Creatività RAI stonata: anche i feti cantano, perché “Sanremo è Sanremo”

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Creatività RAI stonata: anche i feti cantano, perché “Sanremo è Sanremo”

Sanremo 2017. Coming soon.

Stay tuned, perché dal 7 all’11 febbraio non parleremo d’altro, scommetteremo sulla canzone vincitrice, criticheremo il look dei Big (e meno Big) della canzone italiana, scoveremo il pettegolezzo dietro l’angolo per riempire le nostre bacheche di Facebook, ritroveremo Al Bano direttamente da una vendemmia in Puglia e l’installazione di un pacemaker, Gigi D’Alessio nel disperato tentativo di ristrutturare il suo conto in banca, e pure Marco Masini che porterà sull’Ariston una canzone con un titolo che è tutto un programma – Spostato di un secondo (solo?).

Perché Sanremo è Sanremo, non c’è dubbio. È quello strano fenomeno sociale, mediatico e antropologico che ci tiene incollati davanti a un televisore e, a voler rubare la rima ad Antonello Venditti, «ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo».

Grazie Sanremo quindi, perché dopo il tricolore è forse l’altra cosa che più ci rappresenta, ci descrive, ci fotografa per quello che siamo. Gente semplice e generosa, che ama il buon cibo, il vino, l’allegria, la musica e le canzoni.

E sarà anche per questo che «Tutti cantano Sanremo», come dice l’ultimo spot lanciato sul web e in televisione per promuovere la 67esima edizione del Festival della canzone italiana.

Tutti cantano Sanremo. Tutti, ma proprio tutti.

Canta Sanremo il pizzicarolo di Testaccio, il fruttarolo di Campo de’ Fiori, nonna Teresa di Palermo con la sua ciurma di nipoti e pronipoti, Giuseppe e Giovanni che sono innamorati da troppo tempo e proprio quest’anno hanno coronato il loro sogno d’amore, Mohammed che vive a Milano da vent’anni e si sente ormai “un italiano vero” pure lui, Camilla che ha gli occhi a mandorla e una malattia che si chiama “down” ma il suo cuore vola quando canta. E canta Sanremo pure la gente di Amatrice e di Norcia: suore, pastori, uomini in divisa e volontari impegnati giorno dopo giorno nell’assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto. Cantano pure loro Sanremo sì, perché ci vuole anche un pizzico di allegria per andare avanti.

Bello, vero? Questo sarebbe stato il mio spot ideale.

Far cantare il Paese, un Paese profondamente cambiato dai tempi di «se potessi avere mille lire al mese» e messo a dura prova dal susseguirsi di crisi economiche e calamità naturali. Eppure un Paese con la voglia di alzare lo sguardo, di sorridere e di cantare ancora. Cantare «pè fa la vita meno amara» – anche quando amara la vita lo è, e pure tanto.

Questo sarebbe stato il mio spot ideale, ma i creativi della RAI questa volta hanno superato se stessi, sfondando le porte della fantasia, e anche quelle dell’idiozia.

I geni della creatività targati RAI sono andati infatti a scomodare la vita nei pancioni delle future mamme e con trucchi di grafica e aggiustamenti al photoshop hanno fatto cantare nientedimeno che i feti. Ma la cosa più tremenda è che, a guardarla bene, questo promo sembrerebbe quasi l’ennesima campagna occulta del Fertility Day.

https://www.youtube.com/watch?v=vm3at4D4MpY

La sala di attesa di uno studio medico come ambientazione, tre donne come protagoniste.

Tre donne giovani e belle, con i loro pancioni generosi dove dentro si trastullano felici feti canterini eccitati dalle note di “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti. Insomma mamme very cool  e figli very vintage. Qualcosa deve essere andato storto nel mescolamento dei geni!

Ma a voler avere una visione d’insieme, il tutto sembra l’inquietante trasposizione della clessidra conta-tempo della campagna del Fertility-Day.

Per non parlare della mamma di colore in dolce attesa inserita nello spot: scelta convinta o solo tanta voglia di essere politically correct dopo la scandalosa locandina riparatrice del Fertility Day (che poi riparatrice non fu) che associava le buone abitudini a sostegno della fertilità alla razza bianca?

Ad ognuno la proprio opinione.

Ultimo interrogativo. E i papà dove sono? I maschi non ci sono. I maschi non ci sono mai quando c’è un pancione all’aria, sia che si tratti della campagna del Fertility Day che dello spottone di Sanremo. La fertilità e la maternità sono una questione per sole donne, e non sarà certo Sanremo a ribaltare questo luogo comune.

Anche questa volta i papà li abbiamo lasciati casa. Saranno alle prese con i fornelli, mentre sfogliano cipolle e sbucciano verdure per preparare la cena. I papà non cantano Sanremo. Speriamo almeno lo guardino – per non  far crollare troppo gli ascolti, visto che i feti non fanno audience!

E Buon Festival di Sanremo a tutti.

Antonella Fumarola per MIfacciodiCultura

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