Anno 2030. Che ne sarà di noi? Addio al sesso, benvenuta solitudine

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Anno 2030. Che ne sarà di noi? Addio al sesso, benvenuta solitudine

sesso2030. Tenete bene a mente quest’anno perché sarà un anno spartiacque. Non ci sarà la fine del mondo, non sarà Natale tutto l’anno e non si farà nemmeno l’amore «ognuno come gli va», anzi. Il 2030 sancirà infatti il trionfo dei rapporti  virtuali e segnerà la fine delle relazioni umane e… udite udite, del sesso!

Proprio così, non si farà più sesso e pare che nemmeno l’istinto di conservazione ci salverà da questo epilogo nero. A dirlo non è una profezia di Nostradamus né il futuro rubato alle stelle e impacchettato in qualche oroscopo, ma la scienza.

L’Università di Cambridge ha infatti condotto uno studio che illustra il trend di come si siano modificate nel tempo le abitudini sessuali degli inglesi e di quello che ci riserva il futuro. E le statitiche non lasciano spazio ad interpretazioni: negli anni Novanta gli inglesi facevano l’amore più di 5 volte al mese contro la media attuale di poco più di 2 volte al mese. I conti sono presto fatti, e a pensarci bene la previsione/provocazione del 2030 appare piuttosto generosa.

Certo è difficile traslare la realtà inglese su quella italiana e non vorremmo farci stropicciare il mito del latin  lover da una ricerca d’oltremanica! Ricerca che presenta tuttavia degli spunti di riflessione interessanti sulla direzione verso la quale stanno andando i nostri rapporti umani e sentimentali.

E qui ci viene in aiuto Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo polacco recentemente scomparso, che nei suoi saggi e nelle sue dissertazioni ci aveva già parlato di società liquida: veloce, multiforme e cangiante per sua stessa natura dove si mescolano desiderio di cambiamento, paura, incertezza.

Nella società liquida non c’è spazio per le relazioni stabili, quelle che richiedono tempo, fatica, cura e dedizione. Gli occhi non servono più per parlarsi e l’odore dei corpi non serve più per fare l’amore. A tutto questo si preferiscono le chat, facili, immediate, poco impegnative e con un vantaggio impagabile: se qualcosa non va, non funziona o non ci piace più, basta un click per rimuovere. Dimenticare non è mai stato così semplice: nessun sentimento o emozione da elaborare, nessuna spiegazione da dare, nessuno sguardo da incrociare, nessuna lacrima calda da asciugare e da consolare negli occhi di qualcun altro.

Insomma, «un piacere senza rischio», come lo definiva Bauman. Ma con quali conseguenze? Fa quasi tremare l’ossimoro coniato sempre dal filosofo polacco e che dà il titolo a uno dei suoi saggi più famosi: La solitudine del cittadino globale.

Insomma, nel 2030 forse non faremo più l’amore ma saremo senz’altro più soli. Pienezza della rete e vuoto dell’anima.

E della solitudine ai tempi dei social si comincia a parlare anche nelle pellicole cinematografiche, dove questo tema è sviluppato talvolta in chiave romantica e più spesso in chiave ironica. E vengono in mente film come La corrispondenza di Giuseppe TornatorePerfetti sconosciuti di Paolo Genovese e Dobbiamo parlare di Sergio Rubini.

In tutti i film citati i telefonini diventano scrigni che custodiscono segreti. Sono amori impossibili, sospesi o interrotti in cui ci rifugiamo per il bisogno sincero di un’emozione, o sono relazioni più o meno superficiali che ci concediamo come balsamo alle piccole e grandi frustrazioni quotidiane che siamo incapaci di affrontare e risolvere, per debolezza, per paura, per abitudine, per incomunicabilità.

È difficile dire se questi siano film che parlino di tradimenti o del diritto ad avere un segreto in un mondo dove la solitudine ha preso forme nuove e ci costringe ad indossare maschere nuove per sopravvivere a noi stessi.

Insomma, il 2030 non è poi così lontano – il futuro lo stiamo quasi raggiungendo, come cantava Francesco De Gregori. Ma non sembra affatto «una palla di cannone accesa», piuttosto un grosso «buco nero dell’anima», che ci proietterà verso una «infinita solitudine».

Antonella Fumarola per MIfacciodiCultura

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