Trump contro l’aborto: l’evoluzione (?) di un sistema di pensiero

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Trump contro l’aborto: l’evoluzione (?) di un sistema di pensiero

trump22 gennaio 1973: la Suprema Corte americana emana la sentenza Roe contro Wade con maggioranza di 7 contro 2. L’aborto diviene possibile per qualsiasi ragione, fino al punto in cui il feto non è in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno (ciò avviene all’incirca al settimo mese), oltre questa soglia, l’aborto è legittimo in caso di grave pericolo per la salute della madre. Il paese si spacca: pro-life da un lato e pro-aborto dall’altro. Fondamentalmente, Repubblicani contro Democratici.

Dagli anni Ottanta fino ad oggi, dunque, la maggioranza al congresso si è liberamente schierata contro o a favore dell’aborto. Ed è quello che ha fatto Trump proprio nel giorno del 44esimo anniversario della famosa sentenza. Il neo-presidente ha firmato i suoi primi tre ordini esecutivi e tra di essi uno è volto a bloccare i finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano l’interruzione di gravianza, o che anche semplicemente informano le persone a riguardo. La regola in questione ha da sempre schierato le forze politiche su due fronti opposti ed è stata oggetto di continui cambiamenti politici e sociali: era stata introdotta da Regan nel 1985, abolita da Clinton nel 1993, reintrodotta da Bush nel 2001 e nuovamente abolita da Obama nel 2009.

A pochi giorni dalla marcia delle donne contro la politica del neo-presidente che ha mobilitato circa mezzo milione di persone nella capitale americana ed ha smosso l’opinione non solo americana, ma anche oltreoceanica, Trump conferma la propria linea politica, con una mossa che appare quasi come uno schiaffo ai diritti delle donne. Da oggi, l’Agenzia Americana per lo sviluppo internazionale, uno dei più grandi finanziatori al mondo delle organizzazioni che lavorano nei paesi in via di sviluppo, non concederà più fondi alle organizzazioni che contribuiscono alla diffusione della contraccezione, della lotta contro l’HIV, dell’informazione sull’aborto e sulla sessualità.

abortoUna decisione forte, che divide, indigna, forse, ma che decisamente non sorprende. Non è una mossa inaspettata, al contrario ha fatto parte del programma politico di Trump fin da subito, tanto che la questione dell’aborto era stata al centro del dibattito politico durante tutto il periodo delle elezioni.

Il presidente vuole difendere tutti gli americani, anche quelli che non sono ancora nati, e penso che la reintroduzione di questa norma non sia soltanto un modo per riflettere questo valore ma anche per rispettare i contribuenti.

«Si tratta di programmi di successo ed efficaci: sostegno diretto, distribuzione di preservativi, accompagnamento al parto, sicurezza nelle modalità di aborto» ha sostenuto il ministro olandese dello sviluppo, Lillianne Ploumen. Sono parole che infondono coraggio in ogni donna e fanno ben sperare che la lotta per la difesa dei diritti sia ancora accesa. «Il divieto d’aborto non porta a meno aborti ma a più pratiche irresponsabili in luoghi clandestini e a più mortalità materna.» ha continuato il ministro, dimostrando di aver compreso a fondo il vero impatto della decisione americana. Il vicino Belgio ha immediatamente accettato la sfida olandese e nei prossimi tempi si aspettano risposte positive anche da altri paesi, speriamo che anche l’Italia decida di venire coinvolta nel progetto, dimostrando di essere un paese all’avanguardia e pronto ad opporsi persino ad un grande colosso quale l’America per la tutela delle proprie donne.

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D. Trump

La “Global gag rule” (regola del bavaglio globale), così la chiamano gli oppositori, colpisce non solo chi pratica l’aborto, ma persino chi fa informazione a riguardo. Coerentemente con quanto affermava il presidente in campagna elettorale, quando gridava a gran voce che le donne che praticavano l’aborto dovevano essere punite, così come i loro medici. Si afferma così una fortissima violazione dei diritti dell’uomo, della loro libertà e diritto all’informazione, in un paese che era sempre stato in prima linea nell’affermazione e diffusione degli stessi. E tutto questo attraverso la penna della politica.

Trump intende smantellare la riforma sanitaria introdotta da Obama e questo è decisamente un forte passo in quella direzione, a discapito dei diritti delle donne.

Altri due sono gli ordini esecutivi firmati dal presidente: uno con cui gli Stati Uniti si ritirano definitivamente dal Tpp, l’accordo commerciale Trans-Pacifico (che, comunque, non era mai stato ratificato), l’altro con cui si prevede il congelamento delle assunzioni del governo federale (ad eccezione delle forze armate).

L’America sta vivendo una veloce involuzione, lanciata come un treno in corsa che ancora non si sa dove terminerà il suo viaggio. Speriamo che, in tutto ciò, non vengano travolti i diritti umani.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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