo ad affrontare definitivamente il fenomeno della violenza domestica che appariva già allora in forte crescita, con l’introduzione di una legge a difesa delle donne e di centri di assistenza per le medesime. Sembra, insomma, che il Parlamento russo abbia deciso di andare nella direzione opposta!

Il carattere di maggiore debolezza della fattispecie oggetto di riforma rimane, comunque, quello di dipendere strettamente dalla denuncia della persona offesa. Sono aspetti problematici che in parte riguardano anche il sistema penale italiano: l’art. 572 c.p. punisce i maltrattamenti contro i familiari ed è, in effetti, procedibile d’ufficio, ma richiede comunque che i fatti siano ripetuti nel tempo; al contrario, i reati di percosse (art. 581 c.p.) e di lesioni personali (art. 582 c.p.), ad esempio, sono procedibili a querela di parte. La soluzione, dunque, andrebbe ricercata non solo in un inasprimento delle pene per il colpevole, quanto più in una seria ed efficace campagna di sensibilizzazione rivolta alle donne, affinché queste divengano consapevoli degli strumenti di difesa che l’ordinamento effettivamente affida loro, perché solo le donne sono in grado di attivarli per tutelare sé stesse ed i propri figli.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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