Gunter Demnig e le nuove Pietre d’inciampo a Roma e Milano

0 1.032

Gunter Demnig e le nuove Pietre d’inciampo a Roma e Milano

Gli Stolpersteine sono le Pietre d’inciampo trasformate in un progetto artistico dall’artista tedesco Gunter Demnig, un progetto animato da ragioni etiche, storiche e politiche. Infatti nel 1990, al cospetto di una signora che negava che a Colonia nel 1940 fossero stati deportati mille sinti come prova generale per la deportazione degli ebrei, l’artista decise di dedicare la sua vita alla memoria di tutti i deportati durante il periodo nazifascista. Il progetto Memorie d’inciampè di una semplicità ma genialità sorprendente: un sampietrino reca incisi sulla superficie superiore, rivestita di ottone, nome e cognome, data di nascita, data e luogo di deportazione, data di morte del deportato. Questi sorgono nei pressi dell’abitazione dei deportati, dai luoghi da  cui sono stati strappati ai loro affetti e alle loro occupazioni, per essere uccisi senza essere nemmeno degni di sepoltura. Grazie alle pietre d’inciampo tornano ora nelle loro case per essere ricordati dai parenti e dai tanti cittadini che ogni giorno transitano davanti.

Pensare di collocare tanti sampietrini quanti sono i deportati è impresa davvero titanica: Demnig ha avviato il progetto nel 1993 e ad oggi gli Stolpersteine sono già oltre 50.000 in 17 paesi europei e in 898 città tedesche. Il 28 gennaio 2010 anche l’Italia è entrata a far parte di questo grande circuito della memoria, quando 30 sampietrini dedicati a ebrei, politici e carabinieri sono stati installati in sei quartieri di Roma: quest’anno nei giorni 11 e 12 gennaio si è svolta l’ottava edizione del progetto, durante la quale Demnig ha installato altri 24 Stolpersteine. Nel corso delle ultime edizioni, poi, la mappa italiana degli Stolpersteine si è estesa a includere ben 22 città italiane tra cui Bolzano, Brescia, Genova, L’Aquila, Livorno, Merano, Novara, Prato, Ravenna, Siena, Torino e Venezia.

Da aggiungersi all’elenco c’è anche Milano: il 19 gennaio è stata posata la prima pietra d’inciampo dedicata ad Alberto Segre ed è stata posta davanti alla sua casa in corso Magenta 55 alla presenza della figlia Liliana, l’unica della famiglia a tornare viva da Auschwitz (e oggi presidente del “Comitato per le Pietre d’Inciampo”). Nella stessa giornata sono state collocate altre 5 pietre dedicate a ebrei e deportati politici, come Gianluigi Banfi, Adele Basevi Lombroso, Dante Coen, Melchiorre de Giuli e Giuseppe Lenzi. L’impegno milanese non si ferma qui: l’obiettivo, ha annunciato il sindaco Sala, sarà continuare questo progetto posizionando, nei prossimi 5 anni, dalle 12 alle 24 pietre.

Cosa rende le Pietre d’inciampo così uniche rispetto agli altri monumenti e memoriali? Innanzi tutto la discrezione e l’assenza di retorica, il sampietrino infatti non emerge ma s’interra, non s’impone ma vi si inciampa casualmente; poi l’integrazione urbana e la capillare ma precisa diffusione nella mappa urbana. L’intreccio tra passato e presente, condizione di ogni elaborazione della memoria non prettamente commemorativa, è forte e permette a chiunque inciampi oggi in un sampietrino di soffermarsi, riflettere e interrogarsi su ciò che è stato e su ciò che potrebbe riaccadere, magari sotto altre spoglie.

Il progetto ha molteplici obiettivi tra i quali l’esaltazione del rapporto tra individuo e collettività, tra memoria privata e memoria pubblica, la lotta contro il revisionismo e l’incentivazione della ricerca storica al fine di arricchire e integrare i libri della memoria. Da qui la necessità di coinvolgere gli studenti che, rappresentando il futuro, hanno il compito di ricordare e testimoniare il passato.
Inoltre, a differenza delle celebrazioni che ogni anno si affollano nella giornata deputata alla memoria il 27 gennaio, Memorie d’inciampo è un progetto in progress, la cui durata è imprevedibile e incalcolabile. Lo sportello aperto presso la Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia di Roma è attivo tutto l’anno. Ascolta, indirizza e raccoglie le prenotazioni per i sampietrini che, inoltrate all’artista, si traducono in altrettante pietre da lui realizzate e personalmente installate.

A molti va l’onore e il merito di questo progetto e, soprattutto, della sua possibilità di continuare a vivere. A Gunter Demnig, in primo luogo, per l’idea geniale degli Stolpersteine come strumento contro l’oblio e il revisionismo storico. Ai testimoni sopravvissuti e alle famiglie dei deportati che, donando gli Stolpersteine in memoria dei loro cari, consentono alla loro storia di divenire patrimonio collettivo. Ai Presidenti dei Municipi, che hanno accolto con entusiasmo il progetto, attivato una rete istituzionale dal basso, provveduto alle opere necessarie all’installazione delle pietre, tutelato e salvaguardato la loro incolumità. Infine al comitato promotore composto da ANED Associazione Nazionale ex Deportati, ANEI Associazione Nazionale ex Internati, CDEC Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, IRSIFAR Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane, Museo Storico della Liberazione).

Valentina Piuma per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.