Conversazioni e altro con Giulio Mozzi: cronaca di letteratura italiana, #1

Conversazioni e altro con Giulio Mozzi: cronaca di letteratura italiana, #1Ti capita, a volte, di essere finalista del Premio Chiara. Cioè, non capita proprio tutti i giorni; ma se capita, uno tende ad esserne gratificato, nonché a cercare di trarne il massimo beneficio. Se però questa candidatura è inficiata dal fatto che per quell’anno le opere in gara dovevano aver visto pubblicazione entro marzo, e la tua è uscita a maggio, che fai? Se fai parte della quasi totalità degli individui, non fai assolutamente nulla e aspetti che la faccenda vada avanti sperando nel meglio; se sei Giulio Mozzi, sei tu stesso a segnalare agli organizzatori del Premio che la tua opera (trattavasi della raccolta di racconti Fiction, per inciso) non ha titolo a partecipare.

Chiaramente, quando conosci uno così tenti di non lasciartelo scappare. Ci incontriamo per la prima volta all’edizione 2016 di Pordenonelegge, nella quale mette in atto un’iniziativa a dir poco singolare: pubblica un richiamo per uccelli, ossia la propria disponibilità ad incontrare aspiranti autori, con dei “paletti”: domenica mattina in un bar, tempo massimo del colloquio un quarto d’ora, ci si prenota con un SMS dalle 8 alle 8.30; risposta con un SMS con le coordinate dell’incontro, niente manoscritti, al limite ve li chiederò io. Molto Ian Fleming.

Lo trovate spiazzante? Lo è di più dal vivo.

MINOLTA DIGITAL CAMERA
MINOLTA DIGITAL CAMERA

Perché capita, a volte,  di combinare una cena e ritrovarsi a mangiare crostini con burro e alici e pasta all’arrabbiata (all’uomo, è evidente, piacciono i contrasti), allo scopo di tenere una conversazione-intervista che senti sarà quantomeno singolare: ad esempio, perché all’uomo piacciono appunto i contrasti, ed ha un sense of humour particolare e fortissimo, condito da un’espressione imperturbabile alla Buster Keaton. E uno anche si prepara, ma è spiazzante.

Perché un po’ lo conoscevi fin dal 2012, sempre a Pordenonelegge, quando ti eri comprato un libello dal titolo Consigli tascabili per aspiranti scrittori; poi è logico, vai ad indagare e vedi che Giulio Mozzi, nato in quel di Camisano Vicentino nel 1960 (ma abita a Padova), ha pubblicato dal 1993 raccolte di racconti (6), poesie (4), libri di attualità (5), volumi di teoria e didattica della scrittura (10) e infine “altre opere letterarie” (4).

Niente romanzi. Non glielo diciamo, ma questa cosa ce lo rende già simpatico: perché siam cresciuti coi 49 racconti e con quelli dell’Età del Jazz, vuoi perché siam stati contenti del Nobel ad Alice Munro, vuoi perché la pensiamo come Raymond Carver, che riteneva che un buon racconto potesse «valere più di una dozzina di cattivi romanzi».

favole-del-morire
Favole del morire

Ma è comunque spiazzante che uno annoveri nel suo curriculum una cosa come “altre opere letterarie”: poi vai a vedere e ti trovi a maneggiare Favole del Morire, che è anche la sua ultima fatica letteraria, del 2015, e vedi che sì, sfugge davvero ad una definizione univoca e netta, perché è una raccolta di testi tra racconto, dialogo teatrale, poesie recitative, favole, su «ciò su cui medito tutti i giorni: non la morte, ma il morire».

Ma ovviamente, Mozzi non è solo autore: sul suo profilo Facebook, dopo un quanto mai laconico lavoro nell’editoria, si può leggere che di mestiere il ragazzo fa il consulente per la narrativa italiana per l’editore Marsilio (ma precedentemente era stato Einaudi, e prima ancora Sironi): in questo ruolo, il Mozzi è alla base, tra un considerevole numero di altri autori, della “scoperta” di un romanziere come Vitaliano Trevisan (noto soprattutto per I quindicimila passi) e soprattutto di quel Tullio Avoledo salito alla ribalta col successo editoriale L’elenco telefonico di Atlantide e divenuto negli anni uno degli autori più maturi e raffinati del panorama letterario italiano, come conferma il recentissimo Chiedi alla luce.

