Ôboem: come l’arte neutralizza l’inquinamento visivo pubblicitario

0 701

Ôboem: come l’arte neutralizza l’inquinamento visivo pubblicitario

La cartellonistica pubblicitaria è da sempre uno dei simboli più antipatici del consumismo: spesso hanno assunto il suolo di capro espiatorio di una cultura economica imperante ma criticata. Certo è che le cose negli ultimi anni sono cambiate, non siamo più dei compratori compulsivi, le risorse economiche sono diminuite, si cerca più la qualità che la quantità e si cerca di essere più che di avere. Fatto sta che non è raro vedere spazi pubblicitari vuoti, anche in punti nevralgici, un tempo contesi: ma forse è così da queste parti, altrove è diverso. Ad esempio in Francia, in particolare a Bordeaux, dove è nata la startup Ôboem.

Il concetto di questo progetto è molto semplice: mettere opere d’arte al posto delle pubblicità, così da diffondere bellezza nel grigio labirinto urbano. Ecco quindi che è partita una campagna di crowdfunding per poter acquistare gli spazi pubblicitari, spesso decisamente onerosi.
L’idea di rendere quindi la città una vera e propria galleria d’arte è venuta ai fondatori di Ôboem, Marie Toni e Oliver Moss, dopo un viaggio in Cile, dove murali e street art coloravano gli edifici delle città. Questo progetto non vuole essere quindi solo un progetto creativo o una provocazione contro l’inquinamento visivo, i messaggi sbagliati della pubblicità e l’incitamento al consumo, vuole proprio l’esternazione di un’ideologia, un nuovo modo di pensare e di essere. Ôboem vuole permetterci di vivere nella bellezza e al contempo promuovendo gli artisti emergenti.

Per venire incontro a chi decide di aiutarci, invieremo anche delle riproduzioni di vari formati delle opere d’arte più votate. Se si vuole si potrà anche comprare gli originali.

Che quindi i cartelloni siano sostituiti sì da opere d’arte, ma in vendita? Non è anche questa una forma di pubblicità? Più bella, più lodevole, più eticamente corretta e sostenibile, certo, ma è pur sempre pubblicità.

Bellissima l’idea di questo progetto, sicuramente romantica, ma a parer mio un po’ lontana dalla realtà: il linguaggio pubblicitario è molto cambiato in questi anni, infatti grazie alle diffusione capillare di internet e dei social network, minoranze e comunità solitamente isolate hanno trovato il modo di esprimersi e venire allo scoperto, cercando accettazione. Il concetto di normalità è ormai messo in discussione e come è ovvio che sia, tutto l’apparato Marketing si è adeguato: qualche esempio? Il make up artist Manny Gutierrez è testimonial di Maybelline o la modella con la vitiligine Winnie Harlow è richiestissima. Ma oltre ad una maggiore attenzione ai messaggi, la pubblicità oggi ha cambiato la sua funzione in seguito alla crisi economica mondiale ancora in corso, poiché non ha più quella presa che forse aveva una quindicina d’anni fa sui consumatori. Non comunica più “dai, comprami!”, ma serve piuttosto a confermare lo stile di un brand conosciuto o a far conoscere qualcosa di nuovo, proprio come gli artisti emergenti.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.