Mariangela Melato: un’assenza che pesa

Una famiglia con Mariangela è la vera storia mancata della mia vita. Era veramente una donna straordinaria che ha insegnato a me la vita, una vita che si era conquistata con la sua classe, la sua nobiltà d’animo e la sua cultura.

mariangela_melato_1972Così parlava in un’intervista Renzo Arbore dopo la scomparsa della sua cara Mariangela Melato, compagna non di un semplice amore, non di un’amicizia lunga una vita, ma compagna di grandi sentimenti.

Tutto quello che sapeva era frutto della sua curiosità. Veniva da una famiglia semplice.

Mariangela nasce a Milano (19 Settembre, 1941 – Roma, 11 gennaio 2013) da padre vigile e madre sarta, studia all’accademia di Brera e lavora come vetrinista per potersi pagare i corsi di recitazione.  Viene descritta dalla sorella minore, Anna Melato, come una che «è sempre stata molto fantasiosa, aveva quelle che definivo “visioni”» riferendosi soprattutto al suo stile stravagante, sempre anticonvenzionale che la rendeva una che stava troppo avanti.
A soli venti anni va via di casa per entrare a far parte della compagnia di Fantasio Piccoli, esordendo in Binario cieco di Carlo Terron. Inizia così la sua carriera nel mondo del teatro, per poi arrivare a quello del cinema e dello spettacolo, raggiungendo il successo negli anni Settanta.

Interpreta i suoi personaggi teatrali con grande impegno «fissata la parte, lavorava molto da sola sul personaggio, non staccava mai, studiava ore ed ore» racconta la sorella Anna, e il suo percorso nel cinema la porterà a raggiungere grandi successi, nonostante le difficoltà incontrate lungo la strada: la sua tenacia, la sua determinazione, la porteranno sempre avanti. Si ritroverà a lavorare con i più grandi registi italiani, esordendo con Pupi Avati, lavorerà con Nino Manfredi, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, lo stesso Renzo Arbore, con il quale si legherà sentimentalmente per un periodo della sua vita, pur restando accanto a lei fino alle fine della sua malattia. Un amore nato sulle note di Battisti: «Con una canzone di Battisti ci siamo fidanzati – disse Arbore in un’intervista – fu una sera quando Lucio Battisti ci fece ascoltare per la prima volta un brano inedito Io vorrei, non vorrei, ma sei vuoi».
Il rimpianto di non aver avuto figli resterà l’unico che avrà negli ultimi anni di vita, un figlio che aveva sempre voluto dal suo Renzo.

Con Renzo Arbore
Con Renzo Arbore

In tutta la sua eccezionale carriera è stata affiancata da grandi attori quali Giancarlo Giannini, con il quale riuscirà a stabilire una fortissima alchimia, Ugo Tognazzi, Adriano Celentano, Marcello Mastroianni, Michele Placido, riuscendo sempre ad alternare ruoli drammatici con altri più comici tipici della commedia italiana di un tempo.

Con l’interpretazione nel film La poliziotta (1974) l’attrice milanese vince il suo primo David di Donatello come miglior attrice: saranno ben quattro i David di Donatello che otterrà, e nonostante altri numerosi riconoscimenti, la sua vita e la sua carriera resteranno legate principalmente al teatro, la sua unica vera casa. Un teatro che parte da commedie come Vestire gli ignudi di Pirandello, La bisbetica domata di Shakespeare o ancora l’Orlando Furioso di Ronconi o i panni di Cassandra nell’Orestea di Eschilo sempre sotto la regia di Ronconi. Un talento naturale nel persuadere il suo pubblico, anche quando si raccontava era in grado di coinvolgere chiunque ascoltasse, sottolineando spesso l’importanza della stima reciproca sul lavoro, soprattutto fra chi ricopriva il ruolo dell’attore e chi ci lavorava dietro: «Io mi consegno completamente nelle mani di un regista», riusciva in ciò che voleva, ma ancor di più riusciva ad intrattenere ottimi rapporti con chiunque lavorasse per il suo modo d’essere. Negli ultimi anni preferisce dedicarsi completamente al teatro, quello dei massimi livelli, rifiutando di partecipare in film o fiction che non riteneva degne, dove si sarebbe ritrovata a fare le parti «di una nonna, di una zia, cosa potrei fare? Negli ultimi dieci anni, guardando al cinema italiano, non mi viene in mente un ruolo che avrei potuto o voluto fare io, perché non ce ne sono» raccontava l’attrice.

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Con Giancarlo Giannini

«Era di una bellezza incredibile. Non era mai stata così bella, così perfetta, così pura, come nel momento della morte. Mi colpì tantissimo la sua straordinaria bellezza» ricorda così Lina Wertmüller l’ultimo saluto a Mariangela Melato, “la grande bandiera del Nord”, che si spense nel gennaio del 2013 per un tumore al pancreas. Ancora oggi resta la signora del teatro, quella che poteva apparire prima donna e allo stesso tempo persona riservatissima. Una grande attrice, una grande donna impegnata in un mondo in cui ci si sfida continuamente a chi è più bravo, a chi ottiene più premi, a chi interpreta più parti, un mondo spesso pieno di nemici, di invidia, talvolta di odio e di compromessi: Mariangela Melato riuscì a farsi amare da tutti, e ancora oggi continua ad essere amata. Nonostante tutto.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 11th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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