Pinacoteca di Brera: polemiche tra gelo e moda

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Pinacoteca di Brera: polemiche tra gelo e moda

Il grande freddo ha colpito Milano: non è fatto insolito che da queste parti l’inverno sia rigido, eppure questo fatto ha sbalordito non poche persone. Il clima pungente e secco ha infastidito non solo qualche residente a Milano, ma anche l’impianto di condizionamento della Pinacoteca di Brera e a farne le spese sono state le opere: alcune sono state rimosse, altre sono state “messe in salvo” grazie a dei particolari cerotti. La preoccupazione principale è che il clima improvvisamente così secco possa portare al restringimento del legno delle tavole dei quadri, portando quindi al distacco del colore dalle opere ormai cinque-seicentenarie e non solo.
Il Cristo alla colonna del Bramante (1480 – 90) ha accusato particolarmente questo calo delle temperature perciò è stato prontamente portato nei laboratori della Pinacoteca, dove verrà restaurato, insieme alle Storie di San Girolamo di Lazzaro Bastiani (1485). Altre opere sono state invece “velinate”, ovvero sono stati apposti dei leggeri cerotti affinché nei punti critici il colore rimanga al suo posto. A subire tale trattamento sono state circa quaranta opere tra le quali la celeberrima Pala Montefeltro di Piero della Francesca, opera di spicco della Pinacoteca.

Il primo ad essere accusato di tutto ciò è stato il direttore James Bradburne: d’altronde una personalità tanto esuberante ed un amministratore portatore di novità rivoluzionarie, non può che attrarre su di sé, in un certo senso, sospetti ed antipatie. Dopo aver riaperto la Porta Gregotti (accusata ora di essere uno degli “ingressi” del gelo non essendo adeguatamente strutturata), aver dichiarato di voler concretizzare il progetto Grande Brera e soprattutto aver imposto una rivoluzione digitale al polo, continua a non essere molto amato dal mondo della cultura italiana, forse più tradizionalista.

E la polemica non si placa: dopo le opere a rischio per l'”eccezionale” freddo, ecco che ci si mette un altro evento. Infatti la sera del 16 gennaio nelle sale dalla 28 alla 31, si sono messi in posa i modelli della casa di moda Trussardi. La collezione uomo della maison bergamasca è stata presentata non con una sfilata ma con una performance tra i quadri. Tralasciando la questione circa la liceità di un evento fashion in un museo anche in condizioni normali, forse in questo caso poteva essere evitato data la situazione d’emergenza.

L’appuntamento era in programma da tempo fanno sapere da Brera, il quarto di una serie in collaborazione con la casa di moda che in cambio fornirà la divisa al personale del museo. Ovviamente gli accordi presi vanno rispettati, soprattutto in un’ottica di reciproca e positiva collaborazione, ma quaranta quadri incerottati e due riparati presso il laboratorio di restauro, non sono un buon motivo per rimandare un evento?

Seppure la Pala Montefeltro sia stata adeguatamente protetta e l’ingresso alla sala che la ospita sia regolato al meglio, la situazione rimane estremamente delicata. Tra spettatori numerosi e personale tecnico, il via vai è stato forse eccessivo dato il momento.

Ma ormai l’evento si è fatto e il freddo sembra aver mollato un po’ la presa, seppure di nuvole portatrici di un po’ di umidità anche oggi non se ne vedono. E il messaggio di Brera è stato più che chiaro: the show must go on nonostante tutto ed evitando inutili allarmismi. Vedremo se il tempo gli darà ragione.

 

 

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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