#perlaGloria – Canal Grande, muoio anch’io. No, io no

1 1.010

#perlaGloria – Canal Grande, muoio anch’io. No, io no

Nel Canal Grande, qualche giorno fa, è morto un uomo.

C’è un video che gira su internet che mostra al mondo come si scivola in fondo ad acque gelide e pesanti. Mostra come si scappa da una vita che deve avere un peso specifico ben più gravoso di quello di quell’acqua torbida.

Io ho visto il video, pentendomene. Qualcuno ha visto la scena in diretta, chi dai ponti, chi dal battello, chi dalle vie della magnifica Venezia. Tutti immobili, fermi, come se vedessero un film.

Qualcuno ha gridato.

Non Aiuto“, “Aiutatelo“, “Correte” o cose analoghe, qualcuno ha gridato “AFRICA“, così, bonariamente, senza nessun razzismo, eh, del resto fosse stato un ragazzo caucasico, invece che un nero com’era, avremmo gridato tutti “Oh EUROPA“. Ovvio.

Qualcuno nel video si sente dire “è pazzo“, “lascialo morire“, non io, non tu, nessuno, era una voce fuori campo, senza paternità, pare.

Qualcuno ha anche lanciato dei salvagente, così, con mano malferma e poca mira, un po’ come a dire “io il mio l’ho fatto, eh“, quelle cose che lavano la coscienza con acque più scure di quelle del canale.

Un salvagente è arrivato anche vicino al ragazzo, la vittima, per dare il giusto nome alle cose, però non l’ha preso. Oh voleva morire, lasciamolo libero di scegliere. Noi che ci dobbiamo fare? Niente.

Che è esattamente quello che abbiamo fatto.

Ho letto anche i commenti sotto al video, pentendomene sempre. Insieme ai gettonatissimi “chissenefrega“, ”uno in meno“, “se  restava al suo Paese era ancora vivo”, ci sono una serie di sproloqui sul tecnicismo della situazione perché “io faccio il bagnino, lo sapete che uno che affoga ti tira sotto e poi i morti sono due?” e “se non sai nuotare bene nelle acque fredde muori subito, perché devo morire per uno che si è buttato, mica c’è caduto” e ancora “facile parlare, perché non ti sei buttato tu, io non so nuotare“.

Fallo tu, no tu, no tu.

E nel frattempo, non lo fa nessuno.

Tra tutte la gente non uno che sapesse nuotare decentemente. Non uno.

Però tutti bravissimi a tenere in mano il telefono e filmare tutto. Del resto quando ti ricapita di filmare la morte in diretta, la disperazione che affonda.

Nessun nuotatore, ma tutti reporter.

Io non so nuotare e sono stata disperata, se mi ritrovassi a sprofondare, nell’acqua o nell’angoscia, vorrei che qualcuno ci provasse, almeno, a tirarmi fuori e ho la sensazione netta che lo vorremmo tutti.

Non so e non voglio sapere se il fatto che quel ragazzo fosse nero abbia amplificato l’indifferenza, so che quello che si vede dall’immagini è proprio quello, l’indifferenza totale.

Non ho visto persone ma spettatori, nessuno si è buttato e nemmeno si è preoccupato, o disperato o ha gridato per lo sgomento, niente.

Ho visto morire un uomo in un video fatto con i telefonini, un video venduto ai giornali, un video nella galleria del cellulare che forse faremo vedere agli amici al bar raccontando quanto ci ha turbato e scosso quell’episodio così angosciante.

Ho visto un sacco di gente morta, in piedi,  a guardare una scena, senza un gemito, senza un’emozione.

Parlo senza esserci stata lì, su quel ponte, su quel battello. Parlo sperando che qualcuno mi insulti, mi additi e mi racconti che in realtà non è andata così, perché c’era e ha visto altro.

Lo spero, non #perlagloria, per l’umanità.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Matteo dice

    Non ho visto nulla per non provare questa sensazione, ma è vero, il morto è stato uno, ma non è l’unico morto, in quel contesto. A parte l’indifferenza nei confronti di una persona (di colore, ma non siamo un paese razzista, non sia mai) che annega, e che rivela tutta la mancanza di umanità di cui siamo ormai capaci, mi agghiaccia l’indifferenza con cui ci manifesta in tutta l’idiozia possibile, come se essere idioti non fosse più idiota, ma accettabile.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.