Art Bonus: bilancio e analisi del nuovo paradigma di tutela

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Art Bonus: bilancio e analisi del nuovo paradigma di tutela

Franceschini e Renzi
Franceschini e Renzi

Due anni fa col Decreto Legge 83/2014 dell’allora Governo Renzi è stato introdotto in via sperimentale il cosiddetto Art Bonus, un credito d’imposta destinato a tutti i soggetti privati che vogliono praticare mecenatismo, sia persone fisiche come cittadini, sia giuridiche come aziende for profit, fondazioni bancarie ed enti non commerciali. Nel dettaglio permette di beneficiare di una detrazione fiscale pari al 65% dell’importo erogato in donazione a favore della tutela e gestione dei beni e delle attività culturali: manutenzione e restauro di monumenti, sostegno di istituti di raccolta e promozione culturale come i musei e le fondazioni lirico-sinfoniche, nonché la costruzione di nuove strutture culturali.

Con la Legge di Stabilità 2016 l’iniziativa è stata resa permanente, alla luce dei risultati rilevati dal MiBACT dal Giugno 2014 al Settembre 2016, inseriti sul sito artbonus.gov.it: il numero dei mecenati, prima sui 3158, è incrementato a 3821, mentre il valore delle erogazioni liberali per la cultura è aumentato da 122,7 milioni di euro a oltre 133 milioni. Sul totale delle donazioni la quota maggiore di denaro appartiene alle imprese (il 49%), seguite dalle fondazioni bancarie (il 31%), dagli enti non commerciali (il 15%) e infine dai cittadini privati (il 5%), tra cui figura però il più alto numero di donatori (il 66%). A livello geografico, la maggior parte delle donazioni è arrivata dal Nord (l’83,3%), seguito dal Centro con il 15,13% e il Sud con l’1,61%.

Piramide dei bisogni di Maslow
Piramide dei bisogni di Maslow

Per quanto riguarda poi i 764 oggetti di erogazioni liberali, 573 sono stati interventi di manutenzione e restauro di beni culturali, 181 a sostegno di luoghi di promozione culturale come musei e teatri, nonché fondazioni lirico-sinfoniche e infine 10 per progetti di nuovi edifici e potenziamento di strutture dello spettacolo. Questo però con un grande gap rispetto ai soldi richiesti per gli interventi, indicando che c’è ancora molta strada da fare per aumentare la partecipazione al finanziamento di queste operazioni.

Infatti, nonostante i buoni risultati conseguiti in due anni, sono evidenziabili alcune criticità sull’efficacia dell’iniziativa: innanzitutto la questione dei possibili enti destinatari delle donazioni. Secondo il Decreto Legge 83/2014 è possibile effettuare erogazioni solo a favore dei beni pubblici e non di quelli privati ma di grande interesse per la collettività. Pertanto, organizzazioni not for profit come il FAI, che si occupano della promozione e tutela di vari edifici di grande rilevanza culturale e ne detengono una parte in forma privata, non possono destinare ad essi il denaro ricevuto dai mecenati. Inoltre la grande burocrazia che il soggetto privato (collettivo o individuale che sia) deve affrontare nel momento in cui aderisce al regime di detrazione fiscale non incoraggia di sicuro l’attività di mecenatismo dei “consumatori culturali” (usando la terminologia dell’economia di mercato): dato che la propensione a donare a enti pubblici è già bassa per la sfiducia dilagante nelle istituzioni statali, accusate spesso e volentieri di non saper amministrare le proprie risorse, procedure troppo complicate di certo non aiutano.

alcuni-beni-culturali-italianiQuesto tenendo conto anche delle barriere che differenziano il “consumo” e dunque il sostegno della cultura da tutte le altre attività economiche, sia a livello conoscitivo (poiché la fruizione di un determinato bene o attività culturale è certamente favorita da una particolare educazione pregressa), sia monetario (secondo il modello della Piramide di Maslow, la cultura figura in cima nei bisogni dell’individuo, rischiando così di essere sacrificata in varie occasioni).

Pertanto, per diffondere capillarmente un’iniziativa così importante, sarebbe necessario renderla più attrattiva con operazioni di Marketing mirate ai principali canali di comunicazione, tra cui figurano sempre di più i social media. Solo in questo modo tale operazione di Welfare Mix, ossia di sostegno dell’offerta culturale tramite una collaborazione tra pubblico e privato, può assumere le dimensioni del fund-raising di massa.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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