#ArtSpecialUNESCO – I trulli di Alberobello

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Per la decima tappa del nostro tour attraverso i tesori dell’Italia patrimonio dell’umanità, abbiamo deciso di recarci in Puglia per parlare di uno dei siti più belli e caratteristici della nostra penisola: i trulli di Alberobello, in provincia di Bari.

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Panoramica dei trulli di Alberobello

La singolare struttura del trullo vede poggiarsi, su una base in muratura, un tetto conico costruito tramite sovrapposizione di pietre calcaree. Il fatto che le chianche (massi tipici della località) siano accavallate le une sulle altre  senza l’utilizzo del cemento non rende certo questi complessi meno compatti e stabili di quanto non siano le costruzioni in cui la malta, invece, viene utilizzata.

Infatti, proprio per la modalità tecnica (appunto quella a secco) con la quale vengono realizzati, i trulli rappresentano un esempio di costruzione spontanea. Con tal espressione John May nel libro Architettura senza architetti [1] vuole  indicare quella tipologia di edifici che l’uomo, nel tempo, è stato in grado di progettare per rispondere alle sue immediate esigenze, servendosi dei materiali offerti dalla geologia del posto, in pieno equilibrio con la natura. Caratteri che oggi si cerca di riproporre nelle moderne case che intendano rispettare i canoni della green economy e che fondano i criteri dell’architettura ecosostenibile.

Agglomerato di trulli ad Alberobello, patrimonio UNESCO dal 1996
Agglomerato di trulli ad Alberobello, patrimonio UNESCO dal 1996

È ripercorrendo la storia di tali manufatti che possiamo conoscere le diverse funzioni che gli stessi, senza soluzione di continuità, hanno svolto nei secoli. Secondo la legenda, infatti, i trulli di Alberobello, sarebbero stati eretti dai contadini del luogo, su ordine di Gian Girolamo II dei conti Acquaviva d’Aragona di Conversano (che fu al governo della città a partire dal 1626), dopo un necessario disboscamento della zona. Il motivo per il quale sarebbero stati costruiti come mobili, senza cioè l’utilizzo di alcun collante, deve essere rintracciato nel fatto che la legge allora vigente (la Pragmatica de Baronibus) nel Regno di Napoli, del quale Alberobello rappresentava un possedimento, esigeva dal feudatario la riscossione di tributi per la realizzazione dei nuovi centri urbani. La semplice sovrapposizione delle pietre garantiva dunque agli abitanti del luogo la possibilità di smantellare e poi ricostruire le proprie abitazioni in tempi piuttosto brevi, riuscendo così ad eludere la tassa.

Tuttavia, secondo una delle diverse ipotesi che sono state offerte dagli studiosi, l’archetipo di tale metodologia costruttiva deve essere rinvenuto nel tholos greco, cioè nel monumento funebre il cui prototipo più importante (Tesoro di Atreo, databile tra il 1500 e il 1250 a.C.) è ancora oggi visitabile a Micene e che si presenta all’esterno come una grande cupola poggiata sul terreno.

Altro tratto distintivo dei trulli va rintracciato nei pinnacoli di diverse forme e dimensioni che si erigono sulle sommità dei tetti. Il pinnacolo più comune si costituisce di tre elementi: su una base di forma cilindrica si poggia una pietra concava nella quale è adagiata una sfera. E se i pinnacoli, posti al culmine delle cupole, svolgono una funzione ornamentale, i disegni che si possono osservare sulla superficie esterna delle coperture adempiono ad una funzione simbolica raffigurando segni magici o religiosi.

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I trulli innevati

Occorre rammentare che i trulli, per lo più di proprietà privata, sono disseminati nelle province di Bari, Brindisi e Taranto, tuttavia solo quelli di Alberobello, luogo in cui si registra la massima concentrazione (sono infatti solo nel piccolo borgo circa 1500), sono patrimonio dell’umanità dal 1996.

Infine esempi di strutture non troppo dissimili dalle cupole pugliesi sono presenti in altre zone d’Italia: parliamo dei nuraghi in Sardegna e delle necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia, siti aggiunti alla World Heritage List rispettivamente nel 1997 e nel 2004.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

[1] MAY J., REID A. (in collaborazione con), Architettura senza architetti. Guida alle costruzioni spontanee di tutto il mondo, Rizzoli, 2010.

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