Folklore e tradizione: come custodire l’essenza di un popolo

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Folklore e tradizione: come custodire l’essenza di un popolo

Il termine Folk esprime un concetto complesso con una varietà di significati. Per consuetudine, un tempo tale termine veniva utilizzato per definire le tradizioni tipiche della classe contadina analfabeta in opposizione alla classe colta, ma nel corso del tempo, con il cambiamento della società, ogni gruppo di individui ha costituito un proprio folklore attraverso toponimi, leggende, termini dialettali, specialità culinarie locali e cerimonie religiose.

Al giorno d’oggi, con l’avvento del turismo di massa, il concetto di folk ha forse perso un po’ di quella essenza che gli appartiene. Può succedere che alcuni riti della tradizione vengano promossi a veri e propri eventi culturali e di intrattenimento: questo fenomeno rischia di portare l’osservatore ad una scoperta artificiale del territorio, imponendogli dei canoni commerciali piuttosto che esperenziali. Questi eventi tradizionali viengono spesso semplificati con lo scopo solo di renderli attrattiva turistica. Le caratteristiche tipiche dell’evento vengono quindi alleggerite, portando all’osservatore solo la parte spettacolare di questo, che non quindi tiene conto di come quella tradizione si sia tramandata o il perché avvenga in quel periodo, in quel determinato modo e i simboli che può racchiudere perdono il vero significato.

L’autenticità paga il prezzo dell’espansione di un turismo volto più al lucro che non al desiderio di far conoscere il territorio e il suo popolo. Occorre maggior consapevolezza e che quindi le esperienze turistiche penetrino nel lifestyle del luogo e facciano vivere in prima persona ciò che si va ad osservare. Ciò è possibile solo attraverso la volontà e la curiosità intrinseca in ognuno di noi. Parola d’ordine, quindi è sperimentare, ovvero immergersi nella comunità locale che vive il territorio, che ne custodisce la storia, le tradizioni e le tramanda alle generazioni future. Se l’osservatore è una persona non abituata a vivere la quotidianità non sorprendendosi di ciò che lo circonda, avrà delle difficoltà ad accogliere la magia del folklore; se invece si immergerà  totalmente nell’esperienza che osserva e vive, questa lo trasformerà e sotto certi aspetti lo migliorerà.

Settimana santa, Taranto

Ad esempio, vivere un evento religioso tipico del Sud Italia come la Settimana Santa a Taranto, non significherà solo osservare una processione di statue, ma dovrà trasformarsi in una esperienza partecipata. Spostandoci dall’altra parte del mondo, si possono osservare altri eventi simili, come La festa delle luci (Diwali) in Sri Lanka, evento che insegna a sconfiggere l’ignoranza che sottomette l’umanità e a scacciare l’oscurità che avvolge la luce della conoscenza.
Ma ci sono tante altre tipologie di eventi alcuni più divertenti e inclini a certe abitudini tipiche del territorio, come il Ba’ di Kirkwall nelle Orcadi (Scozia), durante il quale i cittadini di un’intera città, dopo essersi incontrati nei pub del quartiere di appartenenza con un bel boccale di birra, si sfidano trasformando la città in un immenso campo da rugby.
Insomma, non importa essere un credente o uno sportivo per immergersi totalmente nell’esperienza, ma entrando in comunione con queste realtà per un attimo si verrà travolti dalla magia del Folklore.

Tutto questo valore aggiunto è possibile grazie all’anima sognatrice dell’uomo che immergendosi in questi eventi totalmente lo renderà un tutt’uno con tutti i popoli che andrà a visitare e insegnerà loro un nuovo modo di vivere anche il paese in cui vive, scoprendo che non si è così diversi da altre popolazioni. Siamo tutti cittadini del mondo e conoscere se stessi e l’altro può solo arricchirci.

Azzurra Carucci per MIfacciodiCultura

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