Loro di Roma – Proserpina: il mistero della vita e della morte

Dante Gabriel Rossetti, Proserpina (1874)
Dante Gabriel Rossetti, Proserpina (1874)

Il mito della dea romana Proserpina rappresenta uno dei racconti più straordinari e avvincenti del mondo antico, perché è in grado di rivelare il mistero della vita e della morte, della natura che appassisce salvo poi rifiorire, ogni anno, in Primavera.

Il mito

Proserpina, la bella figlia della dea Demetra – la Madre Terra – un giorno si trovava a passeggiare insieme alle figlie di Oceano in un campo pieno di fiori. Arrivò però all’improvviso il carro d’oro trainato da cavalle immortali del dio Ade, signore degli Inferi, che subito si innamorò della fanciulla e decise di renderla la sua eterna sposa, anche contro la volontà della giovane. Fu allora che Ade la rapì, mente Proserpina disperata si dimenava e urlava in cerca di aiuto, ma senza poter trovare scampo. Demetra, non avendo più notizie della figlia, iniziò a vagare per cercarla per nove giorni e nove notti e una volta scoperto il misfatto, cadde in preda alla disperazione: capì che non avrebbe più potuto rivedere sua figlia. Giove però, mosso a compassione davanti a tanto dolore, decise di intervenire. Fu così che Proserpina venne in parte riportata in vita: in Primavera e in Estate la fanciulla sarebbe tornata sulla terra, anche se il resto del tempo sarebbe stata costretta a trascorrerlo nel regno dei morti, come sposa del dio Ade e Regina degli Inferi.

Proserpina nell’arte

Loro di Roma - Proserpina: il mistero della vita e della morte
Luca Giordano, Ratto di Proserpina (1685)

Parlare di Proserpina nell’arte vuol dire indubbiamente pensare alla straordinaria scultura di Gian Lorenzo Bernini (immagine di copertina), esposta oggi nella Galleria Borghese di Roma. Un capolavoro assoluto in cui la mano dell’artista riesce a modellare il bianco e freddo marmo come fosse soffice creta: le dita di Ade affondano nelle morbide carni della fanciulla, per meglio stringere la presa. Proserpina si dimena, si contorce ed urla disperata. Ma nulla può fare. Cerbero, il terribile cane guardiano dell’Ade, è infatti lì, a sottolineare il triste destino. Ma altri furono gli artisti che scelsero di rappresentare proprio il ratto di Proserpina, come per esempio nel 1600 il campano Luca Giordano (immagine di copertina) nell’affresco dell’apoteosi della famiglia Medici a Palazzo Medici Riccardi di Firenze, il veronese Alessandro Turchi nella tela oggi in una collezione privata e Rembrandt nella tela esposta allo Staatliche Museen di Berlino. In epoca moderna, un esempio certamente differente è quello di Dante Gabriel Rossetti che nel 1880 dipinge Proserpina da sola con in mano un melograno e non come di consueto nel momento più tragico del rapimento.

Il significato del mito

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Rembrandt, Ratto di Proserpina (1632)

Già nell’antichità il mito del suo rapimento veniva interpretato simbolicamente con l’alternarsi delle stagioni, un fenomeno difficile da spiegare ma certamente di vitale importanza. Ecco quindi che la storia della giovane diviene una chiara allusione alla vita stessa del seme: come Proserpina trascorre ogni anno alcuni mesi nel regno sotterraneo, così il seme deve essere seppellito sotto terra e quando poi la fanciulla torna alla luce del sole, così fa anche il germoglio. Entrambi ovviamente torneranno in vita proprio in Primavera, stagione che rappresenta l’abbondanza e la ricchezza del trionfo della natura.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 11th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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