Nuovo anno: mantenere i buoni propositi grazie a Seneca

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Nuovo anno: mantenere i buoni propositi grazie a Seneca

All’inizio del nuovo anno si usa stilare, concretamente o solo mentalmente, la lista dei buoni propositi. La volontà di rinnovamento è tipica del passaggio dal vecchio al nuovo; vorremmo rendere tutto migliore, a partire da noi stessi. L’intenzione è giusta e legittima: il difficile è, al solito, metterla in pratica. La chiave di volta è una sola: il libero arbitrio, ovvero il potere di scelta che ha l’uomo per poter distinguere, in ogni momento, il bene dal male, il meglio dal peggio.

Che ne è dei buoni propositi nella visione filosofica di Seneca? Per cercare di capirlo, occorre leggere qualche riga della sua sedicesima epistola a Lucilio:

Sed hoc quod liquet firmandum et altius cotidiana meditatione figendum est: plus operis est in eo ut proposita custodias quam ut honesta proponas.

Ma è questo principio, che è lampante, da stabilizzare e da costruire con più fermezza con la quotidiana meditazione: c’è più sforzo nel mantenere i propositi che nel farsene di onesti.

Questo sulla difficoltà, ma anche sul merito, di riuscire a mantenere i propri propositi. E poi, ancora:

Perseverandum est et assiduo studio robur addendum, donec bona mens sit quod bona voluntas est.

È necessario perseverare e aumentare la forza d’animo con assiduo impegno, fino al momento in cui il buon pensiero diventi buona volontà.

Seneca
Seneca

Insomma, il consiglio che ci fornisce il filosofo è quello di rimanere sempre fedeli ai propositi che ci siamo fatti, anche se inizialmente sembra impossibile, in modo che poi diventi automatico attenersi ad essi. Quella che prima era sono un’intenzione deve trasformarsi in volontà, quindi azione: “Contine illum et constitue, ut habitus animi fiat quod est impetus”, “Mantienilo e rafforzalo, affinché quello che è uno slancio diventi espressione dell’animo”.
Nel percorso filosofico che Seneca presenta a Lucilio, nonché ai posteri, la continuità fra pensiero e azione è costante: è per questo che a lui così cara è la quotidianità, nella quale ad ogni momento è possibile rinnovare i moniti delle proprie certezze filosofiche. “Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est”, ovvero: “La filosofia non è un volgare artificio né un abito da ostentare; non è nelle parole, ma nei fatti“.
L’oggetto del discorso di Seneca è sempre la filosofia, che si avvera non in prediche o scritti saccenti, bensì nella vita reale: un abito da indossare senza ostentarlo. Al solito, una filosofia molto concreta che potremmo mettere in parallelo con i nostri buoni propositi, che diventano pietre preziose solo quando cominciamo a metterli in atto, altrimenti restano solo pesanti zavorre di pietra che non fanno che trasmettere energia negativa alla nostra mente.

La fermezza nel perseguire i nostri obiettivi può salvarci dagli ostacoli che ci pone sulla strada il destino. Non dobbiamo lasciarci distrarre da nulla quando puntiamo lo sguardo sul traguardo da raggiungere, e in special modo non dobbiamo lasciarci dissuadere dalle opinioni o dalle aspettative degli altri. Nella chiusa della lettera, infatti, Seneca propone questa sentenza di Epicuro: “Si ad naturam vives, numquam eris pauper; si ad opiniones, numquam eris dives”, “Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se vivrai secondo le opinioni, non sarai mai ricco”.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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