One Hour Photo – Henri Cartier-Bresson: il fotografo del secolo

2 1.101

One Hour Photo – Henri Cartier-Bresson: il fotografo del secolo

Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004) è stato probabilmente il più grande fotografo del Novecento.
Di origine francese, con un grande interesse per il surrealismo, scoprì la fotografia durante un viaggio in Africa: vedendo un’immagine semplice, per certi aspetti banale, che ritrae alcuni bambini che corrono in riva al mare, Bresson intuì per la prima volta il potere di un’istantanea, ovvero creare l’immortalità. Nei primi decenni del Novecento il potere della fotografia non era ancora stato rivelato: le macchine fotografiche erano ingombranti e richiedevano un lungo tempo di regolazione. Le fotografie scattate erano sempre costruite, con soggetti che si prestavano principalmente a ritratti singoli o di famiglia. Bresson assiste, attorno al 1930, alla nascita della Leica: la prima macchina fotografica in grado di scattare una fotografia in modo veloce, unico oggetto in grado di dare una rappresentazione viva della realtà.

Le foto di Bresson sono famosissime: mostrano l’occhio attento di un uomo capace di leggere la realtà in un modo unico. Il suo interesse per l’inconscio e l’irrazionale sviluppa in lui una grande capacità di cogliere “il divino” e “l’immateriale” nelle cose comuni. Un esempio ne è una delle sue fotografie più famose, per altro non particolarmente bella, ma la cui eccezionalità sta nella combinazione di più elementi: il salto dell’uomo che rispecchia quello della ballerina sul manifesto, le guarnizioni nell’acqua che risultano simmetriche rispetto alle onde, il piede colto esattamente nell’ultimo momento in aria. Un minuscolo attimo e dopo tutto questo sarebbe scomparso: le simmetrie comparse sparite e l’acqua si sarebbe increspata. L’uomo salta e l’impressione è che atterri in un nuovo cielo che sta proprio ai suoi piedi.

Il fotografo è anche un testimone degli eventi storici del Novecento: la sua lunga esistenza gli ha permesso di assistere alle due guerre mondiali, alla guerra fredda, ai cambiamenti tecnologici, sociali, artistici. Le sue immagini girano il mondo e, prima della nascita della televisione, sono tra le più autorevoli rappresentazioni della realtà. Il fotografo mostra all’Europa immagini inusuali: il 4 luglio 1947 è in America durante la festa dell’Indipendenza, dove ritrae manifestazioni estreme, assolutamente sconosciute al mondo europeo. Passa alcuni mesi in India, scattando immagini che permettono alle masse di entrare in un ambiente estraneo, ma Bresson è anche il primo fotografo occidentale a cui è concesso entrare in Unione Sovietica: il risultato è il ritratto di uno stato che, tra le sue molte contraddizioni, ha pregi che l’Europa non può vantare. Tra le immagini più famose c’è quella di una donna operaia che comanda alcuni uomini a lei sottoposti, accanto a quella che ritrae una parata militare dove le donne risultano essere medagliate al pari degli uomini.

Bresson non abbandona mai il panorama artistico e letterario: Picasso, Matisse, Sartre, Camus sono tra i suoi più cari amici e che egli rappresenta nei momenti più spontanei, infatti ha la fortuna di entrare nelle loro case come amico, non come fotografo. La sua popolarità è lampante in una foto che egli scatta ai coniugi Kennedy: i due gli sorridono e lo salutano, come a dire «è proprio lui, è Henry Cartier Bresson».

Il lavoro sul campo non è stato l’unico: Cartier-Bresson è stato uno dei quattro fondatori della Magnum, agenzia fotografica nata nel 1947. Gli obiettivi dell’agenzia, che ancora oggi esiste e raccoglie i più importanti fotografi al mondo, sono tre: la difesa del diritto d’autore, la serietà nella testimonianza dei fatti e il rispetto della specificità dei vari generi fotografici.

Bresson è stato un grandissimo fotografo, convinto che la fotografia fosse arte, testimonianza veritiera, strumento a servizio della realtà. Le sue immagini dimostrano che la storia è fatta di persone (stra)ordinarie, di abitudini quotidiane, di attimi che non si ripetono. Per questo le sue fotografie riescono ad essere continuamente attuali.

Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo. Un appuntamento con il caso, che di appuntamenti non ne dà.

Chiara Vitali per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Rui Palha dice

    The photo of the woman in the middle of the pidgeons was not made by Henri Cartier-Bresson.
    The photo was made by me, Rui Palha, in 2010, in Bolhão market, Porto, Portugal. HCB was already dead unfortunately

    I have a formal letter from Henri Cartier-Bresson Foundation writen by Aude Raimbault that confirm what I am writing.
    Probably you shoud write her to clarify your lack.

    Dear M. Rui Palha,

    By this message I certify that the image below is not a photograph by Henri Cartier-Bresson :

    Sincerely yours,


    Aude Raimbault

    Fondation Henri Cartier-Bresson

    2, Impasse Lebouis

    75014 Paris

    Tel : +33 1 56 80 27 02

    Fax : +33 1 56 80 27 01

    aude.raimbault@henricartierbresson.org

    http://www.henricartierbresson.org

    Actuellement à la Fondation HCB :
    Zbigniew Dłubak – Héritier des avant-gardes
    17 janvier – 29 avril 2018

  2. Rui Palha dice

    I just sent an email to carlottatosoni@9art.biz with the letter I received from HCB Foundation.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.