Il Sacrificio nel cinema: dove l’amore per gli altri ha il sopravvento

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Il Sacrificio nel cinema: dove l’amore per gli altri ha il sopravvento

Goethe usò queste parole per descrivere il sacrificio: «Chiunque cerchi di guidare gli altri, deve essere in grado di rinunciare a molte cose». Togliere qualcosa a se stessi per un fine esterno. Nelle trame cinematografiche l’uso del sacrificio ha sempre riscosso grande successo, soprattutto per il suo aspetto eroico e filosofico. Persone, comuni e non, che pongono prima di loro l’interesse la vita e l’amore degli altri.
Tra le tante pellicole, ho selezionato due film di ottima fattura, capaci di raccontare in maniera diversa il sacrificio a seconda dell’interpretazione del regista.

CONTIENE SPOILER.

Gran Torino (2008) è molto probabilmente uno dei film meglio riusciti di Clint Eastwood. La trama è molto moderna ed evidenzia da subito le caratteristiche del personaggio principale: Walt Kowalski. Egli è un reduce di guerra tradizionalista, xenofobo e misantropo. La vita lo ha messo a dura prova, rendendolo burbero sia con i suoi famigliari sia con il mondo esterno. Eppure sarà l’incontro con Tao, giovane di etnia hmong alla ricerca di una figura di riferimento, a portarlo a fare l’impensabile. Walt si sacrificherà nel modo più inaspettato di tutti: per fronteggiare i teppisti del quartiere uscirà di casa senza armi, facendosi ammazzare senza possibilità di fuga, davanti agli occhi di tutti. La polizia ovviamente arresterà i colpevoli liberando la comunità, ma è importante analizzare il gesto. Dopo essere stato trivellato di colpi, cade a terra a braccia aperte con i piedi uniti: è un richiamo concreto a Cristo, figura di spicco nell’ambito del sacrificio. Walt supera le sue paure e le sue antipatie per poi “liberare” dalle angherie dei cattivi coloro che prima erano i suoi nemici. Non solo, la sua meravigliosa auto Gran Torino verrà lasciata in eredità non alla sua odiata nipote ma proprio a Tao (che aveva per altro cercato di rubarla, non per sua volontà, a inizio film).

In V per Vendetta (2005) il sacrificio finale ha un fine più alto, sicché a più risonanza a livello mediatico. Oramai non c’è bisogno di spiegare la trama, visto che le citazioni del film sono famose in tutto il mondo, maschera del personaggio principale compresa.
Nella distruzione del Parlamento vi è un chiaro esempio di attacco ai poteri forti, che nel film controllano i media e le informazioni che vengono diffuse. Il luogo è simbolo di potere negativo, capace di ridurre a zero la libertà del cittadino (nel film esternato in modo quasi esagerato). L’unico scopo di V è liberare il popolo, soprassedendo ad ogni suo interesse personale, poiché neanche l’amore lo fermerà in questa sua scelta. Egli rappresenta lo spirito di ribellione di ogni persona: come dice Evey, la protagonista, mentre cerca di spiegare chi fosse quell’uomo mascherato al poliziotto Finch, «Era Edmond Dantès. Ed era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi».

Il sacrificio non deve essere obbligatoriamente di grande impatto. Anche nel quotidiano e nella vita di tutti giorni è possibile compiere piccoli gesti per fare del bene al prossimo. Sacrificare anche il proprio tempo per donare se stessi agli altri. Proprio come V o Walt, personaggi non propriamente positivi, che sono però riusciti ad avvicinarsi, come pochi riescono a fare, al concetto religioso di amore.

La scena finale del film V per Vendetta

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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