Fabrizio De André e la lucida poesia

MOSTRA di SETTEMBRE: Mimmo Dabbrescia - FABERL’11 gennaio del 1999 all’Istituto dei tumori di Milano scompariva Fabrizio De André.
Definito uno fra i più grandi cantautori italiani di sempre, De André viene considerato, al pari di Francesco Guccini e Franco Battiato, un poeta della nostra epoca.

Tredici sono gli album prodotti durante la sua carriera, molti i singoli poi raccolti in collezioni che puntualmente vengono pubblicate ancora oggi. Faber, soprannome affibbiatogli da Paolo Villaggio e rimasto poi nella memoria collettiva, rappresenta lo spirito e gli ideali di una generazione precisa, quella del Sessantotto. I movimenti studenteschi, la lotta sociale, i sindacati, la polizia, i cortei in piazza, le bombe e la violenza sono tutti temi che si intrecciano nei testi delle canzoni di De André, che però non si limita a questi, anzi. Infatti è principalmente l’amore ad esserci raccontato ed è, forse, il filo rosso che collega fra loro tutte le canzoni del repertorio del cantautore. L’amore per gli ultimi, l’amore per la vita e, a costo di sembrare troppo filosofico, l’amore per l’amore. Ma anche l’amore per la sua città, Genova, dove nacque 18 febbraio 1940 e dove fu dei protagonisti della scuola cantautorale della città.

2Il compito di riassumere in cinquecento parole la vita di Fabrizio De André va ben oltre le mie capacità. Se posso però offrire uno spunto a chi voglia ripercorrere la strada lasciata dalle sue canzoni, mi sento di consigliare tre album che hanno segnato profondamente la mia educazione musicale e umana. Il primo è una raccolta, si intitola Mi innamoravo di tutto, del 1997. Album stupendo e ricco di spunti che sottolineano l’intero percorso musicale di De André. Nella raccolta sono contenute canzoni come La canzone di Marinella, cantata in duetto con Mina, Sally, La cattiva strada (un capolavoro a mio parere), Il bombarolo, Se ti tagliassero a pezzetti.

Il secondo è Non al denaro, non all’amore né al cielo, ispirato all’opera letteraria Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Pubblicato nel 1971 e quinto del repertorio del cantautore, questo concept album può considerarsi un unico capolavoro. Le canzoni fanno parte di un’antologia musicale che porta l’ascoltatore a ripercorrere la vita, le passioni e la morte dei protagonisti in esso contenuti. Un’unica canzone corale che racconta con breve e lucida poesia gli aspetti più delicati e fragili dell’animo umano. L’ascolto di quest’opera è fondamentale per chi vuole conoscere De André.

de-andre2L’ultimo ma non per questo meno importante, è Storia di un impiegato, del 1973. Il titolo originale, poi censurato dalla casa di produzione era Storia di un impiegato e di una bomba. Considerato il disco politico per eccellenza di De André, quest’album voleva essere una lettura poetica del Sessantotto e dei fatti che ne hanno segnato la violenza. Il risultato è un’opera piuttosto cupa e difficile, sia riguardo ai testi che alle musiche. Il disco fu attaccato anche dalla critica di allora e additato come il mancato tentativo di voler far collimare a forza lo spirito anarchico di De André con l’ideologia marxista di Giuseppe Bentivoglio, giornalista e paroliere che collaborò alla creazione dell’opera. Anche il pubblico di allora accolse con poco entusiasmo questo disco, ormai abituato a Bocca di Rosa, Via del Campo e La canzone di Marinella. Io, dal mio piccolo, consiglio l’ascolto di Storia di un impiegato a tutti. Forse risulterà difficile e pessimista, ma vi assicuro che ne sarà valsa la pena.

Concludo così questa dedica a Fabrizio De André, rimpiangendo la sua scomparsa e augurando al mondo musicale di trovare, presto o tardi, un erede del maestro della lucida poesia.

 

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 11th, 2017 in Articoli Recenti, MUSIC

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