Alberto Giacometti e il vuoto dell’esistenza

Il 10 ottobre del 1901 nasceva a Borgonovo, in Svizzera,  Alberto Giacometti, uno degli scultori che più di tutti cercò, nelle sue opere, di arrivare alla rappresentazione dell’esistenza umana.

Alberto-GiacomettiGiacometti sin da giovane si trova immerso nell’arte essendo il padre un pittore post-impressionista. Dopo aver frequentato la Scuola d’arti e dei mestieri di Ginevra, nel 1921 si trasferisce a Roma per studiare i grandi maestri del passato, sempre con il sostegno della famiglia che lo agevola in tutti i modi, impressionata dal suo enorme talento già pienamente manifestatosi in giovane età.
Durante i suoi studi solitari si appassiona all’opera del Tintoretto e di Giotto che gli ispirano l’idea di realizzare un’arte scevra, rivolta – viceversa – alle sue origini primigenie o addirittura primitive. In questo periodo è forte il suo interesse nei confronti dell’Antropologia, in questo simile a molti suoi contemporanei.

Successivamente al soggiorno italiano iscrisse a Parigi all’Accademia della Grande Chaumière nel 1922. Questo fu un periodo di transizione e di sperimentazione, infatti l’artista, come tutti i grandi uomini di arte, si fece trasportare e orientare dalle sue diverse esperienze culturali vissute sino ad allora. Quest’ultime si possono notare nelle sue sculture e nei suoi disegni caratterizzati dalla frantumazione cubista, analitica, di ogni dettaglio.

Caroline, 1961, Alberto Giacometti.From Cezanne, Picasso, Giacometti - Masterpieces from the Fondation Beyeler - Leopold Museum, Vienna, 24-Sep-2010
Caroline, 1961

Giacometti nella sua incessante ricerca dell’Io non poteva trascurare il nascente Surrealismo, infatti condivide con alcuni suoi connazionali residenti nella capitale francese le simpatie per questo movimento ed è così che nel 1928 entrò a far parte del gruppo surrealista, con cui però romperà nel 1935.
In questo periodo surrealista, Giacometti entrò in contatto con artisti e personalità di grande spicco come Picasso, Mirò, Prevèrt ed Ernst. Nasce fra l’altro un forte sodalizio con André Breton, il fondatore del movimento surrealista, per il quale scrive e disegna sulla rivista Il surrealismo al servizio della rivoluzione.

Dopo la morte del padre nel 1933, si conclude un periodo di nuovo apprendistato e dal 1935 al 1940 Giacometti si concentra sullo studio della testa, partendo dallo sguardo, sede del pensiero, tema che sarà molto caro agli esistenzialisti francesi come Sartre.

Condizionato forse anche dalla guerra che stava cambiando per sempre il mondo intero, l’interesse dell’artista si sposta dalla realtà onirica ad un’osservazione diretta della realtà, ed è in questo periodo che vi è un ritorno alla figura umana con le famosissime sculture allungate, figure vulnerabili ed esili poste a simboleggiare la solitudine e la fragilità dell’uomo contemporaneo.

Dopo il periodo bellico, Alberto Giacometti riprende a dipingere prediligendo però temi più tradizionali come ritratti dei famigliari o la rappresentazione dei paesaggi. Le figure non hanno movimento, cade ogni singola influenza degli anni passati: esse sono immobili, frontali e rigide, e la cornice costruita da Giacometti ha la funzionalità di allontanarle ed isolarle, costruendo attorno a loro solo il vuoto dell’esistenza per poi abbandonarle in un totale silenzio.
Come detto in precedenza, Giacometti si avvicinò al filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre, tanto che è proprio lo scrittore francese uno dei primi a cogliere in queste opere i riferimenti alle distanze esistenti tra gli uomini. È questo quello che appare a noi spettatori, una presenza vuota, scarna e isolata, intrisa di nostalgia e di angoscia proprio come il protagonista del La nausea di Sartre.

40122557Già celebrate mentre fu in vita, ma ancor di più dopo la sua morte, avvenuta l’11 gennaio del 1966, le opere di Giacometti sono state esposte in quasi tutti i musei più importanti d’Europa, comprese Roma e Milano, e alcune opere create nel suo studio durante il soggiorno francese a Parigi sono ora custodite in veri e propri templi dell’arte come il Moma, il Centre Pompidou e la Tate Gallery.

La produzione artistica di Alberto Giacometti ha qualcosa di circolare, una sorta di costruzione ad anello: nonostante le varie influenze artistiche e nonostante le avanguardie che furono istituzioni dell’arte in quel periodo, vi è sempre un ritorno alla rappresentazione scarna e semplice alla continua ricerca della condizione esistenziale dell’uomo, rendendo le opere di Giacometti sempre e comunque fedeli all’artista.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 11th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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