Jerzy Grotowski: la rivoluzione a teatro parte dall’attore

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Jerzy Grotowski: la rivoluzione a teatro parte dall’attore

jerzy grotowski3 (1)Jerzy Grotowski (Rzeszów, 11 agosto 1933 – Pontedera, 14 gennaio 1999) è stata una figura fondamentale del teatro europeo novecentesco. Drammaturgo e regista teatrale, il suo apporto a quest’arte non si è limitato all’attività pratica, poiché Grotowski è stato anche, e soprattutto, un importante teorico: ha dato nuovo impulso al teatro propugnando un rinnovamento finalizzato a valorizzare l’attore, la sua sensibilità e la sua umanità.

L’attore è quindi il punto di partenza della teoria del regista polacco, che spinse la sua ricerca artistica fino a paragonare la regia alla pedagogia: l’attore attraverso una serie di esercizi sistematici e graduali, come propose Stanislavskij, deve imparare ad abbattere tutte le barriere, fisiche o mentali fino ad essere in grado di far trasparire con chiarezza e prontezza gli impulsi interiori.

Il primo passo nella realizzazione di questa teoria è la creazione nel 1959 di un teatro laboratorio a Opole, in Polonia, poi spostato a Breslavia nel 1965, con cui ottenne molti riconoscimenti per la ricerca artistica, quindi la fama internazionale.

jerzy grotowski2 (1)Proprio in questi anni concepisce l’opera Per un Teatro Povero (1968), in cui presenta la concezione per cui il teatro non avrebbe potuto né dovuto competere con lo spettacolo travolgente del cinema, ma avrebbe dovuto concentrarsi sulla radice più profonda dell’atto teatrale: gli attori di fronte agli spettatori. Questo è stato il testo sacro di due generazioni di uomini di teatro che si sono formati guardando all’esperienza di Grotowski, come Eugenio Barba e Thomas Richards.

Un’altra svolta nella sua vita di uomo di teatro avviene con l’incontro nel 1986 con Roberto Bacci, che sarà l’ispiratore e l’anima del futuro Workcenter, centro di sperimentazione e ricerca teatrale di Pontedera (Siena), fondato in collaborazione con l’Università di California e con il Peter Brook Center International.

È qui che per gli ultimi tredici anni della sua vita Grotowski sviluppò una nuova linea di ricerca sullo spettacolo, nota come Arte come veicolo, cioè il doppio binario per cui il lavoro dell’artista sul palcoscenico è abbinato a quello su se stesso.

jerzy grotowski1 (1)Ripercorrendo la sua carriera, appare evidente come per Grotowski il teatro fosse qualcosa “che si fa” tra l’attore e lo spettatore, un gioco rituale che sfrutta la tensione, e anche la contraddizione, tra i due termini che lo compongono: nella sua teorizzazione ecco allora che parte dal teatro povero, inteso come lontano dalla competizione con la tecnologia (cioè il cinema), ma estremamente concreto perché costruito attorno all’attore, come le scene sono costruite solo attraverso le relazioni spaziali tra gli interpreti e il pubblico, per attivare all’arte come veicolo, cioè l’idea per cui il teatro è veicolo di riflessione profonda sull’Io dell’attore come persona e come interprete, fatto che viene comunicato al pubblico durante la recitazione e che dovrebbe indurre gli stessi arrovellamenti anche in quest’ultimo.

Possiamo allora azzardarci a definire il teatro di Grotowski come teatro sociale, certamente atemporale e apolitico, ma con una grande consapevolezza del ruolo che il teatro può (o deve?) giocare nella vita di una comunità: è allora un teatro pedagogico al massimo livello, perché vuole educare la singola persona dell’attore fino a coinvolgere la società. Per me uno degli scopi più alti del Teatro.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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