“L’eredità di Falcone e Borsellino”: arte e società insieme contro la mafia

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L’eredità di Falcone e Borsellino: arte e società insieme contro la mafia

Il 10 gennaio è stata inaugurata presso il Liceo Scientifico Guido Castelnuovo di Firenze la mostra L’eredità di Falcone e Borsellino curata dall’Agenzia ANSA e realizzata per il Miur.

Si tratta di una mostra itinerante, inaugurata dal Presidente della Repubblica a Palermo nel 2012 in occasione del ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio: da allora prevede 20 tappe in altrettanti istituti scolastici di diversi capoluoghi italiani.

150 sono le foto di cui si compone la mostra, immagini che ripercorrono la vita di Falcone e Borsellino, catturando l’attenzione sui momenti principali, quelli che hanno segnato le sorti della vita dei due uomini ma anche del nostro paese: l’adolescenza in Sicilia, la carriera in magistratura, la nascita del Pool antimafia, il maxiprocesso e, infine, le morti violente nel 1992. Inoltre, le fotografie sono accompagnate da un interessante documentario, realizzato da Franco Nuccio, responsabile della redazione siciliana dell’ANSA, e dal fotoreporter Giuseppe Di Lorenzo.

Il filmato si presenta come un racconto della vita dei due magistrati attraverso gli occhi e le testimonianze delle persone che li hanno conosciuti e che hanno condiviso con i due parte della loro vita, a partire dalle sorelle Maria Falcone e Rita Borsellino, proseguendo con i magistrati Leonardo Guarnotta, Giuseppe Ayala e Antonio Ingroia, i giornalisti Felice Cavallaro e Francesco La Licata e ancora, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

Scopo principale della mostra è quello di lanciare, attraverso le immagini e la vita di due personaggi così emblematici, un fortissimo messaggio ai ragazzi, quello dell’importanza della legalità e dei valori che hanno spinto l’azione di Falcone e Borsellino, insegnando loro quanto questi valori siano fondamentali anche attualmente perché, in fondo, la mafia non è ancora stata sconfitta e c’è ancora bisogno di seguire le orme dei due magistrati.

Falcone e BorsellinoFalcone diceva che «la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine», ma quella fine non è ancora arrivata, anzi, spetta a noi fare sì che essa si realizzi.

La mostra di Firenze ha, dunque, l’intento di comunicare un messaggio: lanciare una sfida che è insieme di conoscenza e di proposito, ma che necessita di passare attraverso le immagini artistiche per poter essere compresa e “assorbita”. Non dovrebbe sorprendere che si utilizzi una forma artistica come la fotografia quale veicolo per un messaggio di attivismo sociale. In effetti, basta pensare che l’arte è da sempre indissolubilmente legata alla società civile, tanto da diventarne uno strumento.

Sebbene il rapporto arte-società sia evoluto e cambiato nel corso del tempo, sembra che ancora oggi, persino nel proliferare delle nuove tecnologie, non si sia perso quel legame che consente all’artista di vivere come un ricercatore del suo tempo, nonché un rappresentatore della società e del suo cambiamento, nell’ottica di chi può diventare messaggero di valori e tematiche importanti che colpiscono in maniera diretta il cittadino. Persino accettando che l’arte in ogni sua forma sia un atto liberatorio quanto intimistico e creativo dell’artista, non è possibile non accettare anche che essa sia anche una forma di comunicazione, di linguaggio attraverso il quale l’uomo parla all’altro uomo, interpretando a proprio modo la realtà che lo circonda. In questo senso, l’arte è anche riflessione, ricerca, denuncia del mondo e per questo viene utilizzata dalla società come mezzo di trasmissione di messaggi e veicolo di denuncia sociale. Accanto al conflitto personale, nell’opera dell’artista si rinviene anche il conflitto sociale e politico: basta pensare al quadro di Picasso Guernica, con il quale il pittore ha inteso gridare al mondo la sofferenza umana della guerra.

Falcone e Borsellino

Perché accade ciò? Perché l’arte è la forma più diretta di comunicazione.
Sia che si tratti di un quadro, di una poesia, di una musica o di una fotografia, “l’oggetto” artistico supera le barriere mentali e precostituite dell’uomo per arrivare direttamente al suo Io interiore, costringendolo a fermarsi, riflettere, scuotersi e, inevitabilmente, comprendere e immagazzinare il messaggio lanciato. La scelta di descrivere la vita ed il pensiero politico di Falcone e Borsellino attraverso fotografie rappresenta un’importante sfida e risponde al fine specifico di mostrare direttamente a colui che le osserva quale sia la forza di quel pensiero, di quelle vite e di quelle azioni. Presentare l’uomo nella sua interezza attraverso immagini consente la personificazione dell’ideale di legalità, troppo spesso lasciato come uno sterile concetto senza forma né concretezza. Quale definizione migliore di legalità, impegno politico, giustizia, se non quella degli occhi intensi dei due magistrati che hanno dato la vita lottando contro la mafia?

Una definizione generale della civiltà: una società civile che si adorna delle cinque qualità di verità, bellezza, avventura, arte e pace.

Alfred North Whitehead

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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