Una continua evoluzione: Piet Mondrian

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Una continua evoluzione: Piet Mondrian

Piet Mondrian - Casa sul Gein, 1900
Piet Mondrian – Casa sul Gein, 1900

È tra i canali olandesi di Amersfoort a sud di Amsterdam che nasce Piet Mondrian, all’anagrafe Pieter Cornelis Mondriaan Jr. (7 marzo 1872 –  1° febbraio 1944), il pittore delle linee e dei rettangoli. I suoi dipinti più famosi, spesso imitati dal design e dalla moda, possono sembrare elementari, ma in realtà sono frutto di circa trent’anni di ricerche ed evoluzioni.

L’inizio della produzione è contrassegnata da dipinti paesaggistici che ritraggono campagne dei Paesi Bassi familiari all’artista, mulini, fiumi, casali abitati da umili contadini. Un esercizio figurativo, in cui la natura si sviluppa in orizzontale ma è abitata da sagome in contrapposizione, verticali, rappresentazione dell’artificio umano. Mondrian inizia ad utilizzare colori più vivaci in Casa sul Gein del 1900, per esprimere la realtà e i sentimenti che il mondo esterno gli suscita. Le pennellate sicure e le forme iniziano già a tendere verso una geometrizzazione: l’artista inserisce infatti anche dei numeri, e le forme triangolari e rettangolari prevalgono sulla tela.

Albero rosso
Piet Mondrian – Albero rosso, 1909

Dal 1907 il paesaggio inizia a farsi più spoglio, adesso in primo piano compaiono distese di campi e fiumi. Non troviamo più quella presenza di abitazioni, di uomo, di vita: la natura silenziosa domina su tutto.
L’attenzione di Mondrian inizia a concentrarsi su un solo albero, soprattutto sulla sua struttura: quel magico intreccio di tronco e rami, di orizzontalità e verticalità. I colori forti come blu e rosso, esprimono meglio questa sintesi, indagata in maniera ossessiva nella serie di alberi dal 1909 al 1912. I rami poi vengono semplificati in segni, soltanto linee, che si fanno profonde e smaterializzano il tronco, occupando tutta la superficie. Al centro della composizione si dispongono due assi, che determinano la struttura dell’albero. Emblematico è il cambiamento del nome dei dipinti: Composizione N. VII (1913) in cui nulla è più figurativo.

Piet Mondrian, Composizione in Rosso, Nero, Blu, Giallo e Grigio
Piet Mondrian – Composizione in Rosso, Nero, Blu, Giallo e Grigio

Osservare i dipinti di questi anni, uno dopo l’altro, ci permette di seguire il percorso artistico di Piet, dalla figurazione all’astrattismo, passando dal cubismo. Per approfondire quest’ultimo stile Mondrian dal 1912 si reca a Parigi, senza sapere che Picasso e Braque, i fautori del movimento, avevano fatto marcia indietro, essendosi avvicinati troppo all’astrattismo. In realtà quello che a loro spaventava, era esattamente ciò che aveva in mente Mondrian: la bidimensionalità. Trasformò così i suoi soggetti preferiti – gli alberi e i muri spogli – in una griglia frontale cubista, prima scomposta con una serie di segni del “più” e del “meno”, poi con i rettangoli colorati. Soltanto nel 1920 Mondrian utilizza i colori primari giallo, rosso e blu, opposti ad uno sfondo grigio, bianco e nero. La sua idea, la sua sperimentazione, prevedeva l’abolizione di piani, ovvero la mancanza di sfondo e non sfondo: tutta la superficie doveva essere un campo d’indagine, una griglia. Alla fine dell’anno arriva ad uno stile maturo, chiamato Neoplasticismo, dopo un lungo periodo di lavoro di oltre dieci anni. Composizione in giallo, rosso nero, blu e grigio  ne è il manifesto. In esso non c’è più nessuna forma riconoscibile.

Nel frattempo dal 1917 era nata De Stijl, una rivista d’avanguardia di Van Doesburg, di cui Mondrian fu il mentore. La rivista riuniva un gruppo di architetti ed artisti, con l’idea di collaborare per creare un’arte che potesse interagire con gli spazi di vita. Alla fine risultò difficile la collaborazione e il gruppo si smantellò progressivamente.

Victory Boogie Woogie
Piet Mondrian – Victory Boogie-Woogie, 1944

Piet Mondrian muore a New York il 1° febbraio del 1944, 73 anni fa. Poco dopo il suo erede aprì le porte dello studio newyorchese dell’artista al pubblico, che ne rimase stupito: entrare in una scatola dalle pareti bianche decorate con rettangoli di colori, dava proprio l’impressione di essere dentro un suo quadro. Al centro della stanza poi, l’ultima opera incompiuta, Victory Boogie-Woogie della cosiddetta serie “dei quadri a diamante”. Il titolo è ispirato ai colori della vivace città di New York (c’è assenza di nero) e alla musica e al ballo che lì aveva scoperto. Tutte le linee sono scomparse, sulla tela solo rettangoli colorati incollati in modo incerto, è l’apoteosi della sperimentazione di Mondrian: la distruzione della forma. È il suo testamento spirituale, una rinascita, in un momento di morte, in cui per l’artista ritorna la vita!

A me piace ricordarlo con la risposta che diede ad un suo amico, sul perché continuasse continuamente a dipingere e cancellare Boogie-Woogie:

Non voglio quadri. Voglio scoprire delle cose.

 

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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