Se Google nega l’Olocausto: il prezzo della verità nella contemporaneità

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Se Google nega l’Olocausto: il prezzo della verità nella contemporaneità

E se Google negasse l’Olocausto?

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato.

Così parlò Karl Marx nel 1847.
Ma all’interno della nostra società, di stampo fortemente capitalistico, dove tutto è acquistabile o comunque vendibile, come vengono percepiti tutti quei valori che hanno “solo” valore morale come ,ad esempio, la verità?
Per rispondere a questa domanda è sufficiente rileggere la frase con cui abbiamo aperto. Ci troviamo, infatti, in un’epoca in cui anche la verità è diventata merce di scambio.
Di recente, il sito neonazista Stormfront, ha pubblicato un articolo da clickbait, intitolato Le 10 ragioni per le quali l’Olocausto non è mai esistito. Ovviamente, ha ottenuto rapidamente una popolarità tale da porlo come primo risultato della ricerca “olocausto”. Ciò avviene a causa del sistema algoritmico di Google, che dà la precedenza ai contenuti con più click e, quindi, i più popolari. Tuttavia, la giornalista inglese Carol Cadwalladr ha dimostrato che esiste una contromisura adeguata a limitare la diffusione di “bufale” sul web. La giornalista ha infatti pagato il link della pagina di Wikipedia sull’Olocausto, e, versando continuamente delle somme di denaro, ha garantito alla pagina da lei scritta (e finanziata) il primato tra gli altri risultati. Carol Cadwalladr ha dovuto, insomma, pagare per dire la verità.

K. Marx

L’algoritmo di Google, per quanto sia scientificamente efficiente, da un punto di vista etico pone una grande contraddizione. Il compito dell’algoritmo deve essere necessariamente quello di calcolare, non quello di pensare come un essere umano, anche se c’è il rischio – evidente – di proporre simili menzogne e di conferire ad ognuno la possibilità di condividere la propria soggettiva realtà e visione dei fatti, indipendentemente dal contenuto. Ora, è lecito chiedersi se su Internet ci siano più Carol Cadwalladr o più scrittori di Stormfront. Il disinteresse verso l’informazione, nella sua accezione più totale, nasce anche da casi di questo genere: dal costante tentativo di imporre realtà distorte, manipolate o, comunque, filtrate. Argomentare, analizzare e contestualizzare è un conto, tutta un’altra storia è invece “gonfiare” a proprio piacimento un qualsiasi prodotto solo per renderlo più vendibile.

Lo scopo finale della società mondiale contemporanea è, purtroppo, soltanto uno: vendere, riducendo tutto alla commercializzazione, anche i valori inalienabili, senza preoccuparsi di diffondere ignoranza. Non desterebbe stupore, quindi, trovare i tre slogan del Partito descritti da George Orwell nel suo libro 1984 come risultato più quotato di una ricerca su Google:

La guerra è pace.
La libertà è schiavitù
L’ignoranza è forza.


Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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