Il romanzo giallo, figlio di padre ignoto, o troppi padri noti: Wilkie Collins

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Dickens e Collins

L’arte e la cultura, si sa, son o due bellissime figlie di un’infinità di padri: tanto più ai giorni nostri in cui, per parafrasare un noto serial, beliavable is the new real. Così, non ci stupisce più che tanto trovare note secondo le quali Wilkie Collins è uno dei padri del romanzo poliziesco: certo, ci verrebbe da partire con requisitorie sul fatto che, sulla scorta di una tale linea di pensiero, Omero dovrebbe essere considerato il padre del romanzo d’avventura e del fantasy (Verne, Tolkien e Wilbur Smith ringraziano il papà) – certo, poi dovremmo sottolineare che l’epopea di Gilgamesh è la mamma di Omero, confortandoci nell’idea che tali attribuzioni di paternità, in fondo, di senso ne hanno ben poco.

In ogni caso, l’8 gennaio del 1824 a Marylebone nasceva Wilkie Collins, che poi diventerà uno scrittore inglese, amico e collaboratore di Charles Dickens, e che morirà infine a Londra il 23 settembre 1889. Tra una data e l’altra, Collins scrive qualche decina di libri, diventando appunto, secondo il titolato giudizio di T.S. Eliot, il padre della detective story: con una sorta di effetto-matrioska, i suoi volumi più famosi sono a loro volta padri, della sensation novel il famoso La donna in bianco, del primo fair-play l’altrettanto noto La pietra di luna. Nel primo caso parliamo di una trama ricca di colpi di scena e suspence, pubblicato a puntate secondo lo stile del feuilleton , nel secondo di una narrazione dove, ad un certo punto, il lettore si trova in mano tutti gli indizi per giungere alla soluzione del caso, sebbene ovviamente l’autore dissemini le pagine anche di false piste per trarre contemporaneamente in inganno il lettore stesso. Ricordiamo che un epigono estremamente illustre di questo stile fu il grande giallista (in realtà, erano due cugini sotto pseudinimo) Ellery Queen: tale caratteristica venne mantenuta anche nella meravigliosa serie di telefilm del 1974 con protagonista Jim Hutton, che addirittura prima della sequenza finale in cui si scopriva il colpevole, si rivolgeva direttamente allo spettatore guardando nella telecamera ed invitandolo alla riflessione.

collins-pietraDalla Dama in bianco e da La pietra di luna sono state tratte numerosissime riduzioni televisive e cinematografiche, tanto che fa specie il fatto che in buona sostanza oggi Collins viva un momento di appannamento della sua fama, al contrario dell’amico fraterno Charles Dickens. I due si conobbero nel 1851 ed il loro sodalizio durò per il resto della vita, divenendo anche compagni di viaggi e collaboratori artistici: Dickens, infatti, recita in ben due melodrammi scritti dal suo fraterno amico e collega, mentre Collins collabora per cinque anni alle riviste dickensiane Household Words e All the year Round.

Della biografia di Collins è interessante il fatto che il padre, pittore paesaggista di nome William, desiderasse tenere il figlio lontano da professioni connesse all’arte: lo avvierà pertanto al commercio del tè, che però non lo soddisfa. Tenta allora una carriera di ripiego nell’avvocatura ma, pur ottenendo l’abilitazione all’esercizio della professione, non esercita mai; infine, trova la propria strada nella letteratura poliziesca, preferendo inventare trame criminali piuttosto che esserne protagonista – gli avvocati infatti sono tra gli assoluti protagonisti della sua produzione romanzesca (padre dei legal thriller? Bisavolo dei Perry Mason?)

collins-dickensLa vita privata di Wilkie Collins non fu facile, anzi, per molti versi crediamo che sarebbe alquanto trasformabile in romanzo essa stessa. Oltre a quanto di romanzesco abbiamo già raccontato, Collins ebbe grossi problemi di natura fisica: estremamente basso di statura, con torace e testa sproporzionatamente grandi ed estremità particolarmente piccole, il giovane Wilkie è facile preda di scherzi e bullismo da parte dei compagni di scuola (ah, i piaceri dell’amicizia e la bontà insita alla gioventù). Inoltre, per l’intera esistenza lo sfortunato scrittore soffre di gotta, di dolori reumatici e di gravi problemi di vista. Per alleviare i dolori di cui è vittima, diventa fruitore di oppio a scopo terapeutico, prescritto dai medici. Ma ben presto, Collins ne diventa dipendente, anche qui per il resto dell’esistenza, con frequenti momenti di vero e proprio eccesso. Peraltro, Collins è pienamente consapevole di questa dipendenza e delle sue conseguenze, e ne parla con sorprendente aderenza alla realtà proprio in La pietra di luna.

Ma per non farsi mancare nulla sul piano di una esistenza romanzesca quasi inverosimile, lo scrittore viene ispirato da un incontro realmente avvenuto nel 1858 nel Rengent’s Park di Londra con una “donna fantasma” avvolta in una veste bianca. Seguendo la misteriosa figura, Collins scopre che si tratta di una fuggita da una villa del parco, dove era tenuta prigioniera e curata con le pratiche mediche del mesmerismo, mai riconosciute dalla medicina ufficiale. Si trattava di Caroline Graves, una vedova con una giovane figlia. Wilkie e Caroline intrecciano una relazione, senza però mai arrivare al matrimonio, che durerà trent’anni.

collins-giovaneNel 1860, intanto, Wilkie Collins raggiunge la popolarità con il romanzo La donna in bianco: tratta di uno scambio di persona incentrato sulla somiglianza tra le due protagoniste femminili, una delle quali è la folle Anne Catherick, che il protagonista del romanzo incontra di notte in un parco londinese completamente vestita di bianco. Non serve nemmeno sottolineare l’aderenza dell’ispirazione del romanzo alla realtà: la relazione poi tra Collins e la Graves (che in inglese significa tombe, sepolcri: così, tanto per notare) non si interrompe nemmeno per il matrimonio dello scrittore la cameriera diciannovenne di sua madre. Ancora romanzescamente, Collins contrae matrimonio sotto falso nome: da sua moglie avrà ben tre figli, tutti battezzati con il finto nome dei due coniugi. Nel frattempo, Caroline stessa si risposa, ma dopo soli tre anni tornerà a vivere definitivamente con Wilkie Collins, il quale continuerà a condurre fino alla morte una sorta di doppia vita.

collins-signora-in-biancoNonostante i problemi di salute, e volendo anche nonostante gli equilibrismi della sua vita sentimentale, Collins è uno scrittore molto prolifico: ma un incidente di carrozza nel 1889 aggiunge agli esistenti anche dei problemi polmonari, a seguito dei quale muore nel settembre dello stesso anno. Gilbert Keith Chesterton disse di Wilkie Collins e Charles Dickens erano due uomini che nessuno può superare nello scrivere storie di fantasmi, perché Collins scrisse anche storie del fantastico, pur non essendone considerato il padre (per quelle, rivolgersi piuttosto ad Edgar Allan Poe).

Collins, invece, disse «gli uomini si rovinano buttandosi a capofitto per le donne indegne», che alla luce della sua vita lascia perplessi sulla persona prima che sull’artista: a meno che, naturalmente, non calcolasse di venir poi considerato padre ante litteram dell’anti-femminismo.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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By on gennaio 8th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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