Lezioni d’Arte – “L’isola dei morti”, il dipinto preferito di Hitler

0 7.826
L'isola dei morti, il dipinto preferito di Hitler
L’isola dei morti, 1880-86

Esistono cinque versioni de L’isola dei morti, in tedesco Die Toteninsel, tutte realizzate dal pittore simbolista Arnold Böcklin (Basilea, 1827 – Fiesole 1901) tra il 1880 e il 1886. Le differenze tra le tele riguardano la gamma cromatica e la nitidezza della visione: le molteplici versioni derivano dalla fortuna che fin da subito il dipinto ebbe. Era il quadro preferito di Adolf Hitler che comprò la versione del 1883, oggi all’Alte Nationalgalerie di Berlino, in cui nella roccia a destra sono conservate le iniziali A.B. del pittore svizzero.

L’isola dei morti è un isolotto roccioso che si erge spinoso da una distesa d’acqua. Tutto è freddo dai colori, alla scena, al paesaggio. Sembra una meta dalla quale difficilmente si riesce a tornare. I fitti cipressi al centro aprono la porta delle tenebre, del buio. Non si distingue a cosa andiamo incontro. Un’iconografia insolita che affonda le radici nei miti della tradizione antica, greca e romana, in cui si immaginava un’isola rocciosa e vulcanica come sede delle anime defunte.

Salvador Dalí, La vera immagine dell’Isola dei Morti di Arnold Böcklin all’ora dell’angelus (1932)

L’intento di Böcklin è la meditazione. Ispirati da questo silenzio glaciale del dipinto, l’autore ci porta a riflettere sulla morte dandoci la libertà di sviluppare una personale ed intima visione. A ciascuno la sua riflessione ma universalmente capita. Un’opera concepita per farci sognare, nel mondo delle ombre, inghiottiti così tanto nel silenzio che il bussare alla porta ci avrebbe fatto paura.

Gli scenari immaginari delle anime che vengono traghettate da una sponda all’altra si uniscono ai paesaggi reali della vita di Böcklin, le isole di Capri e Ischia, che ben conosceva. Il sogno e le visioni del pittore generano questa ambientazione simbolista, ideale, sospesa tra sogno e realtà che rappresenta il riposo eterno. La meta finale a cui l’anima fasciata di bianco, in piedi davanti ad una bara, sta arrivando. Il tema della morte diventa ricorrente, si insinua tra letterati e artisti soprattutto da fine Ottocento. Molti si interrogano su cosa accadrà, sul dopo, sulla vita oltre la morte e per questo il dipinto di Böcklin diventa quasi un modello ideale a cui attingere. Hitler era disposto a comprarla per qualunque cifra, Lenin e D’Annunzio ne tengono una riproduzione in camera da letto e Freud nel suo studio.

L’isola dei vivi

Tanti artisti hanno rivisitato il dipinto, in omaggio al pittore svizzero, tra cui Salvator Dalí che della morte era praticamente ossessionato. Tutta questa popolarità rende l’opera eterna e quanto più contemporanea. Böcklin realizza anche la versione opposta L’isola dei vivi (1888) in cui i cipressi sono diventati delle palme e alberi in fiore. Dalla morte si è passati alla vita, dalle acque gelide e fredde si è passati ad una sponda animata da cigni e ninfe che fanno il bagno felici. L’isola adesso ha un paesaggio aperto, visibile e animato da figure umane unite in cerchi e danze.

Una visione doppia del ciclo naturale della vita: l’amore e la morte, la gioia e il silenzio, l’unione e la solitudine. In entrambi i casi un quadro per sognare.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura   

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.