New York dedica una mostra all’antica ed affascinante cultura del tatuaggio

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New York dedica una mostra all’antica ed affascinante cultura del tatuaggio

A New York è stata da poco stata inaugurata una mostra dedicata al tatuaggio, alla sua storia ed evoluzione nei secoli. La scelta della Grande Mela come sede dell’esposizione non è casuale: la città è uno degli snodi culturali più importanti del mondo, dove nascono tendenze e dove per prima vedono la luce nuovi modi di vivere e relazionarsi. Qua il tatuaggio è passato da nicchia e sottocultura a quotidianità.
Tattooed New York vuole ripercorrere come, dal ‘700 ad oggi, sia cambiato il disegno sulla pelle e il suo significato.

250 testimoniante tra fotografie, ritratti e disegni raccontano come qualcosa di pochi ora sia di tutti, come un elemento quasi elitario e al contempo discriminatorio oggi sia anche esclusivamente estetica.

Se il tatuaggio in alcune società era considerato come elemento culturalmente aggregante o per raccontare il valore, il ruolo, le gesta di una persona, nel mondo occidentale è stato associato fino a non molti anni fa a delinquenza e criminalità. Marinai e galeotti erano portatori sani di tatuaggi, di ancore e nomi di amanti nell’immaginario collettivo, e chi decideva al di fuori di queste due categorie di farsi tatuare, era considerato un pazzo, una persona poco raccomandabile, qualcuno da mettere al margine della società. Oggi sono 45 milioni solo gli statunitensi tutati, esistono in tutto il mondo convention e fiere fino ad arrivare a reality / talent show, definitivo sdoganamento nel quotidiano del tatuaggio.

Questa diffusione ovviamente ha portato a una spaccatura tra cultori del tattoo, che lo considerano non solo un’arte ma una vera e propria filosofia di vita, in contrapposizione a chi invece sceglie semplicemente di abbellire il proprio corpo inseguendo un’ideale estetico non sempre accompagnato da significati più profondi. Meglio rimanere un’élite discriminata ma consapevole, o venire confusi e accorpati in unica ma accettata comunità?

tatuaggioPurtroppo o per fortuna, la simbologia trasgressiva e di ribellione legata al tatuaggio è andata scemando negli ultimi anni, divenuto in molti casi elemento di moda: come dimenticare l’epoca delle scritte in caratteri orientali, oppure i tribali o i disegni ad hoc sulla parte finale della schiena quando si usavano i pantaloni a vita bassa? E ancora, stelline, farfalle, fiori più o meno stilizzati, ecc.

Ma ciò che a reso pop il tatuaggio, sempre per buona pace degli amanti di quest’arte, è stata proprio New York, dove nel Lower Manhattan i tatuaori più all’avanguardia nel corso del ‘900 svilupparono e diffusero questa sottocultura, bloccata nel ’61 da un’epidemia di epatite. Il divieto delle autorità sanitarie newyorchesi cessò solo ’97: per più di 30 anni quindi l’attività si è mantenuta al limite della legalità, rendendo ancora più leggendaria questa pratica. Oggi all’East village si concentrano i più grandi artisti del tatuaggio, ormai lontani da norme igieniche dubbie, sguardi di disapprovazione e pregiudizi.

Thomas Edison, penna elettrica, 1876

L’unica cosa che ad oggi risulta ancora vietata è tatuare i propri animali domestici, una norma introdotta nel 2014 dopo il dilagare di questa mania. Ma la dipendenza da inchiostro, come si suol dire, non è da sottovalutare e sempre più persone non riescono a resistere al richiamo della macchinetta e del suo rumore quando inietta il colore sottopelle.

In trecento anni il tatuaggio da arte simbolica è dunque diventata tendenza, da marchio trasgressivo oggi è quasi un sintomo di omologazione. Ma nonostante le critiche e le constatazioni di questa deriva, il business che produce è talmente voluminoso che anche il più integerrimo tatuatore ormai ha chiuso un occhio.

Tattooed New York
A cura di Cristian Petru Panaite
Historical Society, New York (USA)
Dal 3 febbraio al 30 aprile 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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