Paul Verlaine: un artista maledetto e saturnino

Paul Verlaine
Paul Verlaine

Una delle voci più originali e anche più influenti della poesia francese del XIX secolo è senza ombra di dubbio Paul Verlaine (Metz, 30 marzo 1844 – Parigi, 8 gennaio 1896).

Nonostante il background borghese di provenienza, l’autore non si sentì mai a suo agio nel mondo da cui proveniva: nonostante risultati scolastici mediocri, Verlaine divenne l’anima dei salotti e dei caffè letterari parigini e, a partire dal 1866, diventerà uno degli esponenti di spicco dei cosiddetti Parnassiani. Cos’è il Parnassianesimo? È un movimento letterario che si oppone agli eccessi del Romanticismo: scopo di autori come Gautier, Leconte de Lisle, Mendès non era concentrarsi sul portato psicologico e sentimentale della poesia, ma di trattarla come un oggetto autonomo, curando soltanto gli aspetti formali, linguistici ed estetici. La poesia risponde solo a se stessa, l’art pour l’art (come scriverà Gautier e, dopo di lui, Oscar Wilde). Apollo doveva ritornare sul suo monte (il Parnaso) per poter tornare all’antica arte poetica, da cui era stato bandito dagli eccessi romantici.

imagesVerlaine contribuisce in modo sostanziale al movimento coi suoi Poèmes saturniens (1866). È opportuno considerare il titolo e anche i contenuti della raccolta: l’elemento fondamentale è la natura saturnina delle composizioni. Verlaine si richiama direttamente ai Fiori del Male di Baudelaire, contraddistinti dallo Spleen, cioè la vena melanconica che costituisce l’ossatura dell’architettura dei testi. La melanconia, nonostante la critica dei Parnassiani al Romanticismo, è uno dei tratti essenziali dell’intellettuale e artista romantico, in quanto essa gli permette di esercitare il suo dono letterario. Il lettore “ipocrita”, ma anche “simile” e “fratello” con cui Baudelaire instaura un rapporto diretto, diventa, in Verlaine, la comunità dei melanconici, di coloro che sono vittime degli strali di Saturno. Nonostante il forte richiamo intertestuale con Baudelaire, la raccolta di Verlaine non riscosse un grande successo di pubblico e della critica.

unknown-2Il ribelle Verlaine è già stato integrato nel mondo borghese e rispettabile della poesia, finché egli non incontra l’altro protagonista della poesia francese dell’epoca, il giovane e altrettanto ribelle Arthur Rimbaud. Per amore di Rimbaud, egli decide di seguirlo durante il suo vagabondare tra Belgio ed Inghilterra. Agli anni 1872-1873 risale la silloge Romance sans paroles (“Romanze senza parole”), costituite da immagini fortemente evocative e slegate da qualsiasi contesto, vicine alla maniera simbolista, prossime anche alla celebre poesia Vocali di Rimbaud. I rapporti tra i due diventano sempre più tumultuosi, culminando nell’aggressione a colpi di pistola di Verlaine a Rimbaud.

unknown-1
Verlaine e Rimbaud

Questo periodo è un momento fondamentale per Verlaine: egli abbandona il suo stile di vita sregolato, convertendosi al Cattolicesimo romano e descrivendo il nuovo stato d’animo in una raccolta dal titolo fortemente programmatico, Sagesse, dove dichiara ravvedimento e fedeltà alla Chiesa romana. In questo periodo recupera anche una certa fama presso i giovani parigini, grazie al suo saggio Lei poètes maudits (1881, “I poeti maledetti”), in cui descrive il maledettissmo, cioè l’atteggiamento di rivolta alla società e all’establishment delle opere di Rimbaud, Mallarmé e Corbière. In uno stato di salute aggravato dall’alcolismo e dalle malattie veneree contratte da rapporti con prostitute, Paul Verlaine si spegne nella capitale francese nel 1896.

Verlaine assurge a vera e propria icona del poeta maledetto: la sua vita è segnata dalla vena melanconica e fortemente evocativa (come Poèmes saturnines), che culmina con una relazione complicata e difficile con Rimbaud e il tentativo di rientrare nei ranghi della borghesia francese avvicinandosi alla Chiesa di Roma, ma è troppo tardi: Verlaine è predestinato alla ribellione e a morire coerentemente con le sue scelta di vita. Ciò non toglie che egli sia uno dei più importanti poeti dell’Ottocento europeo, voce decadente e anche estetizzante.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on gennaio 8th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

RELATED ARTICLES

Leave Comments

5 × tre =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter