Anche Dio è impotente di fronte Auschwitz: una riflessione di Hans Jonas

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Anche Dio è impotente di fronte Auschwitz: una riflessione di Hans Jonas

Hans Jonas
Hans Jonas

Perché? Questa è la domanda che ogni uomo il 27 gennaio si dovrebbe  porre: perché? Con questo semplice quesito ci si riferisce a un momento particolare della Storia, ovvero a quel 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo  Ivan Konev liberano il campo di Auschwitz. Ma la domanda sottintende una riflessione ancora più profonda: perché Dio ha permesso che ciò accadesse? Che ne è stata della Alleanza tra il Signore e il suo Popolo? A queste domande cerca di rispondere Hans Jonas nella breve conferenza del 1984, Il concetto di Dio dopo Auschwitz – Una voce ebraica, quando il filosofo ebreo-tedesco tenta di dare una spiegazione che provi a salvare il Dio ebraico.

Jonas spiega che Auschwitz apre un nuovo capitolo nella millenaria storia ebraica, poiché non era mai successo che un popolo fosse così brutalmente “disumanizzato”, portato agli estremi dell’esistenza, visibile nei «fantasmi scheletrici sopravvissuti ai campi». Precedentemente gli ebrei erano stati uccisi per vari motivi, o perché l’Alleanza era stata rotta o per un consapevole martirio, ma ad Auschwitz   «non hanno posto fedeltà o infedeltà, fede o non fede, colpa e pena, né prova, testimonianza  e speranza di salvezza, né ancora forza o debolezza, eroismo o viltà, caparbietà o rassegnazione». Jonas si pone dunque la domanda:

Quale Dio ha potuto permettere che accadesse qualcosa del genere?

Il Dio che presenta Jonas è un dio molto diverso da quello che comunemente concepiamo.

Il filosofo rappresenta questo Dio con un mito, alla stregua di Platone che utilizzava i miti per far comprendere concetti più complicati anche a interlocutori meno preparati dal punto di vista teoretico. Il mito ci dice che Dio ha deciso di immettere il suo essere nel tempo e nello spazio: facendo ciò, Egli diviene un essere-nel-mondo, perciò sarà un essere in divenire. Proprio questo elemento stride con la concezione tradizionale di una divinità: l’essere divino, di stampo quasi parmenideo (caratterizzato dalla unicità, immortalità, immutabilità, in-generabilità, omogeneità e atemporalità) non può subire mutazioni, la sua condizione è quella della immutabilità, di contro alla  finitezza e la caducità degli esseri mortali. Ma questo dio jonasiano si forma man mano che il mondo creato prosegue nel suo sviluppo: Dio si arricchisce di esperienza.

Inoltre è un Dio che ha cuore, Egli «non è lontano, separato e chiuso in sé, ma che è coinvolto in ciò che ha a cuore. Qualunque sia la condizione “primordiale”della divinità, essa ha smesso di essere chiusa in sé  nell’istante in cui è entrata nell’esistenza del mondo, nel momento in cui lo ha creato o ne ha permesso la nascita».

Hans Jonas
Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz

Proprio su questo punto, dice Jonas, vi possono essere problemi. Se immaginiamo un Dio onnipotente non possiamo immaginarlo, allo stesso tempo, sia buono e comprensibile. Ma siccome Dio deve essere in qualche modo comprensibile, ed è proprio di Dio essere buono, allora egli non può essere onnipotente «se Dio, in un certo modo e in un certo grado, deve essere comprensibile (e dobbiamo tener fede a questo punto) allora il suo essere buono deve essere conciliabile con l’esistenza del male, e ciò è possibile solo se egli non è onnipotente». D’altronde, continua il pensatore ebreo, l’onnipotenza viene meno nel momento in cui ci si oppone a qualcosa d’altro, infatti «esistenza significa resistenza».

Nella parte conclusiva del suo testo Jonas asserisce alcune tesi davvero forti: Dio nel suo divenire-nel-mondo ha rinunciato a qualsiasi ingerenza negli affari degli uomini. I miracoli che sono successi ad Auschwitz sono opera dell’uomo.

Dio ha taciuto. E allora io dico soltanto: egli non è intervenuto non perché non volesse, ma perché non poteva.

La tesi finale portata avanti da Jonas è quella della contrazione di Dio, cioè dalla dottrina espressa nello “Tzimtzum”, presente nella “Kabbalah” luriana, cioè una tesi del XVI secolo secondo cui la creazione sarebbe avvenuta per una autolimitazione volontaria dell’Infinito. Ma Jonas va oltre

La contrazione è totale, in quanto il tutto, secondo la sua potenza, ha alienato l’infinito nel finito consegnandosi così ad esso.

Dunque nella Giornata della Memoria è bene ricordare il sacrificio umano sull’altare del delirio, altresì è utile ricordare che Dio ha riposto in noi la sua fiducia in un atto d’amore che va ben oltre la nostra umana comprensione.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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