I colori di Monet tra magico e reale in mostra a Basilea

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I colori di Monet tra magico e reale in mostra a Basilea

Parlement, coucher du soleil, 1902

A poco meno di un anno dalla chiusura dell’esposizione dei capolavori di Claude Monet alla GAM di Torino (con un bilancio di 313.395 visitatori!), le opere del genio noto a tutti come il padre dell’impressionismo approdano in Svizzera, presso lo spazio espositivo della Fondazione Beyeler di Basilea. L’idea della mostra nasce dalla volontà di celebrare i vent’anni dall’inaugurazione della sede della celebre istituzione creata da Ernst Beyeler, il quale ha voluto affidare la progettazione della “casa” di ben 250 opere d’arte contemporanea al nostro illustrissimo Renzo Piano.

La mostra, che è stata inaugurata il 22 gennaio e sarà visitabile sino al 28 maggio, si articola su un percorso di 63 opere di produzione tarda, provenienti da alcuni dei più noti musei del mondo (d’Orsay a Parigi, Art Institute a Chicago, Metropolitan a New York), a cui si aggiunge un piccolo corpus di lavori da collezioni private.

L’esposizione intende celebrare ed esaltare due degli aspetti cruciali della pittura di Monet, ovvero la luce e il colore scrupolosamente catturati operando en plain air: il Nostro nutre una vera e propria ossessione per i colori della natura che variano con i mutamenti atmosferici durante le diverse ore della giornata e l’avvicendarsi delle stagioni, e allora assistiamo alla reiterazione compulsiva di visioni paesaggistiche come quelle de La cattedrale di Rouen, riprodotta al solo scopo di onorare la pittura come mero esercizio stilistico, tralasciando dunque ogni connotato realistico. Una pittura che indaga a fondo i fenomeni naturali e luminosi a svantaggio di una chiarezza figurativa, tanto da essere considerata quasi precorritrice dell’Informale e per questo avanguardistica.

Ninfee, 1916-1919

Ma la quasi smaterializzazione o mancanza di definizione degli oggetti rappresentati non è da considerarsi come sinonimo di noncuranza e sciatteria, quanto piuttosto come l’urgenza di fermare il tempo e di cogliere un momento effimero per immortalarlo sulla tela. Colpevolmente forse non potremo mai capacitarci della complessità di questa tecnica, così attenta a chiarire cosa è veramente l’impressione di una realtà che cambia costantemente sotto i nostri occhi distratti.

È così che le visioni di Monet ci sorprendono trasognati, mentre ci immergiamo in una campagna francese in cui la Senna rifulge di riflessi gialli e viola, nel suo giardino di Giverny dove le Ninfee blu si abbandonano oziose alla corrente, oppure nella città di Londra, laddove The House of Parliament è quasi spettrale avvolto in una spessa coltre nebbiosa: un gioco ininterrotto di luci e ombre richiama atmosfere sospese tra reale e fantastico. Sono forse apparizioni oniriche? È la realtà ciò che vediamo? Sono questi i veri colori della natura? I quadri di Monet ammaliano e destabilizzano, suscitano incertezza e ammirazione proprio come dinnanzi a una magia e in una certa misura concretizzano quel concetto di Protagorea memoria secondo cui la realtà non è assolutamente oggettiva, ma filtrata dall’esperienza e dalla percezione sensoriale di ogni singolo individuo. Ci meravigliamo della sconvolgente portata rivoluzionaria della sua pittura che con i Covoni di fieno a varie ore del giorno folgorò pure Vassilij Kandinskij il quale, non riuscendo quasi a distinguerne le forme, fece proprio il principio di una pittura svincolata dall’obbligo del soggetto.

E dunque attraverso questo excursus fatto di paesaggi mediterranei, selvaggi scenari atlantici, vedute della Senna, ninfee, cattedrali e ponti si snoda la complessa personalità del genio di Monet a cui saremo eternamente debitori per averci insegnato ad osservare la natura con occhi sognanti.

Monet
Beyeler Museum, Basilea (CH)
Dal 22 gennaio al 28 maggio 2017

Laura Pani per MIfacciodiCutura

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