“Manolo Blahnik. The art of shoes”: quando la moda è arte

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Manolo Blahnik. The art of shoes: quando la moda è arte

Manolo Blanhik all’inaugurazione della mostra

Manolo Blahnik. The art of shoes è la prova che la moda può essere una creazione artistica, che Manolo Blahnik è un genio e per questo è così adorato, e che il culto delle scarpe è giustificato davanti a tali meraviglie. Infatti a Palazzo Morando a Milano più che una mostra va in scena un tributo vero e proprio alla carriera quarantennale dello stilista spagnolo, che insieme ai marchi Christian Louboutin e Jimmy Choo, ha forgiato l’immaginario di stile degli appassionati di scarpe.

Nel meravigliosa cornice del palazzo settecentesco, tra ritratti, porcellane e tappezzerie incredibili, si snoda la mostra costituita da 212 modelli (scelti tra oltre 30 mila) e 80 bozzetti, esposti non in ordine cronologico ma divisi in sei sezioni, che coprono tutti i 45 sfavillanti anni di carriera di Manolo. Oltre alle scarpe di Blahnik, esposti troviamo anche alcuni esemplari della collezione di Palazzo Morando, museo del costume che conserva, oltre ad abiti e tessuti, circa 300 calzature realizzate tra il 1500 e il 1900. The art of shoes è un titolo dunque più che azzeccato, non solo per la complessità delle creazioni, complicate ed eclettiche pur piegate alla funzionalità, ma anche per il loro inserimento in contesto culturale più ampio, fatto di storia della moda e del costume.

Sono serviti ben due anni per realizzare la mostra, per riordinare l’archivio e quindi selezionare le scarpe più rappresentative della maison, che non sono altro che un vero e proprio sogno.

Ossie

Oltre ad essere uno status symbol, indossate dalle più belle donne dello star system e un vero oggetto di culto nella serie Sex and the City, la cui protagonista Carrie Bradshaw (interpretata da Sarah Jessica Parker, che ha anche disegno una sua linea in collaborazione con Blahnik) le indossa in più occasioni (v. le Hangisi blu cobalto), ciò che rende speciali queste scarpe sono la loro ispirazione. Il Prado di Madrid ha fornito a Manolo suggestioni in abbondanza: artisti (Goya o Picasso) come nobildonne e nobiluomini ritratti hanno ispirato pizzi e piume, cristalli e colori. E ancora, libri, film, sculture, opere d’arte antica, architetture, donne meravigliose si sono tramutate in oggetto (del desiderio), in stiletti impossibili e stivali altissimi, in lustrini e sete.

La divisione in sei sezioni di Manolo Blahnik. The art of shoes è stata voluta dalla curatrice Cristina Carrillo de Albornoz, che ha curato pure il catalogo della mostra, e ciascuna analizza un elemento chiave della produzione dello stilista: si parte con i personaggi che hanno fornito ispirazione diretta per la creazione dei modelli e si passa dunque alla seconda sezione dedicata ai materiali, ambito in cui lo spagnolo ha spaziato, sperimentato e osato; nella terza sezione ecco le scarpe frutto dell’amore per l’arte e l’architettura, mentre nella quarta c’è tutta l’ironia e l’estrosità di Blanhik, come dimostrano le calzature pensate e realizzate per il film del 2006 Marie Antoinette di Sofia Coppola, che per altro si è aggiudicato l’Oscar per i migliori costumi grazie al lavoro di Milena Canonero; le ultime due sezioni sono rispettivamente dedicate alle forme e colori della natura (deliziose le Ossie del 1972, realizzate insieme allo stilista Ossie Clark), e ai vari paesi le quali atmosfere hanno saputo incentivare la creatività di Manolo.

Arlety, primavera – estate 2013: décolleté di camoscio bicolore con punta increspata

Questa esposizione itinerante non poteva che partire da Milano, dove molte delle calzature vengono realizzate grazie alle sapienti mani degli artigiani italiani, dopodiché toccherà San Pietroburgo (Museo dell’Hermitage), Praga (Museum Kampa), Madrid (Museo Nacional de Artes Decorativas) e Toronto (Bata Shoe Museum).

Arte, artigianato, storia, cultura, bellezza, stile, natura, architettura: tutto questo si fonde in un oggetto di moda, scardinando una delle più radicate convinzioni, ovvero che la moda sia esclusivamente frivolezza, qualcosa di quasi stupido e inutile. E invece si rivela prezioso e indicativo del gusto estetico di un periodo storico, come l’atmosfera e il clima di un’epoca.

La metà delle mie creazioni sono dettate dalla fantasia, il 15% dalla pura follia, e il restante dai piedi per terra.

Manolo Blahnik. The art of shoes
A cura di Cristina Carrillo De Albornoz
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, Milano
Dal 26 gennaio al 9 aprile 2017

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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