La complicata esistenza di William S. Burroughs

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La complicata esistenza di William S. Burroughs

burruoghs«Un genio: l’unico scrittore veramente geniale dell’ultimo dopoguerra» diceva Norman Meiler di William S. Burroughs (Saint Louis, 5 febbraio 1914 – Lawrence, 2 agosto 1997), uno degli artisti più sperimentali, innovativi e importanti del XX secolo, oggi ancora troppo poco conosciuto ed apprezzato.

Burroughs nacque a Saint Louis da una ricchissima famiglia americana che ben presto lo allontanò a causa della sua omosessualità e dei suoi problemi con l’alcool e con la droga, del suo stile di vita esageratamente al di fuori degli schemi. Frequenterà però l’Harvard University ed anche la facoltà di medicina a Vienna: una carriera universitaria eccellente scandita dal dolore e dalla mancanza dell’affetto familiare, mancanza riscontrabile in molti dei suoi scritti.

William S. Burroughs è collocabile nella cerchia dei padri fondatori della Beat Generation: a New York nel 1943 intraprenderà una relazione con Allen Ginsberg e diventerà grande amico di Jack Kerouac e Neal Cassady. Sarà proprio Kerouac a definirlo il suo padre spirituale, scrivendo addirittura «avevamo tutti imparato da lui». Infatti Burroughs altri non è che il famoso Old Bull di Sulla strada, quello che

[…] passava tutto il tempo a imparare; le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo lungo e sottile in giro per tutti gli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa e del Nord-Africa, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle.

KerouacBurroughsdaGinsbergAncora oggi è considerato lo scrittore più sperimentale degli ultimi anni, creativo e trasgressivo come lo fu la sua vita, tipicamente maledetta passata tra cliniche psichiatriche e problemi di tossicodipendenza, il tutto condotto nel pieno della libertà e sempre verso l’eccesso.

Il momento in cui Burroughs deciderà di convertirsi totalmente alla scrittura, quello che lo porterà alla stesura del suo capolavoro, coincide con un tragico episodio, di cui ancora oggi risulta in parte ignota la causa: egli uccise la seconda moglie Joan Vollmer con un colpo di pistola, involontariamente. Questo episodio lo segnerà profondamente, per tutta la vita. Considerando la stesura del capolavoro Pasto nudo e le modalità di ricomposizione, risulta facile comprendere il perché della difficoltà della lettura e la prima sensazione che si ha dinanzi a questo capolavoro: innanzi tutto bisogna abbandonare l’idea di voler capire, perché ci si fermerebbe per giorni e giorni alle prime 32 pagine senza andare oltre. Burroughs non si legge per capire una storia, una trama, si legge e si ama soltanto la sua genialità, la sua scrittura ritmica, l’uso delle parole, del linguaggio, cerca insistentemente di liberare le parole, sforzandosi in uno sperimentalismo continuo che lo porterà a diventare, per molti, padre della scrittura. Egli stesso così rispondeva alla domanda “Cosa fa in realtà uno scrittore?”

Innanzitutto, in linea di massima, ogni artista – e includo tutti i creativi – cerca di mettere al corrente lo spettatore, il lettore, lo studente di quello che sa e non sa di sapere.
La gente che viveva sulla costa nel Medioevo sapeva che la terra era tonda – gli altri credevano che fosse piatta. E Galileo è finito nella merda fino al collo dicendo che era rotonda. Lo è comunque. Cézanne mostra alla gente come è fatto un pesce visto da una certa angolazione con una certa luce. Allora non lo capivano, ma adesso anche i bambini capiscono il pesce di Cézanne. Una volta trovata la breccia, si ha un generale incremento del sapere.

