I “Reperti Impossibili” di Michele Iodice: archeologia “futuristica” al MANN

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I Reperti Impossibili di Michele Iodice: archeologia “futuristica” al MANN

I Reperti Impossibili di Michele Iodice: archeologia "futuristica" al MANNÈ stata inaugurata il 26 dicembre l’installazione site specific O.O.PARTS / OUT OF PLACE ARTIFACTS / Reperti Impossibili di Michele Iodice presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nel Giardino delle Fontane, dove rimarrà visitabile fino al 26 febbraio in prosecuzione del progetto espositivo presentato a Capri lo scorso luglio, sotto la direzione artistica della galleria per le arti contemporanee Intragallery. La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee ha conferito il Matronato alla mostra, progetto espositivo ideato appositamente per gli spazi del Centro Caprese Ignazio Cerio, quale rilettura in chiave contemporanea dei reperti conservati al Museo Cerio.
Michele Iodice, ispirato dal piccolo antiquarium della collezione Cerio, ha realizzato con  O.O.PARTS / OUT OF PLACE ARTIFACTS / Reperti Impossibili una vera installazione site specific di opere ispirate ai reperti paleontologici ed archeologici raccolti dallo studioso Ignazio Cerio ma ripresentate in chiave contemporanea attraverso i materiali utilizzati: acciaio, alluminio, piombo e resine.

Tutto il pensiero e l’attuazione progettuale dell’idea si spostano nei giardini del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove l’archeologia d’impronta storica e documentaria abbraccia una forma di archeologia oseremmo dire “futuristica”, che non guarda al futuro storico temporale attraverso la riproduzione di forme antiche, ma usa materiali contemporanei per conferire storicità ad un tempo moderno oramai sorpassato, se lo si intende nella sua sola valenza di novità.

O.O.PARTS / OUT OF PLACE ARTIFACTS / Reperti Impossibili è la spiegazione logica e plausibile di come le contaminazioni storiche ben si adattino ai modelli contemporanei della quotidianità, dando vita a nuovi flussi di pensiero e azione. Rappresentando questo spirito geniale, i lavori di Michele Iodice attraversano i secoli, gli stili, le suggestioni e le intuizioni che le hanno concepite. Nella produzione artistica più recente, questa stratificazione antropologica e ctonia ha anche un secondo discorso da portare alla luce, che attraversa tempo e lo spazio della polis, quello legato al bestiario, reale e simbolico, che trova origine nelle fondamenta mitologiche, architettoniche e nell’immaginario collettivo della città di Napoli.
Acciaio, alluminio, piombo, materiali che compongono gli scheletri delle città contemporanee sono qui utilizzati per dar forma alle figure del passato, come a creare un ponte di comunicazione tra ciò che è stato e ciò che è, in un continuo passaggio di idee e ispirazioni.

I Reperti Impossibili di Michele Iodice: archeologia "futuristica" al MANNAll’interno del cortile, ad avvolgere tutti i reperti esposti vi è una ragnatela gigante in fibra luminescente, che converge in un uovo in resina di grosse dimensioni posizionato al centro della fontana di porfido: un tempo andato, quasi detto arcaico, che prende vita dal suo essere per diventare materia fruibile, nuova dimensione di intelletto nell’uovo cosmico.

Il nome della mostra è preso in prestito dallo studio del naturalista inglese Sanderson, del 1920, dove si indicano con l’acronimo ooparts tutti quei reperti che essendo insoliti rispetto al contesto non sono catalogabili. Realizzate in acciaio, piombo ed alluminio, le opere, spiega l’artista «vogliono essere quindi dei reperti impossibili della nostra contemporaneità, realizzati con cinghie di trasmissione, tubi di acciaio e fusioni di alluminio, ed essendo tali non hanno un nome ma un codice come si usa fare in fase di scavo archeologico».
Sono in tutto nove le creature che sembrano aver varcato i portali del tempo, partendo da un futuro lontano per giungere nella nostra dimensione e raccontare di nuove possibilità, nuovi tempi d’azione e d’indagine dell’uomo e della sua evoluzione.

Michele Iodice (Napoli, 1956, dove vive e lavora) è difficilmente collocabile in un determinato ambito ed è dotato di divina sapienza artigiana. “Scoperto” da Gabriella Lonardi Buontempo, Iodice nel tempo ha dato vita ad una pluralità di interventi progettuali, installazioni ed allestimenti museali. Fra le installazioni più significative, ricordiamo quella per l’Isabella Stuart Gardner Museum di Boston e l’opera concepita nel 2008 per la rassegna Migrazioni presso Villa San Michele di Axel Munthe ad Anacapri.

Michele Iodice – O.O.PARTS / OUT OF PLACE ARTIFACTS / Reperti Impossibili
A cura di Mario Codognato
Museo archeologico di Napoli
Dal 26 dicembre 2016 al 26 febbraio 2017

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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