Cinquecento anni dopo la Riforma: chi sono oggi i protestanti?

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Cinquecento anni dopo la Riforma: chi sono oggi i protestanti?

Martin Luther

Da cristiano protestante ho l’onore e l’onere di tratteggiare il variegato mondo teologico nato da quell’evento capitale che fu la Riforma, di cui quest’anno ricorrono i 500 anni. Iniziata in modo quasi sommesso da un ignoto professore di Sacra Scrittura di una cittadina nell’est della Germania, Martin Ludher, italianizzato in Martin Luther (Eisleben, 10 novembre 1483 – Eisleben, 18 febbraio 1546).  Lutero è un ponte tra Medioevo e modernità: si fece frate per un voto a sant’Anna e, data la sua inclinazione allo studio, decise di entrare nell’ordine degli Agostiniani. L’uomo Lutero, tuttavia, non era soddisfatto dalla sua vita monastica: non riusciva a darsi pace poiché non sapeva se sarebbe stato salvato o meno. Le sue angosciose riflessioni sulla soteriologia trovarono quiescenza dopo la lettura della Epistola ai Romani di Paolo, capitolo 1 versetto 17:

Il giusto vivrà per fede.

Epistola ai Romani di Paolo, 1, 17

Lutero capì che era assolutamente inutile darsi pena per cercare con propri meriti la salvezza: questa è un libero dono della grazia di Dio attraverso il sacrificio espiatorio di Suo figlio Gesù Cristo.

 Emanuel De Witte - Interno della Oude Kerk, Delft
Emanuel De Witte – Interno della Oude Kerk, Delft

La teologia luterana può essere dunque riassunta nella formula solo Christo (“soltanto attraverso Gesù Cristo”). Nessun pellegrinaggio e nessuna opera avrebbero potuto salvarlo, men che meno l’acquisto di indulgenze.
Ed è intorno alle indulgenze che si consumò la rottura tra Lutero e Roma. I modi truffaldini e simoniaci del domenicano Johannes Tetzel suscitarono l’ira del monaco tedesco, il quale, il 31 ottobre 1517, affisse sul portale della chiesa del castello di Wittenberg (in Sassonia) le sue celebri 95 Tesi, dove, in nuce, il monaco sassone esprimeva le sue riserve su tale pratica.

Tuttavia, dopo aver contestualizzato la ribellione luterana alla Chiesa cattolica apostolica romana, è necessario anche entrare nel dettaglio della proposta di riforma della Chiesa delineata nel 1520: la Scrittura deve essere l’unico depositario della fede, non i concili o i decreti del Papa. Ne discende che, sulla base del contenuto della Bibbia, i sacramenti debbano essere ridotti da sette a due (Battesimo e Santa Cena, o Comunione). Lutero attacca violentemente la prassi cattolica romana di privare i fedeli del calice: la Cena deve essere amministrata attraverso il pane e il vino e, inoltre, la liturgia perde il suo carattere pomposo e cerimoniale per trasformarsi nella sobria predicazione nella lingua nazionale e non in latino della Parola di Dio officiata da pastori. Quest’ultimi, inoltre hanno il diritto di sposarsi. La Riforma rappresentò anche una rivoluzione architettonica: sparirono gli altari per far posto al pulpito, in quanto la parola ha più importanza dell’opera e del gesto del sacerdote sull’altare.

Se Lutero proveniva dal mondo ecclesiastico, l’altro grande e controverso protagonista della Riforma fu l’umanista e teologo franco-svizzero Giovanni Calvino (italianizzazione di Jean Cauvin, Noyon, 10 luglio 1509 – Ginevra, 27 maggio 1564). Calvino è celebre per la sua dottrina della doppia predestinazione, lucidamente esposta nella sua Istituzione della religione cristiana (1536).
Lo studioso scrive che Dio, in quanto onnipotente e onnisciente, ha già stabilito i pochi che saranno salvati e i tanti che saranno dannati. Nella sua prosa fredda e austera, Calvino lancia una rivoluzione sociologica: l’uomo non deve restare inane, ma deve impegnarsi per cercare segni della sua eventuale elezione, segni che possono venire soltanto dall’arricchimento.

Calvino

A giudizio di Weber (1904/1905) è stato il calvinismo che ha dato origine al capitalismo. Ma al calvinismo è legata, più che altro, la resistenza ai tiranni: se il principe si comporta come un despota, è compito dei sudditi rovesciarlo. Ed è quello che successe in Inghilterra e, soprattutto, negli Stati Uniti: colonie puritane (i calvinisti inglesi) che si ribellarono alla madre patria. I calvinisti sono, inoltre, i maggiori sostenitori della separazione tra Stato e Chiesa (principio riaffermato dal Primo Emendamento della Costituzione USA). Le chiese calviniste, inoltre, si riconoscono per la loro austerità: nessun tipo di immagine (richiamo al 2° Comandamento) ma soltanto un pulpito e il tavolo dove celebrare la Cena.

Complesso è il discorso per la Chiesa anglicana.

Enrico VIII, nel 1534, aveva rotto con Roma per ragione squisitamente matrimoniali, ma lentamente le dottrine luterane e calviniste penetrarono sull’isola, dando vita a un interessante esperimento teologico, una chiesa costruita su misura per gli inglesi: la liturgia si basa sul Libro della preghiera comune (1549/1552/1662) dell’arcivescovo Thomas Cranmer, il quale si fece promotore di una teologia più marcatamente riformata, rivista dopo l’Interregno puritano e la restaurazione della monarchia. La Chiesa anglicana accoglie un’ala più cattolica romana e ritualista (la Chiesa alta), una più riformata (la Chiesa bassa) e una liberale (la Chiesa larga).

Queste sono tutte le diramazioni nate da quella prima Riforma di quel monaco che rispondeva al nome di Martin Lutero: ma quello che conta davvero, alla fine, è la fede che ognuno porta nel cuore, al di là delle divisioni e delle diramazioni (spesso più politiche del dovuto).

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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