1937 – 2017: le urla e la disperazione di “Guernica” compiono 80 anni

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È lunedì, giorno di mercato, 26 aprile 1937 quando la Legione Condor tedesca con l’aiuto dell’Aviazione Legionaria italiana, bombarda la cittadina basca di Guernica, a sostegno di Francisco Franco e dei suoi tentativi di salire al potere.

L’evento è ovviamente drammatico e ancora ad oggi non è certo il numero delle vittime. Pablo Picasso, sconvolto da questo avvenimento, decide di creare un’opera che trasmetta tutta l’angoscia, il dolore e la disperazione di un popolo sopraffatto dalla violenza della guerra. Pare che un progetto di un quadro su questa tematica fosse già nei progetti dell’artista, ma il bombardamento fornì l’ispirazione finale. Il risultato è una grande tela 349×777 cm dove la gamma cromatica oscilla tra il bianco, il nero e il grigio.

Guernica è un quadro spezzato: le figure sono scomposte e dilaniate, spigolose e confuse, e ci travolge proprio come un improvviso attacco aereo travolge le persone. Sentiamo il rumore delle bombe, ci sbattono addosso l’aria e i detriti sollevati dallo scoppio, ci ritroviamo a terrà anche noi, proviamo a rialzarci anche noi, a gridare di paura.

Il quadro va letto da destra verso sinistra: così l’aveva pensato Picasso in relazione al luogo in cui sarebbe stato esposto, ovvero nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del ’37. L’opera risulta uno dei manifesti contro la guerra più potenti mai realizzati. Tanti sono i simboli e rimandi che si possono trovare, come quelli all’iconografia cristiana ed in particolare al presepe: non si celebra la vita, qua si racconta la morte, perciò una madre tiene in braccio il suo bambino esanime e grida tutta la sua disperazione, il bue e l’asino sono ora un toro e un cavallo le cui lingue aguzze e lo sguardo stravolto mostrano come anche loro urlino terrorizzati. Il toro e il cavallo rappresentano il popolo e la Spagna martoriati, oppressi e disperati mentre vanno incontro ad una dittatura che non ancora non sanno, durerà quarant’anni.

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario da quel bombardamento che ha cambiato per sempre la storia dell’arte, perciò il Reina Sofía di Madrid, dimora di Guernica dall’82 (durante il franchismo fu esiliato MoMA), ha deciso di celebrarlo con un’importante esposizione che partirà proprio ad aprile: Piedad y terror en Picasso – El camino a Guernica (Pietà e terrore in Picasso – Il cammino verso Guernica) sarà composta da 150 opere di Picasso, provenienti dai musei più importanti del mondo, che mostrano la sua evoluzione stilista e pittorica dagli anni ’20 fino alla metà degli anni ’40.

La retorica intorno a questo quadro è del tutto inutile, come inutili sono le dissertazioni sul fatto che Picasso fosse stato pagato o meno per fare questo dipinto: il risultato è un manifesto contro la guerra, è un memento per chiunque decida di annientare la popolazione civile per colpire il nemico. La sua potenza comunicativa è tale da essevi un arazzo che lo riproduce nella Sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, arazzo che prontamente coperto nel 2003 durante le discussioni sulla guerra in Iraq.

Ma nessuna dittatura, nessun drappo azzurro, nessuna teoria negazionista potrà mai sminuire, contenere o cancellare la forza di Guernica e del suo messaggio.

Piedad y terror en Picasso – El camino a Guernica
Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid
Dal 5 aprile al 4 settembre 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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