Tutto sommato, si sarebbe portati a pensare che non dovrebbe essere facile entrare in contatto con un personaggio come Giulio Mozzi: e infatti, come già nei risvolti di copertina dei primi libri, la summenzionata pagina Facebook riporta numero di telefono cellulare e indirizzo.

vitaliano-trevisanSpiazzante, no? D’altra parte, Mozzi “lavora con Facebook” e lavora anche con la gente, anche insegnando nella sua Bottega di Narrazione, oltre che con gli autori e se stesso, e quindi la disponibilità è logica, come è logico un rapporto sano con il web, se pensiamo che il suo blog Vibrisse, bollettino di letture e scritture, è il più antico del genere in Italia. Disponibile al dialogo è Giulio Mozzi: ovviamente, a patto di riuscire a tollerare lo sguardo con cui ti viviseziona mentre si parla; a patto di aver voglia di mettersi in gioco con uno che legge correntemente il latino; a patto di saper evitare accuratamente banalità da intervistatore d’accatto tipo chiedergli «come sta la letteratura italiana»: perché allora devi anche digerire il fatto che ti venga risposto «Come sempre»: anche se poi, con una risatina repressa nello sguardo, mosso da pietà approfondisce il discorso e ti specifica che in casa editrice arrivano centinaia di libri l’anno, dei quali 2-3 sono degni di essere presi in considerazione. Poi l’arrivare alla pubblicazione è un alto discorso, chiosa prima di allargare l’Orizzonte degli Eventi Letterari fino ad arrivare a non più di 5-6 autori di valenza storica e portata universale/secolo: e se hai la dabbenaggine di proseguire con tono intervistativo-leggero, chiedendo allora, «cosa legge Giulio Mozzi per proprio piacere», al di là della lettura professionale, devi saper incassare una risposta come «la poesia barocca del 1600, naturalmente. Vabbè, anche del ‘500».

E a te viene da pensare, ma ovvio, perché mai l’avrò chiesto?

chiedi-alla-luceTradotto in almeno sei lingue tra cui il giapponese, Mozzi afferma di non avere in lavorazione altra narrativa: ma di avere altresì un progetto ambizioso «che non so se avrò la capacità di portare a termine: un lavoro sull’immaginario relativo all’aldilà, o meglio sugli aldilà possibili. Vorrei aumentare il numero di immaginazioni disponibili su un argomento del quale, in sostanza, non si sa nulla».

Nel frattempo, c’è molto da fare, tra consigli on line (ultimo in ordine di tempo, un decalogo di regole base, intriso di ironia, per l’invio di comunicati stampa su libri autoprodotti) e una presenza come docente all’edizione 2017 del corso di scrittura creativa Pordenonescrive, collegato ovviamente a Pordenonelegge e giunto all’ottava edizione: trenta ore full immersion con Mozzi, ma anche con scrittori come Marco Missiroli e Sandrone Dazieri, per esplorare la scrittura dalla creazione all’editing. Inizio del corso, il prossimo 27 gennaio: ne daremo, puntualmente quanto umilmente, conto.

1 – continua (speriamo).

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on gennaio 10th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, Interviews

RELATED ARTICLES

1 Comments

  1. Giulio Mozzi

    Reply

    Devo precisare, perché non voglio passare per sbruffone e mentitore. Dev’esserci stato un equivoco, o un errore mio o una svista di Vieri: non “parlo correntemente il latino”, bensì lo “leggo correntemente”. L’ho studiato bene a scuola, l’ho coltivato, e mi è rimasto. Lo leggo come leggo il francese, e un po’ più facilmente dell’inglese.

    10 Gen 2017

Leave Comments

4 × 1 =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter