#ArtSpecialUNESCO – La città di Vicenza e le ville del Palladio

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Oltre alla città di Verona e all’Orto botanico di Padova, siti UNESCO di cui abbiamo già avuto modo di parlare, il patrimonio storico-artistico mondiale localizzato nella regione del Veneto si compone di numerose altre testimonianze meritevoli di essere tutelate per le generazioni future. Parliamo di Venezia e della sua laguna, delle Dolomiti, dei siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi, della città di Vicenza e infine delle numerose Ville sparse per le province di Vicenza, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia e Verona, per la realizzazione delle quali risultò determinante il contributo del famoso architetto italiano del ‘500 Andrea Palladio.

Teatro Olimpico ideato dal Palladio nel 1580 per la città di Vicenza

Andrea di Pietro della Gondola, detto il Palladio, nato nel 1508 a Padova da una famiglia di umili origini, iniziò all’età di tredici anni la sua attività artistica come scalpellino. Trasferitosi in seguito a Vicenza, l’incontro fortunato con Giangiorgio Trissino, nobile letterato e umanista, lo portò a studiare gli autori classici e l’architettura dell’antichità. Tuttavia, la formazione di un architetto dell’epoca non poteva non concludersi con i viaggi nella città di Roma dove lo studio dei modelli classici richiamava artisti e architetti da ogni parte d’Italia. Anche per il Palladio, dunque, l’esperienza dei cinque viaggi che intraprese recandosi nell’Urbe, tra il 1541 e il 1554, rappresentò un momento formativo fondamentale. La preparazione di urbanista acquisita fu subito dimostrata dallo stesso nella progettazione di numerosi edifici sia pubblici che privati fabbricati nella città Vicenza che, subalterna rispetto alla vicina Venezia, era lo stesso abitata da aristocratici signorotti volenterosi di riscattare il loro valore e la loro importanza commissionando la costruzione di maestosi palazzi.

Tra le strutture pubbliche vicentine riconducibili al Palladio, ricordiamo Le logge del palazzo della Ragione, primo incarico di natura pubblica nell’espletamento del quale il Palladio dimostra di essere affascinato dal modus operandi di un altro importante architetto attivo nel medesimo periodo: Sansovino che, proprio in quegli anni, stava lavorando alla Libreria Marciana a Venezia.

Villa palladiana Almerico Capra detta La Rotonda, Vicenza (1556-1559)

Sempre nella città di Vicenza, Il Palladio si occupa della edificazione della cupola della Cattedrale (1558), della Loggia del Capitaniato (1571-1572), dell’Arco delle Scalette (1576) e infine del magnifico Teatro Olimpico (1580). In particolare per l’esecuzione di quest’ultimo il Palladio, si servì dei modelli classici appresi negli anni della formazione: il De architectura di Vitruvio rappresentò infatti una fonte di studio fondamentale per la riproposizione, nel teatro olimpico, della pianta del teatro romano.

Come abbiamo avuto modo di accennare il Palladio non deve essere ricordato solo come prolifico progettista di palazzi urbani. Infatti famose sono anche le ville alla creazione delle quali si dedicò e che, secondo i Quattro libri dell’architettura (manuale scritto dal Palladio e pubblicato nel 1570), dovevano presentare una struttura il più possibile funzionale alle attività bucoliche e agresti – che nelle stesse dovevano svolgersi – ed essere collocate su un piano rialzato per dominare i campi.

Tuttavia il più importante esempio di villa palladiana divenuto, nel corso del ‘700, il prototipo del movimento neopalladiano inglese, è rappresentato da Villa Almerico Capra, detta “La Rotonda”. Quest’ultima sembrerebbe sfuggire alla concezione della masseria perché troppo monumentale nella sua organizzazione, nei suoi cortili e nelle sue scalinate. Come fa notare Andrea Leonardi nel fascicolo La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto[1], tali tratti decorativi, ma allo stesso tempo funzionali alle ore da trascorrere in armonia con la natura, furono in seguito riproposti da architetti angloamericani in altri contesti. Ecco dunque che gli stessi sono osservabili a ovest di Londra nella tenuta di Lord Burlington (la Chiswick House), tirata su tra il 1725 e il 1729 e ancora nella sede dell’Università della Virginia realizzata tra il 1822 e il 1826.

Sede dell’Università della Virginia, realizzata (1822-1826)

Inventore di un nuovo modo di costruire tanto in città quanto in campagna, il Palladio fu capace di intercettare le esigenze degli aristocratici committenti del suo tempo senza mai distogliere l’attenzione dai modelli classici che nel periodo giovanile avevano plasmato le sue abilità architettoniche.

Per tali motivi e anche per aver dato luogo al movimento neopalladiano inglese, le più significative documentazioni dell’architettura palladiana sono entrate a far parte nel 1994 della World Heritage List raccontando l’estro di un altro genio creativo umano.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

[1] LEONARDI A., La città di Vicenza e le ville palladiane nel Veneto (nella collana I tesori d’Italia e l’UNESCO), SAGEP TURISMO EDITORI, 2013, 6 s.

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