San Sebastiano: simbolo e leggenda contemporanea

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San Sebastiano: simbolo e leggenda contemporanea

28 Mantegna - San Sebastiano
Mantegna – San Sebastiano, 1841

20 gennaio. Un giorno come un altro. Eppure questo è dedicato, secondo il calendario cristiano, alla celebrazione di uno dei santi maggiormente rappresentati nella storia dell’arte: San Sebastiano.

Martire per la fede, vissuto sotto il periodo dell’imperatore Diocleziano, entra nella storia come soldato militante per l’esercito romano che divenuto presto comandante, sfruttò questo suo ruolo in favore della protezione segreta dei cristiani disertando l’impero.
Affascinante eroe che non viene però preso a modello dai pennelli dei maggiori pittori del Rinascimento solo per le sue qualità morali, che anzi creeranno controversia in seguito, ma soprattutto per la possibilità di sperimentare un’iconografia creata sull’immagine di Cristo.

Flagellato a morte e poi gettato nella Cloaca Maxima dopo essere sopravvissuto alle frecce, là sua morte e la sua sofferenza non poterono che toccare nel vivo la fantasia rinascimentale che rivide nel personaggio il protagonista di una nuova passione.

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Antonello da Messina – San Sebastiano, 1478/79

La sua figura assumerà nel tempo diverse rappresentazioni la porteranno ad evolvere fino a rimanere attuale anche oggi sotto, mentite spoglie, anche nell’arte contemporanea.

Centrale rimane la figura umana del santo. Spesso raffigurato appoggiato alla colonna trapassato dalle frecce, il suo corpo trafitto è in antitesi con il volto triste da efebo. Esempio ne sono le rappresentazioni di Antonello da Messina, Pietro Perugino o Raffaello.
In ognuna di queste rappresentazioni rinascimentali sono presenti gli elementi iconografici che ne caratterizzano la figura: le frecce da cui esso è trafitto, l’espressione più infelice e disarmata che non sofferente, e una costruzione anatomica di assoluto equilibrio e perfezione che non sembra mostrare segni di dolore. Il motivo? La leggenda della sua morte, da martire, sopravvissuto alla prima tortura inflittagli con frecce a cui il corpo è riuscito a resistere.
Proprio per via di questo contrasto tra fisico militare perfetto e volto angelico, Sebastiano sarà spesso rivisto negativamente per la sua ambiguità.

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Bernini – San Sebastiano, data sconosciuta

Già a partire dal dal 1500 si vedrà come il santo non risulterà più solo simbolo di sofferenza e martirio ma anche di bellezza ermafrodita tale da rendendolo soggetto perfetto per sculture quali quelle del Bernini e in cui il corpo di Sebastiano giace trafitto quasi in estasi.
Da queste rappresentazioni è quindi nata una seconda iconografia che vuole le frecce che colpiscono le carni del soldato essere simboli fallici.

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Damien Hirst – Saint Sebastian, Exsquisite pain, 2007

Ma l’iconografia del santo non è andata completamente perduta. E anzi nei secoli ha portato diversi  artisti a prenderlo come ispirazione. Allora così come nel contemporaneo. Anche oggi infatti, il San Sebastiano, carico di tutte le sue implicazioni e significati, risulta un tema attuale. Esempio ne è una delle opere di uno dei più quotati artisti contemporanei, Damien Hirst, il cui San Sebastian riprende in chiave attuale il tema. Proprio l’opera dell’esponente degli YBAs risulta nel suo essere diversa dalle altre il ritorno è il riassunto di tutte le componenti metaforiche che la figura iconografica del santo porta con sé. Ambiguità del messaggio, bellezza e crudeltà che vogliono mostrare rispetto del diritto alla vita – di ogni creatura come la mucca che sostituisce il corpo umano nella rappresentazione – e riflessione sulla morte che culmina nel messaggio che la stessa leggenda di Sebastiano testimonia: The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living (L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo) titolo del testo chiave dell’artista.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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