Il G7 della Cultura che verrà

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Il G7 della Cultura che verrà

Aprite ai Signori dell’inferno le porte e tu, virgulto d’un partito recitante il suo antico Io, farai loro guida, sorridente, nella città che tu hai reso imbecille dal tuo diroccato palazzo.

30 e 31 marzo, queste le date del G7 della così detta “cultura” che si terrà a Firenze per parlare della protezione del Patrimonio culturale, del traffico illecito e della cultura quale strumento di dialogo fra i popoli, o almeno così ha assicurato Dario Franceschini, che per magia è ricomparso a guidare verso morte certa il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, vista la sua passione nello smantellamento della rete a tutela ambientale/artistica, accorpando la soprintendenza dei beni artistici a quelli archeologici e rendendo quindi invivibile il flusso continuo di dati, mandati da emanare etc. e donando a destra e a manca autonomie ai musei: un semplice modo per togliersi il dovere di tutelare il patrimonio culturale. Senza poi parlare dell’emergenza in cui versa l’Umbria dopo la devastazione naturale dove c’è la grazia divina a puntellare ciò che è rimasto in piedi.

Dario Nardella, sindaco di Firenze, con un tweet che finisce con un occhiolino tradotto in simboli ASCII, perché “fa giovane” e nella loro testa ai giovani piacciono le persone che fanno i giovani, si esalta perché l’evento servirà a far vedere quanto Firenze conti nel mondo culturale, nonché come la città stia vivendo un altro Rinascimento. Cosa significhi è presto detto, il soggetto sottinteso è lo sfruttamento della cultura come un pozzo di petrolio: Firenze è inabitabile per un normale cittadino – ormai fuggiasco verso lidi più lontani e meno onerosi – perché è a misura di turista e per loro si può sfregiare tutto, tanto che ne sanno loro del rapporto cittadino-città, loro non ci devono vivere, ci abitano e basta. Uno dei più recenti sfregi è l’apertura di un Fish and Chips bar in piazza San Marco, cuore pulsante quattrocentesco dell’arte, dove Beato Angelico scolpì con il pennello figure divine, nei suoi orti Lorenzo de’ Medici vide il talento di Michelangelo .

Elena Maraini, Spot n. 147

In un collage della performer e poetessa visiva Elena Maraini v’è una figura di donna da pubblicità, di quelle stereotipizzate, usate per fini commerciali, accompagnata dalla scritta «Non si muore di terrorismo». La strumentalizzazione uccide, è questo il vero potere dell’arte e della filosofia, quello di essere inutili e per questo libere da un sistema utilitaristico, libere di trascendere eppure capaci di cambiare qualsiasi cosa tocchino alla radice. Questo però per Gianni e Pinotto non è possibile, la cultura è un immenso pozzo petrolifero che va sfruttato per guadagnarci il più possibile, appianando la complicata organicità a favore di un rapido utilizzo.

Questi sono i preamboli nostrani all’evento che si consumerà a mo’ d’orgia, dove verrà sacrificata sull’altare una cultura nata solo per essere sfruttata, come i nascituri nelle vecchie famiglie contadine, dove venivano fatti molti figli perché servivano braccia per lavorare: non erano bambini, erano robot.

Così è la cultura, così tutta l’umanità, a cui è stata apposta una maschera sorridente.

Alex D’Alise per MIfacciodiCultura

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