william_burroughs (1)Probabilmente non è ancora giunto il suo tempo, non siamo ancora tutti pronti per comprenderlo profondamente, come solo alcuni sono già riusciti a fare. Sicuramente fra qualche anno una maggioranza migliore di quella odierna imparerà a riconoscere il talento di questo scrittore e il suo modo di vedere, come oggi un bambino capisce il pesce di Cézanne. Pasto nudo non è un romanzo, non ha un inizio preciso, né una trama scorrevole, sono appunti dettagliati «sulla malattia e sul delirio». La scrittura è ricca di suoni e di citazioni, così il libro lo è di personaggi, ambientazioni, tematiche e termini, tanto che il lettore non sempre riesce a interpretare, anzi, non ci riesce quasi mai. È un viaggio che avviene attraverso la mente di un tossicodipendente e tutto il racconto, il non-romanzo, viene visto, sentito e affrontato attraverso gli occhi e i sensi di un uomo in pieno stato allucinatorio. Oltre che dalla materia, ad essere affrontati, in maniera quasi autobiografica, sono i problemi di un tossico, l’incessante bisogno della roba «la roba non è uno sfizio. È un modo di vivere», «il sentire sul collo il fiato caldo della Legge», degli informatori, dei poliziotti, i cambiamenti fisici, mentali, gli stati emotivi, le continue paranoie. Attraverso lo stile e il linguaggio si entra nel delirante inferno in cui si trova chi scrive e trasporta con sé anche chi legge. Furono Kerouac e Ginsberg a mettere insieme i fogli sui quali William aveva annotato pensieri insensati e deliranti che aveva composto tutto d’un fiato e nacque così Naked Lunch, pubblicato solo nel 1958, col quale ebbe inizio la sua fama.

cobain-burroughsAppena conclusi i “favolosi” anni Sessanta, come dice il critico Baroni, «era un periodo in cui la lettura dei principali scrittori Beat era un’esperienza formativa imprescindibile per chi nutriva qualche interesse per la musica rock alternativa e l’universo della controcultura hippie». Così è stato anche per quanto riguardava Burroughs, soprattutto quando a scrivergli fu Kurt Cobain che animato da forte ammirazione nei confronti dello scrittore, coronò il sogno di una vita quando riuscì a collaborare con Burroughs per la realizzazione del singolo The “Priest” They Called Him: un brano registrato, senza nemmeno incontrarsi, in fasi differenti, in cui la chitarra di Cobain accompagnava un reading di Burroughs.
Da un racconto di Burroughs in collaborazione con Kerouac, E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche, è invece nata la pellicola Giovani ribelli (2013) di John Krokida, con Daniel Radcliffe: ispirato ad una storia vera, avvenuta il 13 agosto 1944, il racconto si apre con l’uccisione di David Kammerer da parte dell’amico Lucien Carr, narrata a capitoli alterni da Kerouac e Burroughs, realmente arrestati per non aver denunciato l’omicidio (di cui ovviamente erano a conoscenza). Il libro non verrà pubblicato prima del 2008, restando per lungo tempo inedito. In esso i due autori assumono il punto di vista di due personaggi Mike e Will, trasportando il lettore nella New York del ’44 che vive di notte, sempre in stato di ebbrezza, sempre in movimento, spostandosi senza sosta da un locale all’altro, da una donna all’altra, senza una meta o una ricerca, tutto si muove in uno stato confusionario, incerto, scandito dalla linea sottile che divide realtà e delirio, in una realtà surreale, tipica dei Beat, tipica di entrambi gli artisti.

Ha ordinato un terzo Martini. Mi ha guardato intensamente e mi ha afferrato il braccio. «Guarda», ha detto, «sei un pesce in un lago. Il lago si sta prosciugando. Devi mutare e trasformarti in un anfibio ma c’è qualcuno che non ti molla e continua a dirti di restare nel lago, che andrà tutto bene».

Ecco, William Burroughs sapeva mutare. Sapeva trasformarsi in anfibio in caso di necessità e tutta la sua carriera è all’insegna della creatività e dell’innovazione, per il suo voler continuamente mutare, al punto da voler mutare anche le parole. Perché «qualcuno che sembra sempre la stessa persona non è una persona. È un personificatore di persone».

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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