Intervista a Chiara Salvi: il suo percorso di giovane fotografa

Da Soffice or De Humani Corporis Fabrica, © Chiara Salvi

Chiara Salvi è una giovane fotografa nata a Firenze nel 1993. Ha studiato e lavorato a Londra; attualmente lavora a Milano. L’abbiamo intervistata per capire quali passioni, quali scopi e quali progetti si celino dietro il suo particolare modo di fare fotografia.

Sei nata a Firenze, poi ti sei trasferita a Londra per studiare e lavorare. Cosa ti hanno dato, artisticamente, queste due culle della cultura?

Firenze è stata il punto di partenza: durante le scuole superiori si è accesso il mio interesse per l’arte, che ha trovato un terreno fertile nella mia città e nei suoi borghi. Negli anni successivi ho spremuto l’immenso patrimonio artistico di Firenze che, di colpo, ho realizzato avere a portata di mano: è stata una rivelazione. Ho studiato Storia dell’arte con trepidazione e ansia di conoscere, osservavo e non mi stancavo mai di osservare.
L’osservazione, l’analisi dei corpi e delle forme era diventata per me una necessità; esploravo le strutture e i lineamenti, scomponevo e ricomponevo le sagome, isolavo i dettagli che più mi piacevano e li immaginavo su una tela bianca, astratti e riutilizzabili. Mi ricordo che saltavo la scuola, che ogni cosa poteva essere osservata e, solo dopo, ho realizzato il potere di catturare.
Londra mi ha sommerso di input visivi di ogni genere, veloci, lampanti, continui, eterogenei. A Firenze ero in grado di distendere i sensi e assimilare le forme lentamente, prendermi il tempo necessario, tornare e andare senza fretta. Londra mi ha travolto ed ho reagito come potevo. Amo questa città, immensa e instancabile, amo i suoi ritmi e le sue opportunità, qui ho scoperto l’arte contemporanea: i miei sensi e i miei occhi si sono assottigliati, sempre in cerca di ispirazioni, d’immagini, di dati visivi. Quei ritmi, quell’ansia generale di arrivare, mi ha spinta a cercare nuovamente la lentezza, e l’ho trovata nella fotografia analogica, nei processi fotografici tradizionali e alternativi.
Ho studiato fotografia al London College of Communication e passavo le giornate in camera oscura;  stampavo su materiali diversi, sperimentavo con vari processi e ascoltavo Tom Rosenthal.

Fotografi la natura, fotografi degli attimi sospesi, il corpo, le sue cicatrici, le sue unicità, a colori e in bianco e nero.  Cosa ti colpisce e cosa cerchi di catturare attraverso la fotografia?

Portrait of my sister, © Chiara Salvi

Il mio avvicinamento alla fotografia è stato lento e placido, fotografavo in digitale per il piacere di riosservare, ma non sapevo ancora esattamente cosa cercavo.
Sono una fotografa meticolosa, mi interessano attimi sospesi ma non fuggenti; costruisco molto accuratamente i miei scatti e raramente fotografo d’istinto. La fotografia per me è meditazione, osservazione, contemplazione del soggetto e delle possibilità che offre. Penso tanto, stampo tantissimo e scatto poco. Tendo ad isolare il soggetto o il dettaglio, per tagliarlo fuori da un contesto ed inserirlo nel mio.
Mi affascina il corpo umano, fuori e dentro, sono appassionata di anatomia, radiologia e traumatologia.
Della fotografia mi colpisce il processo fotografico: scatto esclusivamente in analogico e presto particolare attenzione allo sviluppo del rullino e alla stampa nel negativo, sia su carta fotografica sia su superfici quali carta Khadi, conchiglie, marmo, alluminio e, recentemente, ossa e calcite, grazie al supporto di emulsioni fotosensibili.

Come si sta evolvendo la tua ricerca estetica?

Il mio interesse per il corpo umano è nato a Firenze, si è evoluto attraverso la fotografia e sta seguendo un percorso dall’esterno verso l’interno.
Ho fotografato la pelle e le sue imperfezioni, le sue ferite e i segni del tempo con un Hasselblad500CM e un tubo di prolunga. Ispirata da artisti come Susan Aldworth, Joyce Cutler Shaw e Juana Gomez, ho iniziato ad osservare il corpo da un punto di vista scientifico, a leggere trattati sul rapporto tra arte e scienza e ad interessarmi di radiologia e traumatologia. Ho concentrato le mie attenzioni su mia sorella e il suo trauma al ginocchio: da lì è nato Soffice.
Diorama, invece, è una raccolta di mammografie poi stampate in camera oscura. Attualmente sto scattando fotografie di ossa di animali e pensando a un’eventuale stampa su di essi.

Ci parli dei tuoi progetti in corso e di quelli futuri?

Mandibola © Chiara Salvi

In questo periodo sto lavorando con la mandibola di un animale selvatico trovata in un bosco: la fotografo e valuto la possibilità di stamparci sopra. La ricerca è ancora lunga, è un progetto non maturo sotto molti punti di vista.
Durante il mio ultimo anno a Londra ho trovato nel mercatino di Bermondsey una serie di ossa, ancora da catalogare, appartenute probabilmente a un’università di medicina. Anche questo è un progetto in corso.
L’incubazione delle mie idee è lunga, anche per il fatto che attualmente lavoro a Milano e solo a Firenze dispongo della mia camera oscura e dei miei materiali.
Lo scorso anno ho curato una mostra fotografica in provincia di Firenze – Touching a Photograph – con il mio ragazzo, anche lui artista e fotografo. Abbiamo intenzione di portare avanti questo progetto e ci stiamo organizzando per avviare una nuova Open Call. Tra i vari progetti, anche un Master a Berlino.

Canali web di Chiara Salvi: sito web, Instagram, Flickr, LinkedIn

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

Tutte le immagini sono di ©Chiara Salvi

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By on gennaio 28th, 2017 in Articoli Recenti, Interviews, Visual & Performing ARTs

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